“Una vicenda che deve interrogarci e farci riflettere su quanto le persone sole possano trovarsi in difficoltà, senza che nessuno si renda conto dei segnali. Potevamo fare di più come amministrazione, come comunità e anche come singoli”.
Sono le parole del sindaco di Roncade, Marco Donadel, pronunciate durante la seduta del Consiglio comunale dello scorso 26 gennaio, in cui all’unanimità è stata approvata “l’accettazione dell’eredità testamentaria del signor Varnier Vittorio con beneficio d’inventario e indirizzi per l’esecuzione delle disposizioni testamentarie”.
Ovvero il 75enne roncadese, nato a Sacile, che lo scorso settembre decise di farla finita gettandosi nel fiume Musestre, dove poi venne ritrovato il cadavere. Che, una volta identificato, condusse al suo appartamento di Biancade, dove l’uomo aveva lasciato varie buste e una lettera in cui l’Amministrazione comunale di Roncade, assieme al notaio, veniva designata come “esecutrice delle volontà testamentarie e beneficiaria dei beni”.


Al Comune, direttamente, il 75enne donava il suo appartamento (“lasciato andare in malora”) e 150 mila euro, a condizione che “anticipi le spese per il funerale” e “si occupi del rinnovo e della manutenzione dei loculi al cimitero locale” dei suoi cari.
Il testo integrale della lettera testamentaria di Varnier, come da sua volontà, è stato letto proprio in Aula consiliare, in un silenzio rispettoso e commosso. Dal documento, ritrovato come gli altri sul tavolo della cucina del suo appartamento, si apprende anche di come l’uomo avesse iniziato a pensare a quell’epilogo per la sua esistenza già da cinque anni, ma non – come scrive – per problemi “economici o sentimentali”, ma perché “non mi ritrovo più nel mondo di oggi, per il timore di ammalarmi e soprattutto per il non voler essere di peso a nessuno”.
Da qui la volontà di “chiudere con la vita“, pianificando nel dettaglio il prima, il durante e il dopo. Tra i suoi lasciti alla Città di Roncade, dopo aver precisato di “non avere alcun debito”, anche “migliaia di fumetti di cui sono stato un assiduo lettore e che troverete in garage” e una “carabina regolarmente denunciata da consegnare ai Carabinieri di Roncade”.
Il resto del patrimonio presente nel suo conto corrente, da lui stesso stimato in quasi 600 mila euro, da dividere tra l’amico di sempre, il cugino e ancora il Comune, in quest’ultimo caso a condizione però che “sia devoluto ad associazioni benefiche e centri per la lotta alle malattie“.
Infine il congedo, chiedendo scusa “alle persone che verranno coinvolte nel mio caso e ai grattacapi che vi creerà” e augurando a tutti “di vivere in un mondo migliore rispetto a questo che sta impazzendo“. E le ultime volontà: “Voglio che il mio corpo sia cremato e le ceneri disperse”.
Via libera unanime del Consiglio comunale, ovviamente, all’accettazione dell’eredità dell’uomo, perfezionata dal notaio proprio ieri, mercoledì, dal sindaco Donadel, che ha voluto lasciare un’ultima riflessione sull’amara vicenda: “E’ comunque una sconfitta per tutti noi, soprattutto il fatto che nessuno avesse percepito questo profondo malessere. Anche io ogni tanto lo incontravo in giro: una persona distinta, curata, dignitosa. Nulla che potesse far pensare a un epilogo del genere. A maggior ragione occorre riflettere sul bisogno di aiuto e vicinanza delle persone”.
Sono attivi numeri verdi ai quali chiunque può rivolgersi per avere supporto e aiuto psicologico. Tra questi: Telefono Amico (02-23272327), Telefono Azzurro (19696), Progetto Inoltre della Regione Veneto (800.334.343) e De Leo Fund (800.168.678).
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Screen Consiglio comunale di Roncade e archivio Qdpnews.it)
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