Dentro il carcere femminile di Venezia: “Qui ricominciamo a vivere, un giorno alla volta”

Lontano dagli occhi ma anche dal cuore della città, nascosto dietro cancelli, mura e qualche pregiudizio, c’è un luogo dove ogni giorno decine di donne cercano di ricominciare le proprie vite: è il carcere femminile veneziano della Giudecca. Un’isola nell’isola, dove la pena non è solo detenzione ma anche occasione di riscatto, fatica e quotidianità condivisa. Un luogo difficile, sì, ma anche sorprendentemente umano.

“In carcere  lavorare è essenziale. Hai molto stress, devi sopportare situazioni che fuori non ci sono”, racconta Giulia, detenuta da alcuni anni. Dopo un passaggio negli istituti di Trento e Trieste, ha chiesto e ottenuto di trasferirsi alla Giudecca: “Ne parlavano bene. Qui ci sono più possibilità di lavorare e questo per la propria mente è fondamentale”.

La stireria del carcere

Giulia oggi lavora in lavanderia. Prima faceva le pulizie, poi è passata a un ruolo che preferisce. “Mi piace. Mi sfoga. Ho bisogno di fare fatica, giusto per andare a dormire più tranquilla”. Dopo il lavoro si concede un po’ di palestra come dimostra anche il suo fisico scolpito: “E’ piccola, ma abbiamo i pesi, un tappeto… mi arrangio. Così la sera posso chiudere gli occhi. E pensare al futuro”. Un futuro che spera arrivi presto. “Mi auguro che sia ancora un anno e poi basta. Sto facendo di tutto per accorciare i tempi”.

Come lei, molte detenute trovano nel lavoro una bussola per non perdersi. Alla Giudecca è attiva la cooperativa Rio Terà dei Pensieri, nata nel 1994 proprio con l’obiettivo di dare un’alternativa all’alienante quotidianità della  cella. Oggi gestisce due attività: l’orto e il laboratorio di cosmesi. Proprio in quest’ultimo, dal 2022, lavora una donna che, prima di entrare in carcere, non aveva mai avuto esperienze simili. “Mi ha chiamata la dottoressa Marta, mi ha detto: ‘C’è un corso di cosmetica che voglio farti fare”. All’inizio ero spaventata, ma lei ha insistito: “So che ce la fai”. Ora è una delle responsabili del laboratorio: prepara creme, profumi, candele e prodotti naturali. “È un lavoro che non avrei mai immaginato, ma che mi ha cambiata. Mi sento utile”.

Le donne che lavorano nei laboratori, una volta scontata parte della pena, possono continuare il percorso anche all’esterno, grazie a misure alternative come l’articolo 21. C’è anche una sartoria – una dentro il carcere e una seconda in città – dove i capi realizzati a mano con stoffe donate trovano una seconda vita. “Riceviamo i tessuti, spesso molto belli ma particolari, e dobbiamo adattarli. Adesso stiamo lavorando su una seta a righe bianco e nere… non è facile, ma stimolante”.

Tra le celle, la convivenza non è sempre semplice, ma le donne della Giudecca imparano presto una regola fondamentale: rispetto. Certo, bisogna mettere in chiaro le cose subito. Alcune usano ancora i meccanismi della vita fuori. Noi diciamo: “Chiedi, dove possiamo ti aiutiamo. Ma non oltrepassare”, spiega ancora Giulia. E aggiunge: “Una volta ero molto violenta, reagivo subito. Ora ho capito che non serve. Le conseguenze poi le paghi tu, non gli altri”.

Anche la spiritualità ha un ruolo. Suore e volontarie accompagnano i percorsi personali e collettivi. Una di loro racconta: “Ci sono musulmane, ortodosse, cattoliche e atee. Ma c’è anche rispetto. Una volta, una ragazza musulmana mi ha fatto le congratulazioni per l’elezione del Papa. Ha pregato in arabo per lui. Mi ha colpita”.

Il carcere femminile della Giudecca è forse uno dei pochi esempi in Italia dove la parola “rieducazione” assume un senso reale. Lo conferma anche la direzione dell’istituto: “Tutte le attività trattamentali sono pensate per dare alle donne gli strumenti per ricostruirsi. Vogliamo che siano autonome, indipendenti, che si preparino a un futuro diverso” aggiunge Marta Colle responsabile dell’area educativa del carcere veneziano.

Marta Colle

E quando si chiede a Giulia quale sarà la prima cosa che farà una volta fuori, sorride: “Forse un caffè. O uno spritz. E poi… cercare l’amore. O forse no, ce l’ho già. È solo lontano” e presto tutto questo finirà.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata