La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Treviso ha valorizzato le risultanze di uno studio condotto dai colleghi del Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali di Roma, sottoponendo a verifica fiscale una società commerciale che, negli anni d’imposta dal 2019 e fino alla scorsa estate gestiva un garden center nell’Alta Marca trevigiana. L’ispezione si è conclusa con la constatazione di oltre 10 milioni di euro di ricavi occultati al Fisco, cui corrispondono circa 5 milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione.
Il sistema di frode ideato dalla titolare della società verificata verteva, secondo gli inquirenti, su un meccanismo di traslazione dei ricavi che “deviava” verso un’altra impresa agricola, riconducibile a una congiunta (ma ubicata nella stessa sede della società florovivaistica ispezionata), gli utili prodotti. Ciò avrebbe permesso di sottoporre gli incassi non alle “ordinarie” regole di tassazione proprie delle società commerciali, bensì a quelle – più vantaggiose – delle società agricole.
Tale espediente avrebbe consentito all’imprenditrice di concentrare sull’impresa agricola della parente, che sconta una tassazione agevolata, quasi tutte le operazioni attive, abbattendo illegalmente il carico tributario della sua impresa commerciale.
Nel corso delle operazioni di verifica, avviate lo scorso febbraio dai finanzieri, si è infatti appurato che, nonostante tutte le vendite effettuate dal garden center avvenissero sotto la “gestione” della società commerciale, i ricavi ottenuti venivano “fatturati”, per la gran parte, dalla società agricola.
Le conseguenze di tale comportamento avrebbero prodotto un’evasione così ingente da superare le soglie di rilevanza penale, e per questo l’ideatrice del presunto sistema di frode potrebbe dover rispondere anche del reato di infedele dichiarazione, per non aver dichiarato le imposte sui predetti ricavi, quantificate in circa 2,5 milioni di euro tra Irpef e Iva.
Ulteriori approfondimenti hanno, poi, permesso di rilevare 876 violazioni alla norma antiriciclaggio che vieta trasferimento di denaro contante entro determinati limiti quantitativi. Sotto questo profilo, in centinaia di casi, i finanzieri hanno registrato trasferimenti di denaro tra le due parenti avvenuti, in contanti, per importi superiori alle soglie di legge. Sono, quindi, state elevate sanzioni che possono complessivamente arrivare, nel massimo, a oltre 43 milioni di euro.
La vicenda, sotto l’aspetto giudiziario, si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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