“Non perdere l’occasione di fare la differenza nella vita di un bambino o di una bambina”: con questo messaggio l’Ulss 2 Marca Trevigiana invita chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’affido familiare a partecipare al corso gratuito aperto a tutti, organizzato dall’azienda sanitaria. Come ricorda la campagna informativa, possono diventare affidatari coppie sposate o conviventi, con o senza figli, ma anche persone single.
Il percorso si articolerà in quattro incontri, tutti dalle 18 alle 20 nella Sala Portello di Conegliano (viale Spellanzon 55): il 2 settembre si parlerà di motivazioni, aspetti giuridici e protagonisti dell’affido; il 16 settembre sarà dedicato ai bisogni del bambino e alla funzione genitoriale delle famiglie; il 23 settembre verranno presentate testimonianze e storie di affidi; il 30 settembre si affronterà il tema della costruzione del progetto di affido con uno sguardo d’insieme. Per informazioni e iscrizioni si può contattare il numero 0438 665932, 0438 662916 o 0438 664374, oppure via posta elettronica a affido.pieve@aulss2.veneto.it.
L’affido, spiega Nicola Michieletto, psicologo dirigente e direttore coordinatore delle IAFC dei tre distretti di Pieve di Soligo, Asolo e Treviso, “è un istituto giuridico che offre a bambini e ragazzi in situazioni di fragilità la possibilità di essere accolti temporaneamente in una famiglia, per riprendere il loro sviluppo evolutivo interrotto da eventi traumatici o difficoltà familiari”. Può durare fino a due anni, rinnovabili, e in alcuni casi essere preadottivo, anche se la finalità primaria resta il rientro del minore nella propria famiglia di origine.
Le situazioni che portano a un affido possono essere molteplici: povertà educativa, momenti di crisi familiare, perdita del lavoro, conflitti tra genitori, ma anche gravi episodi di malnutrizione, maltrattamento o abuso. In questi casi, quando il recupero del nucleo originario è impossibile, l’affido può diventare di lunga durata o preludio a un’adozione. “L’affido – sottolinea Michieletto – è un vero atto d’amore: permette di dare calore, legami e stabilità emotiva a un bambino che sta vivendo una fase difficile”.
Gli affidi possono essere intrafamiliari, quando il minore viene affidato a parenti entro il quarto grado, oppure eterofamiliari, quando è accolto da famiglie formate e preparate attraverso il CASF – Centro Affido e Solidarietà Familiare presente in ogni consultorio dell’Ulss 2. Le famiglie seguono un percorso di formazione per comprendere se sono pronte ad affrontare un impegno che richiede tempo, disponibilità emotiva e la capacità di gestire anche il distacco, quando il minore torna nella famiglia di origine.
Da un punto di vista numerico, fra Treviso, Asolo e Pieve di Soligo si contano circa 130 affidi attivi, molti dei quali disposti tramite decreto del Tribunale ordinario o dei minori.
Non esistono requisiti rigidi per diventare affidatari, se non garantire stabilità, affidabilità affettiva e condizioni minime di accoglienza: un tetto, un letto, un pasto caldo. Può essere affidataria anche una persona single, purché motivata a mettersi a disposizione del minore. “A volte – spiega Michieletto – la parte più difficile è proprio separarsi, perché inevitabilmente si crea un legame forte. Ma quando il bambino torna in una famiglia che ha fatto un percorso di crescita e comprensione è un successo per tutti”.
Negli ultimi anni, l’Ulss 2 sta sperimentando forme di accoglienza familiare temporanea, più agili e flessibili rispetto all’affido tradizionale, pensate per intervenire rapidamente in situazioni di disagio prima che diventino gravi. In questi casi, il minore può essere ospitato solo per alcune ore al giorno o in centri diurni, per ricevere supporto scolastico, attività sportive e un clima sereno. “L’obiettivo – prosegue Michieletto – è attivare una rete forte tra famiglie, associazioni, centri per la famiglia e istituzioni, in modo da prevenire interventi più drastici come quelli disposti dal tribunale”.
Tuttavia, non tutti i minori sono adatti all’affido. In presenza di traumi gravi, comportamenti violenti o psicopatologie – più frequenti tra preadolescenti e adolescenti – si preferisce il collocamento in comunità specializzate, spesso fuori regione, per garantire un sostegno adeguato. “Usare l’affido al posto della comunità – osserva Michieletto – è un errore: le famiglie affidatarie devono essere messe nelle condizioni di proteggere e aiutare il minore, senza essere sopraffatte da situazioni ingestibili”.
Le famiglie affidatarie sono realtà comuni, con figli propri o senza, pronte a offrire tempo e affetto. Devono accompagnare il minore a scuola, alle attività, agli incontri con la famiglia d’origine e possono usufruire di permessi lavorativi e di un contributo economico. L’Ulss 2 offre anche gruppi di sostegno con esperti e altre famiglie che condividono esperienze e strategie.
“Alla fine – conclude Michieletto – l’affido è un grande gesto di generosità, che dà a un bambino la possibilità di riprendere il proprio percorso di crescita. Credo sia una delle cose più belle della vita: dare a qualcun altro una chance”.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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