La Diocesi di San Tiziano ha il suo vescovo: monsignor Battocchio ordinato in Cattedrale

Il vescovo di Vittorio Veneto monsignor Riccardo Battocchio, il giorno della sua ordinazione nel maggio scorso

Si è conclusa poco prima delle 19 di oggi, domenica 25 maggio, nella Cattedrale di Vittorio Veneto la celebrazione di ordinazione episcopale e ingresso di monsignor Riccardo Battocchio, vescovo eletto della Diocesi di San Tiziano. La chiesa di Ceneda intitolata a Santa Maria Assunta e piazza Giovanni Paolo I erano gremite in ogni loro parte.

Monsignor Battocchio, 62 anni, originario di Romano d’Ezzelino (provincia di Vicenza, dove oggi – curiosamente – è transitato il Giro d’Italia, così come a Vittorio Veneto), è stato nominato da Papa Francesco a febbraio scorso mentre era rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma. Egli, a lungo docente, ricopre peraltro l’incarico di presidente dell’Associazione teologica italiana.

Alle 16 è iniziata la lunga processione dal Seminario vescovile alla Cattedrale, dove è in corso, appunto, la messa, presieduta dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia, insieme al cardinale Beniamino Stella e al vescovo di Padova Claudio Cipolla. Partecipano inoltre una trentina di vescovi e circa 200 sacerdoti provenienti, oltre che da Vittorio Veneto, da Padova, diocesi di origine di Battocchio, e da Roma, dove egli era rettore dell’Almo Collegio Capranica.

Uno dei momenti più significativi del rito di ordinazione

Monsignor Martino Zagonel ha letto il messaggio di benvenuto della diocesi di Vittorio Veneto, della quale è stato amministratore diocesano in questi mesi tra la conclusione del ministero episcopale di monsignor Corrado Pizziolo, da fine gennaio missionario in Brasile. 

Egli ha salutato innanzitutto le autorità civili e militari presenti, a partire dal Prefetto di Treviso Angelo Sidoti, con il presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon, il vice questore vicario Domenico De Mario, la sindaca di Vittorio Veneto Mirella Balliana, il sindaco di Romano d’Ezzelino Simone Bontorin

“Caro vescovo Riccardo – ha detto Zagonel rivolgendosi a Battocchio -, ti accogliamo a braccia aperte. Arrivi in una diocesi che ha accolto la tua nomina con gioia, ha letto il tuo messaggio, ha voluto conoscerti e incontrarti nei pellegrinaggi a Roma, e ha pregato intensamente per te”.

“La Diocesi è tua nuova famiglia – ha ricordato Zagonel -. Ora lo Spirito Santo ti aiuti a diventare faro di luce per grandi e piccoli, poveri e ricchi, sani e ammalati, vicini e lontani. Grazie per aver accolto questa responsabilità per la Chiesa”. 

I momenti del rito 

Grande emozione e commozione durante il rito dell’ordinazione, scandito dai vari momenti sanciti della tradizione apostolica. Alla fine della Liturgia della Parola, è stata espressa la richiesta, da parte della Chiesa locale, di ordinazione del candidato, leggendo poi la lettera del Papa che lo ha scelto.

Mentre l’assemblea invocava l’intercessione dei santi, monsignor Riccardo si è prostrato a terra in segno di affidamento a Dio. Poi tutti i vescovi presenti gli hanno imposto le mani ed è stata recitata l’antica preghiera di ordinazione, mentre sulla testa di Battocchio veniva tenuto aperto il libro dei Vangeli.

L’applauso al momento dell’insediamento sulla Cattedra

Quindi, i riti esplicativi – l’unzione crismale sul capo, la consegna del Vangelo e dell’anello, poi della mitra e del pastorale -, l’insediamento sulla Cattedra – che segna l’ingresso e l’inizio del suo ministero in diocesi – e dopo una serie di altri segni, la prima benedizione passando tra il popolo riunito in chiesa.

Moraglia: “Sii pastore di carità”

Il Patriarca Moraglia, nella sua omelia, ha ricordato a monsignor Battocchio il significato dell’incarico di vescovo, “segno di Gesù, sommo sacerdote, nella Chiesa che oggi ti viene affidata”: “Tutto – ha ricordato – inizia dalla fede senza la quale non c’è carità ma solo solidarietà, non c’è speranza ma solo ottimismo; realtà molto buone, certo, ma non sufficienti per la vita cristiana”.

Il patriarca Moraglia

Moraglia ha sottolineato l’importanza dell’unità tra il vescovo e la sua Chiesa: “L’uno non esiste senza l’altra e viceversa, perché Vescovo e Chiesa costituiscono un’unione sponsale”: “Il vescovo è là dov’è la Chiesa; cara Chiesa di Vittorio Veneto, la Chiesa è là dov’è il vescovo”.

Moraglia, infine, ha ribadito che “la Chiesa – in un contesto crescente di secolarizzazione – ha bisogno di pastori che abitino la carità di Cristo, cioè che preghino, che guardino ai poveri, agli umili, a quelli che hanno smarrito il senso della vita. Carità materiale e spirituale ma, anche, carità della verità. La Chiesa oggi ha bisogno di testimoni che, con la loro vita, dicano la bellezza della fede. Anche questo è un modo di trasmetterla”.

Battocchio: “Il Vangelo è nei vostri volti”

Al termine della messa, monsignor Battocchio ha preso la parola e si è presentato all’assemblea come un “fratello, un amico, un compagno di strada dei tempi passati o dei tempi che verranno, diventato vescovo della Chiesa di Dio che vive e compie la sua missione nel territorio della diocesi di Vittorio Veneto”.

“Il compito principale del Vescovo, in quanto inviato da Gesù Cristo, è annunciare il Vangelo, celebrarlo e viverlo nella e con la Chiesa che gli è affidata e alla quale, allo stesso tempo,
è stato affidato”.

Quindi il senso dell’incontro del Vangelo “nei volti delle persone con le quali condivido il fatto di essere a questo mondo”, “nei vostri volti, nelle vostre storie, nelle vostre attese, nella generosità di quanti sono venuti qui da Padova, da Roma, da altri luoghi più o meno lontani”; e poi il pensiero a “chi soffre, in chi è messo ai margini, in chi vede non riconosciuta la dignità che gli è propria in quanto essere umano. In chi non si stanca di sperare e di donare speranza”. Ma anche alle “persone che hanno responsabilità nella vita sociale, nel governo e nell’amministrazione della cosa pubblica”.

Battocchio ha ringraziato Papa Francesco in “felice memoria”, che lo ha nominato a febbraio scorso, la Chiesa di Padova e la parrocchia di Fellette di Romano d’Ezzelino, l’Almo Collegio Capranica di Roma, l’Associazione Teologica Italiana e, infine, monsignor Martino Zagonel per aver accompagnato la diocesi vittoriese nella fase di passaggio tra i due presuli”.

Al termine della messa, una grande folla ha applaudito il nuovo presule per tutta la durata della processione, in attesa dell’incontro festoso con lui nel cortile del Seminario.

(Autrice: Beatrice Zabotti)
(Foto: Matteo De Noni)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
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