Si è svolta questa mattina a Treviso, nella Sala Scuderie di Villa Carisi, la conferenza stampa di inaugurazione del nuovo ambulatorio dedicato agli acufeni dell’ospedale Ca’ Foncello. All’incontro, promosso dalla Direzione generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, sono intervenuti il direttore generale Francesco Benazzi e i professionisti coinvolti nel nuovo percorso assistenziale.
“L’apertura di un ambulatorio dedicato agli acufeni rappresenta un passaggio importante per il nostro territorio – ha dichiarato Benazzi –. Nella nostra provincia si stima che circa 120 mila persone convivano con questo disturbo. Con l’invecchiamento della popolazione, il numero di pazienti che avranno bisogno di un riferimento strutturato è destinato ad aumentare. Per questo abbiamo voluto un ambulatorio polispecialistico, che consenta una presa in carico complessiva e coordinata di un sintomo complesso e multifattoriale”.
Il nuovo servizio è operativo con cadenza settimanale all’interno dell’Unità operativa di Chirurgia dell’Orecchio, diretta dal dottor Daniele Frezza, e introduce per la prima volta in provincia un approccio multidisciplinare strutturato per la diagnosi e la cura degli acufeni, disturbo che colpisce circa il 15% della popolazione.
“L’acufene è un problema molto diffuso, ma ciò che per noi è fondamentale è comprenderne la gravità e l’impatto sulla qualità di vita del paziente – ha spiegato Frezza –. Attraverso un questionario specifico e validato possiamo classificare il disturbo su cinque livelli, dalle forme lievi a quelle medio-gravi, fino ai casi più complessi, in cui il disagio è anche di tipo ansioso-depressivo. Questo strumento ci fornisce indicazioni precise su come procedere dal punto di vista diagnostico e terapeutico”.
L’accesso all’ambulatorio avviene su richiesta del medico di medicina generale. I pazienti vengono sottoposti a visita specialistica otorinolaringoiatrica, esame audiometrico e valutazione complessiva dello stato di salute. “L’acufene deve iniziare a preoccupare quando è quotidiano, persistente e dura da tre a sei mesi – ha aggiunto Frezza –. In questi casi è opportuno avviare una valutazione specialistica per decidere la strategia terapeutica più adeguata, che può andare dagli approfondimenti diagnostici, come la risonanza magnetica, ai trattamenti medici o chirurgici dell’orecchio, fino alla gestione delle comorbidità”.
Il percorso di cura non si limita alla patologia dell’orecchio, ma tiene conto delle connessioni con il sistema nervoso centrale e dello stato complessivo del paziente. In questo contesto si inserisce il contributo della Chirurgia Maxillo-Facciale, diretta dal dottor Luca Guarda Nardini. “Gli acufeni si riscontrano frequentemente in ambito maxillo-facciale, soprattutto in presenza di problematiche dell’articolazione temporo-mandibolare o di ipertono muscolare – ha spiegato –. Situazioni spesso legate allo stress e al serramento dentale possono determinare un sovraccarico articolare che contribuisce all’insorgenza o al mantenimento del disturbo”.
“Dal nostro punto di vista – ha proseguito Guarda Nardini – i trattamenti possono essere diversi: dalle terapie miorilassanti, anche farmacologiche, all’utilizzo della tossina botulinica per ridurre la tensione muscolare, fino alle infiltrazioni di acido ialuronico nell’articolazione temporo-mandibolare. Questi interventi favoriscono la lubrificazione e il recupero funzionale dell’articolazione e, in molti casi, portano a un miglioramento significativo della sintomatologia”.
Per i casi più complessi, caratterizzati da un marcato impatto emotivo e psicologico, il percorso prevede il coinvolgimento del Dipartimento di Salute Mentale, diretto dalla dottoressa Carola Tozzini. “Nei pazienti con acufene severo il disagio ansioso-depressivo può diventare predominante – ha sottolineato –. In queste situazioni è fondamentale affiancare al trattamento medico un supporto psicologico e terapeutico, inserito all’interno di una presa in carico integrata che consideri la persona nella sua globalità”.
La Chirurgia dell’Orecchio di Treviso può inoltre contare su un’esperienza consolidata nel trattamento delle patologie otologiche. “Disponiamo di diverse opzioni terapeutiche – ha concluso Frezza – che vanno dalle terapie mediche ai drenaggi transtimpanici, fino alla riabilitazione uditiva con protesi tradizionali o impiantabili, quando indicato. L’obiettivo è ridurre o mitigare l’acufene e migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti”.
Il nuovo ambulatorio si configura così come un punto di riferimento dedicato per i cittadini, in grado di offrire una risposta strutturata, coordinata e personalizzata a un disturbo complesso e spesso sottovalutato.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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