“Cortina 1956? Io c’ero!”: lo dice con orgoglio la signora Pasqua Nadai, classe 1933, residente a San Giacomo di Veglia (Vittorio Veneto) che, nel vedere i Giochi olimpici invernali in corso, le è venuta in mente quell’avventura di tanti anni fa.
Era il 5 febbraio 1956, l’ultimo giorno delle Olimpiadi di quell’anno a Cortina d’Ampezzo, quando la signora Pasqua, all’epoca 23enne, prese parte a una gita destinata a rimanere impressa nella sua memoria.
Pasqua Nadai, con un passato da direttrice in un maglificio ad Aviano (poi aprì un laboratorio in proprio), conserva ancora tutto il proprio entusiasmo nel narrare quella che fu, a tutti gli effetti, un’avventura.
“Andare a Cortina per noi era come andare in America: non c’eravamo mai stati – ha iniziato così il suo racconto la signora – Viaggiammo in una corriera senza riscaldamento, con le panche di legno: quando arrivammo, i pantaloni erano ghiacciati e attaccati a queste panche. Ricordo che mi feci due maglioni appositamente per le Olimpiadi”.
“In quella corriera eravamo circa una decina da San Giacomo di Veglia, altri da Vittorio Veneto e poi da fuori: in tutto eravamo oltre una quarantina – ha proseguito – All’epoca non c’era tutta l’informazione e le iniziative che ci sono oggi. Ricordo che facemmo una tappa a Tai di Cadore e poi, una volta arrivati, andammo a vedere il trampolino“.


Ma la pista da bob riuscì a catturare maggiormente l’attenzione della comitiva.
“Andammo a visitare la pista da bob: dato che era vuota, mettemmo la giacca sotto al sedere e la facemmo tutta scivolando così – ha spiegato la signora Nadai, senza trattenere una risata – Poi sentimmo che c’erano dei campioni che circolavano e li ricordo ancora: erano belli come il sole e con gli sci in spalla. Avevamo un pezzetto di carta in tasca e andammo a farci fare l’autografo, ma poi buttammo via tutto: a quei tempi non c’era molta attenzione per queste cose”.
Un’avventura iniziata con la partenza al mattino, da San Giacomo di Veglia, e conclusasi alla sera, con il rientro a casa, con tanta neve anche dalle nostre parti (e non solo in montagna) e strade che non erano di certo come quelle di oggi.
“Fu per noi un’occasione per fare festa: non avevamo nessuna possibilità e soldi, infatti ci portammo dietro i panini. Era l’opportunità di uscire da San Giacomo e, poi, sentivamo tanto nominare queste Olimpiadi, per le quali c’era curiosità (nel 1956 non avevamo la tv in casa e si andava al bar a vedere ‘Lascia o raddoppia’). Ancora oggi ricordiamo quella giornata di grande divertimento – ha proseguito – La pista da bob e il trampolino (all’epoca inzialmente non sapevo a cosa servisse) sono le cose che più mi sono rimaste impresse in tutti questi anni: un paio d’anni fa, quando sono tornata a Cortina, rivedendo il trampolino, mi sono detta: ‘Eccolo qua’. C’erano tante cose da vedere”.
E alla luce di questi ricordi, Pasqua Nadai ha ammesso che cinque anni fa, alle notizia del ritorno delle Olimpiadi a Cortina, è stato tanto il suo entusiasmo.
“Quel giorno del 1956 non c’era nessuno più felice di me: solitamente non si viaggiava mai in corriera (si andava sempre a piedi) e ricordo che mi feci prestare i pantaloni (le donne indossavano per lo più la gonna). Sentivamo tante lingue parlate diverse in centro a Cortina e ci chiedevamo la gente cosa stesse dicendo: noi, per non sbagliare, parlavamo in dialetto”, ha continuato, ammettendo di fare oggi il confronto tra quanto visto in tv e l’atmosfera di quei tempi.
“Posso dire ‘Io c’ero’. Non c’erano tante donne che gareggiavano, mentre oggi ce ne sono tante: credo che siano bravissime e auguro loro di vincere, perché c’è tanta fatica nel prepararsi a queste gare – ha detto – All’epoca nessuno s’intendeva di sport, c’era più il desiderio di andare a vedere qualcosa di diverso: fu la meraviglia delle meraviglie e fummo colpiti dalla bellezza di quell’atmosfera”.
Un racconto che ci riporta quindi all’indietro, in un’epoca dove le abitudini quotidiane erano diverse, come il modo di guardare e di intendere lo sport in generale.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin – per gentile concessione di Pasqua Nadai. Video: Arianna Ceschin)
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