La fiaccola olimpica mette tutti d’accordo, i tedofori – qualche rara volta – no. E’ il caso di quanto accaduto domenica scorsa nell’Alta Marca trevigiana, dove la Fiamma a cinque cerchi è transitata, diretta verso Cortina a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali. Tra coloro i quali l’hanno portata c’era anche Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio Prosecco Doc. Una presenza in terra “Docg” che ha suscitato reazioni contrastanti.
“C’è grande attesa per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Per loro natura i Giochi fanno emergere eccellenze e qualità atletiche rendendo coesa una nazione. Mettono in risalto un territorio e le sue peculiarità, grazie alla risonanza mediatica. Un evento sicuramente importante che da lustro al Veneto intero. Questo l’obiettivo, non dichiarato ma evidente, del passaggio dei tedofori che ha contribuito ad accendere un faro anche sulle cittadine dell’Alta Marca Trevigiana. Le Olimpiadi non sono solo sport. Sono un grande acceleratore narrativo. Ed è qui che la vicenda sportiva si interseca con quella che non desideriamo chiamare polemica, ma che ha profondamente indignato non solo il Comitato Conegliano e Valdobbiadene e la Confraternita di Valdobbiadene – la più antica Confraternita italiana fatta eccezione per quelle religiose, che ieri ha divulgato questa nota – bensì gran parte della popolazione che domenica scorsa si trovava in piazza Marconi a Valdobbiadene per accogliere i tedofori: “Il passaggio della Fiamma olimpica a Valdobbiadene – sottolinea il coordinatore del Comitato Conegliano e Valdobbiadene, Maurizio Favrel – è stato un evento di grande valore simbolico e collettivo. Proprio per questo, ogni scelta istituzionale e rappresentativa avrebbe dovuto prevedere il coinvolgimento coerente e rispettoso dei soggetti che, per storia, diritto e funzione, tutelano l’identità del territorio.


Detto in altri termini: il fatto che la Fiamma olimpica sia stata portata a Valdobbiadene, cuore pulsante, insieme a Conegliano, della Denominazione DOCG, dal presidente Giancarlo Guidolin della Denominazione del Prosecco DOC, è stato letto come un atto incongruente e come un gesto di scorrettezza, non solo istituzionale. Una scelta affatto opportuna per l’instaurazione di un dialogo costruttivo tra i Consorzi di Tutela, e con il Comitato Conegliano Valdobbiadene e Confraternita, già molto difficile e a tratti corrosivo. “Ritengo – aggiunge il Gran Maestro della Confraternita di Valdobbiadene, Enrico Bortolomiol – che si sia trattato di un affronto per i produttori valdobbiadenesi. Una autentica e deprecabile prova di forza da parte della DOC, verso la quale abbiamo sempre cercato di far prevalere il dialogo, convinti come siamo che il rispetto reciproco delle parti in causa sia il fondamento del vivere civile”.


Stando a quanto è dato sapere, né il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG – quello che fa riferimento a un vino coltivato in collina ed in particolare sulle Colline Patrimonio UNESCO – né le istituzioni locali sarebbero state formalmente informate, o coinvolte, nell’organizzazione del passaggio della Fiaccola olimpica a Valdobbiadene: “Circostanza – prosegue Favrel – che assume rilevanza istituzionale grave, poiché un evento di portata internazionale si è svolto nel cuore della DOCG Conegliano Valdobbiadene con il presidente della Prosecco DOC in veste di tedoforo senza il coinvolgimento dei soggetti preposti alla tutela del territorio e della sua Denominazione di origine. Il Comitato che rappresento ritiene che questa esclusione contribuisca a rafforzare una dinamica già in atto da tempo: l’appropriazione progressiva dell’immagine storica e simbolica del Conegliano Valdobbiadene DOCG da parte della DOC Prosecco, usando l’unicità del nostro territorio e il frutto del nostro lavoro come leva di traino comunicativa per narrazioni che appartengono a un perimetro diverso. Il punto non è la presenza in sé: è l’effetto di trascinamento che produce, perché spinge il pubblico a sovrapporre ciò che deve rimanere distinto e riconoscibile. Chi tutela davvero queste colline non può diventare una comparsa mentre altri ne capitalizzano l’evocazione.
“Preso atto – conclude Favrel – di quello che non può essere derubricato a semplice sgarbo istituzionale, posso assicurare che il Comitato continuerà a vigilare e ad agire affinché l’identità della zona geografica storica di Conegliano e Valdobbiadene non venga utilizzata come semplice scenografia comunicativa”.
Per il Comitato e la Confraternita – sostengono le due realtà – non è stata una visita ma “una forzatura simbolica che, in un contesto già teso, suona come uno sconfinamento istituzionale e contraddice lo spirito universale dell’olimpismo”.


Di oggi è la seguente dichiarazione di Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg: “Condividiamo il fermo disappunto dei produttori della denominazione Conegliano Valdobbiadene.
La loro voce non è un semplice lamento, ma l’affermazione fiera del valore storico e culturale della loro presenza nel territorio. La sponsorizzazione delle Olimpiadi da parte del Prosecco Doc non è naturalmente un problema nè un tema di discussione. Lo è il non aver considerato che il passaggio del suo Presidente come Tedoforo proprio a Valdobbiadene rappresenta uno sgarbo al nostro lavoro. Da anni puntiamo a fare chiarezza verso i consumatori rispetto al complesso mondo del Prosecco, che a Conegliano e Valdobbiadene ha una storica e propria identità, offuscata a causa di questo episodio. Infatti, la presenza di un rappresentante di un’altra denominazione può portare alla sovrapposizione delle due realtà fino al fraintendimento per cui la stessa Conegliano Valdobbiadene può essere confusa con la Prosecco DOC.
Nel solco del racconto delle Denominazioni che punta alla reciproca identità e chiarezza, questo episodio non è certo un aiuto. La Fiamma Olimpica ha attraversato altri comuni della Provincia, scegliere Valdobbiadene o qualsiasi altro comune della Denominazione come luogo in cui far sfilare il Presidente della Denominazione sponsor confonde il nostro messaggio, e appare come un’appropriazione di territorio non costruttiva alla nascente e reciprocamente voluta volontà di dialogo fra aree molto diverse tra loro, che hanno in comune solo il termine “Prosecco”, che tra l’altro qui è nato e da qui si è diffuso.
Le esigenze organizzative del passaggio della Fiamma non sono una giustificazione, nè può considerarsi una svista l’accaduto, considerando che nessun rappresentante della Denominazione Conegliano Valdobbiadene era a conoscenza del palinsesto organizzativo”.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Qdpnews.it e Confraternita di Valdobbiadene)
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