Vania muore a 21 anni, il dolore del fratello: “Sapere perché è successo non ce la riporterà”

Il tempo, per la famiglia Vettorazzo di Preganziol, si è fermato ieri poco dopo le tre del pomeriggio. In una stanzina dell’ospedale, davanti a mamma e papà, i medici hanno comunicato che per Vania non c’era più nulla da fare. Avevano tentato di rianimarla per oltre due ore, ma il cuore non aveva più ripreso a battere. Aveva 21 anni e che qualcosa non andava gli istruttori e la mamma si sono accorti durante la lezione di Pilates alla palestra Bamboo di Casier.

A raccontare quegli istanti è il fratello Matteo, 24 anni, ancora incredulo davanti a una tragedia che si è consumata in poche ore: “Ero al lavoro quando mi è arrivato un messaggio da mia mamma, verso le due. Mi scriveva che Vania aveva avuto un arresto cardiaco e che la stavano portando in ospedale. Sono uscito subito e sono corso lì. Mamma e papà erano già dentro, ad aspettare l’esito dei medici. Hanno aspettato che arrivassi anch’io, poi, una ventina di minuti dopo, ci hanno detto che avevano provato tutto, ma il cuore non batteva più”.

Vania si era sentita male mentre si allenava in palestra. Stava facendo pilates, come ogni settimana. “Era una routine normalissima – racconta Matteo –, faceva pilates sempre, non c’era nulla di diverso dal solito”. Nessun segnale che potesse far presagire una tragedia simile. “Stava bene al cento per cento. Aveva avuto solo una linea di febbre il giorno prima, 37 e mezzo, niente di particolare. Zero segnali, proprio niente”.

I medici hanno parlato ai familiari di una possibile embolia polmonare, forse collegata all’assunzione della pillola anticoncezionale. Ma sarà l’autopsia – molto probabilmente chiesta dalla famiglia – a chiarire le cause esatte della morte. “Ce l’hanno detto subito che poteva essere quello – spiega Matteo – adesso faranno l’autopsia per capire meglio le dinamiche. Anche se, personalmente, l’esito serve solo per informazione: in un modo o nell’altro, il risultato è che noi siamo qui senza di lei”.

Vania frequentava l’università e studiava statistica. Le mancava circa un anno alla laurea. “Era molto proiettata verso il futuro – ricorda il fratello –, mi diceva che dopo la laurea avrebbe voluto trasferirsi all’estero, anche se non aveva ancora deciso dove. Era piena di energia: studiava e nel weekend lavorava anche come cameriera in un bar, da mesi ormai”.

Chi la conosceva la descriveva come una ragazza solare, attiva, sempre sorridente. Un ritratto che Matteo conferma con voce rotta dalle lacrime. “Era sempre col sorriso. Non ho parole. Era la persona che mi stava più vicino in assoluto, forse più lei a me che io a lei. Una persona solare, un po’ come me, il mio equivalente”.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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