Caso monastero, parla l’Ordine cistercense: “Cinque monache hanno lasciato, 20 sono rimaste”

Il monastero cistercense di San Giacomo di Veglia

I riflettori dei media continuano a rimanere accesi su quello che dovrebbe essere un luogo – per antonomasia – di pace e serenità, ovvero il monastero cistercense di piazza Fiume a San Giacomo di Veglia.

La tranquillità del convento di clausura è stata intaccata, nei giorni scorsi, dal clamore generato dalla notizia che un manipolo di monache aveva lasciato il monastero dei Santi Gervasio e Protasio a causa di presunte tensioni interne. Più o meno parallelamente è emersa anche la notizia del commissariamento del luogo di clausura, e quindi della “destituzione” della giovane badessa Aline Pereira Ghammachi.

Con una comunicazione che porta la data di ieri giovedì, l’Ordine Cistercense ha fornito la propria versione dei fatti degli ultimi giorni, con precisazioni anche importanti, ad esempio sul fatto che “il Dicastero” per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica decretò già “il 12 gennaio 2023 il Commissariamento Pontificio del Monastero” in seguito a una “visita canonica straordinaria” a San Giacomo dell’Abate generale.

“Accogliendo il ricorso dell’abbadessa (Ghammachi ndr) contro questa misura – prosegue la nota -, il Dicastero decise di sospendere e annullare il Decreto, e di iniziare una Visita Apostolica affidata a persone non appartenenti all’Ordine Cistercense. A conclusione di questa Visita, che in sostanza confermò le problematicità costatate dalla prima Visita, il Dicastero ha ritenuto necessario rinnovare il Decreto di Commissariamento Pontificio della comunità, nominando come Commissaria Madre Martha Driscoll OCSO, abbadessa emerita del monastero di Gedono in Indonesia. Al momento della notifica del Decreto, avvenuta il 21 aprile 2025 (Lunedì dell’Angelo nonché giorno della morte di Papa Francesco ndr), Madre Martha è diventata a pieno titolo superiora della comunità. L’ex-abbadessa ha chiesto di poter assentarsi dal monastero per un periodo con l’accordo della Commissaria”.

Nel prosieguo della comunicazione ufficiale, che menziona altre volte l’ex abbadessa Ghammachi, si trova conferma della notizia dell’abbandono del monastero, avvenuto “il 29 aprile” scorso e quindi appena otto giorni dopo l’entrata in carica della nuova superiora, da parte di “tre monache professe solenni, una professa semplice e una novizia”.

Con lo scopo di evitare visioni e idee “distorte” della situazione interna al monastero sangiacomese, l’Ordine afferma che “se cinque monache hanno lasciato il monastero, altre venti sono rimaste fedeli alla loro vocazione e hanno accolto favorevolmente e con gratitudine il Decreto di commissariamento, continuando il loro cammino in obbedienza alla Santa Sede e alla Commissaria”.

“La comunità, quindi, desidera sinceramente continuare il suo cammino con fedeltà a Cristo e alla Chiesa, nella verità e nella libertà, senza essere implicata in polemiche infondate” conclude la comunicazione cistercense.

Nel pubblicarla sul proprio sito istituzionale, la Diocesi di Vittorio Veneto “ribadisce piena fiducia nell’operato del Dicastero per la vita consacrata il cui scopo è dare continuità alla vita monastica del monastero di San Giacomo, nel segno della verità e della serenità. Inoltre, si fa vicina nella preghiera all’intera comunità monastica”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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