Più di tre secoli di “Schieson trevisan”, uno dei più antichi almanacchi lunari, simbolo dell’identità locale e del mondo agricolo

Con l’arrivo dell’anno nuovo l’attenzione è tutta rivolta alle aspettative per i prossimi mesi, carichi di buoni propositi e di speranza di un cambiamento.

Se oggi sono in molti a consultare oroscopi e previsioni astrologiche per l’annata alle porte, i nostri nonni erano soliti consultare un altro strumento, un almanacco lunare utile per il mondo agricolo, completo di tutte le informazioni riguardanti sagre, fiere, mercati rionali e curiosità legate alla campagna, abbinate ai proverbi più noti.

Si tratta del tradizionale “Schieson trevisan”, tutt’ora stampato, che “esce dal 1716” come si può leggere direttamente sull’almanacco.

Più di tre secoli, quindi, di un almanacco lunare che fa parte del patrimonio della tradizione locale, che ci ricorda le passate generazioni, caratterizzate dall’abitudine di appendere questo “Schieson” in cucina oppure sulla porta della stalla, pronto per essere consultato.

Attualmente è ancora possibile leggerci i proverbi di un tempo, in dialetto, il calendario lunare, ma anche il caratteristico “Pronòstego”, ovvero una composizione dialettale in rima, che va ironicamente a descrivere l’anno in arrivo.

Si stima che lo “Schieson trevisan” sia una dei più antichi almanacchi lunari. Una prima versione era stata redatta da un prete di Casacorba, frazione del Comune di Vedelago: questo settecentesco “Schieson de Casacorba” (1716-1717) si ispirava ai discorsi dei parrocchiani, sentiti all’ombra del grande albero che cresceva davanti alla chiesa del paese.

Il nome derivava dal termine dialettale veneto “s-cesón”, per indicare l’albero del Celtis australis (in italiano il “bagarolo” o “schiacciasassi”, ovvero una pianta importata dall’America, che produce delle bacche nere).

La tradizione è poi proseguita nel 1744 a Treviso con il poeta dialettale Giovanni Anastasio Pozzobon impegnato nella scrittura di almanacchi, con la pubblicazione di un rinnovato “Schieson trevisan”, che vedeva al suo interno la novità del “Pronòstego”. 

L’almanacco quindi è giunto fino ai giorni nostri, ispirando anche altri calendari lunari meno noti e rimanendo al centro del patrimonio locale.

Ancora oggi, infatti, è considerato un simbolo importante per l’identità locale e il mondo agricolo, con un calendario lunare rilevante per le fasi della semina, degli innesti e dei raccolti.

Dal Settecento in poi vari editori si sono succeduti nella sua pubblicazione, consentendo il mantenimento di un prezioso “capitale” di cultura e di tradizione.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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