Trapianti di rene, il Ca’ Foncello tra i protagonisti nazionali: numeri in forte aumento

Il Centro Trapianti di Rene dell’Ospedale Ca’ Foncello si avvia verso il traguardo del mezzo secolo di attività con numeri che testimoniano un consolidamento strutturale e organizzativo di rilievo per l’intera sanità territoriale. Dal 1977 a oggi sono stati eseguiti 1.813 trapianti, in un percorso che, giunto al 49° anno di attività, registra negli ultimi tre anni un’accelerazione significativa sia nei volumi sia nell’innovazione tecnologica. Sul piano nazionale, nel 2023 il Centro si è collocato all’11° posto in Italia per volume totale di trapianti renali, segnando una crescita del +142% rispetto all’anno precedente e attestandosi stabilmente su una media di circa 57 interventi annui, con 63 trapianti nel 2023 e 59 nel 2025.

Come sottolineato dal Direttore Generale uscente dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, l’obiettivo odierno è quello di «incarnare lo spirito che è quello della nostra terra veneta, dove le donazioni sono fondamentali», ringraziando in primis le famiglie dei donatori e il Direttore del Centro nazionale Trapianti Giuseppe Feltrin. Benazzi ha evidenziato come la realtà trevigiana sia cresciuta in modo consistente, raddoppiando di fatto i volumi rispetto alla media storica di circa 25 interventi annui e consolidandosi come hub di riferimento per la rete trapiantologica grazie a un modello multidisciplinare attivo 24 ore su 24.

A supporto di questa crescita opera un’organizzazione complessa e integrata che il Direttore sanitario Stefano Formentini ha definito una «macchina enorme», composta da infermieri, anestesisti, radiologi, psicologi e professionisti di diverse discipline che lavorano in sinergia con le unità cliniche di riferimento. In tale contesto assume un ruolo strategico l’introduzione, dal 2023, della donazione a cuore fermo (DCD), con 12 trapianti renali eseguiti già nel primo anno di attività e un posizionamento tra i primi centri italiani per volumi DCD e trapianti di rene doppio. L’attività DCD, che richiede un coordinamento stretto con Anestesia e Rianimazione, ha ampliato in modo significativo il pool dei donatori rispetto al tradizionale criterio di morte cerebrale.

Il cuore clinico del processo resta la Nefrologia diretta dal dottor Maurizio Nordio, che ha descritto il modello trevigiano come una presa in carico condivisa e continuativa lungo l’intero percorso trapiantologico. «Il successo del Centro – spiega Nordio – è frutto della collaborazione strutturata tra Nefrologia e Chirurgia, che operano come un’unica anima». La Nefrologia identifica e studia i pazienti con malattia renale avanzata candidabili al trapianto, coordina la preparazione clinico-strumentale e gestisce l’inserimento in lista, accompagnando il paziente fino alla chiamata e nel follow-up a lungo termine, con gestione dell’immunosoppressione, prevenzione delle complicanze e monitoraggio della funzione del trapianto. A ogni chiamata, a qualsiasi ora del giorno e della notte, nefrologo e chirurgo valutano congiuntamente organo e ricevente, verificando appropriatezza del match e impostazione clinico-chirurgica in una logica decisionale tempestiva e condivisa.

Questo assetto si inserisce in un modello organizzativo a vocazione territoriale, integrato con i centri nefrologici dell’Ulss 2 “Marca trevigiana” e con una rete multidisciplinare che coinvolge Coordinamento locale Trapianti, Urologia, Radiologia e Radiologia interventistica, garantendo continuità assistenziale tra fase pre-trapianto, intervento e gestione post-operatoria.

La dimensione chirurgica, guidata dal professor Giacomo Zanus, direttore della Chirurgia Generale 2, è stata oggetto di una profonda riorganizzazione che ha portato a quella che lo stesso definisce una vera e propria «reingegnerizzazione dell’attività trapiantologica». Negli ultimi anni, oltre al potenziamento del procurement e delle tecniche di preservazione d’organo attraverso l’impiego crescente delle macchine di perfusione, si è sviluppata un’attività chirurgica correlata di elevata complessità, tra cui circa 70 nefrectomie mini-invasive per policistosi renale complicata eseguite negli ultimi cinque anni, con accessi anche da fuori regione e una consolidata competenza nella chirurgia della dialisi peritoneale, inclusi i casi più complessi.

A guidare operativamente l’équipe dei trapianti è il dottor Maurizio Romano, alla testa di un gruppo giovane e altamente specializzato, composto da 6 chirurghi nati tra il 1984 e il 1990. Romano ha evidenziato l’importanza della fidelizzazione del paziente e della continuità del percorso clinico, sottolineando come il Centro mantenga una lista d’attesa significativamente contenuta, al di sotto dei tre anni rispetto alla media nazionale di circa 3,3. Con 100 trapianti di rene doppio e 97 da donatore vivente, oltre a un incremento recente dell’attività da vivente con ulteriori interventi già programmati per il 2026, il Centro Trapianti di Treviso si configura come un polo d’avanguardia in Veneto, capace di rendere trapiantabili anche organi complessi grazie all’innovazione tecnologica e a un’organizzazione clinico-assistenziale integrata che non si arresta mai, operando in modo continuativo a beneficio di centinaia di pazienti.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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