“Navigare soli” con Pier Carlo, l’autore nello spettro dell’autismo che ha conseguito la laurea scrivendo la propria autobiografia

“Bambini persi. Secco nome per bambini autismo. Costruisco pensieri per faticosamente districare nodi antichi”

Questo è l’incipit di un capitolo di “Macchia, autobiografia di un autistico” un libro scritto da Pier Carlo Morello, autore di Volpago del Montello che ha raccontato la propria vita nello spettro dell’autismo e che, proponendo quest’opera come tesi, si è laureato a Padova. Con una poetica sconnessa che nasce dalle sensazioni, Morello riesce a trasmettere un’emozione complessa, senza filtri, capace di far comprendere la sua condizione, ma anche il suo coraggio. Questa pubblicazione rappresenta una grande vittoria per Pier Carlo: la sua è una gara che dura tutta la vita e a cui hanno partecipato anche i suoi genitori.

L’intervista all’autore Pier Carlo Morello – Servizio a cura di Luca Vecellio

Assieme a molte altre, la famiglia si è trovata infatti quarant’anni fa a cercare risposte, senza mai trovarne. A quel tempo si parlava di psicosi, termini che oggi non vengono nemmeno tollerati né in campo medico né dalla società. La scarsa conoscenza che un tempo caratterizzava chi si rapportava con l’autismo però non si è del tutto risolta e ancora oggi è molto difficile parlare di autismo in senso generale, senza considerare ogni singolo caso.

I Morello non hanno potuto far altro se non trovare un proprio sistema educativo per Pier Carlo, accompagnandolo verso una parziale autonomia nella propria quotidianità. Luciano, che è giornalista, e sua moglie, che ha fatto tanti anni l’insegnante alle scuole elementari, hanno accompagnato Pier Carlo verso una delle forme di comunicazione più antiche del mondo, nonché uno degli strumenti più capaci di esprimere emozioni: la scrittura. 

Così Pier Carlo scrive battendo le lettere sulla tastiera, combattendo contro i tremori che lo attanagliano, e di tanto in tanto viene aiutato dal papà, che non fa altro se non appoggiargli il palmo della mano contro la schiena, come conforto e rassicurazione, e cancellargli una o due virgole di troppo: i periodi di Pier Carlo sono essenziali e presentano delle sinestesie efficaci, prima e seconda persona singolare si confondono creando nel lettore un’incertezza come di una piccola barca in un mare mosso. E proprio restando in tema, Pier Carlo ripete spesso il verbo “navigare” e, mentre leggiamo, noi salpiamo con lui, in questo mare mosso.

Per iniziare e fare conoscenza, lo intervistiamo così, battendo per lui le domande e attendendo poi le risposte.

Allora Pier Carlo, chi sei tu?
Come marziano navigo solo.
Dove sei nato? Dov’è casa tua?
Canto mia vita molto in giro. nato a Volpago. Cammino adesso a Valdobbiadene.
Com’è stata per te la scuola? Ti piaceva andarci?
Sì canto mio come altri bambini.
Quale materia ti piaceva di più?
Italiano.
Come ti sentivi in classe?
Bene.
Da dove ti vengono le parole, secondo te?
No sono emozione magia mia.
Qual è la cosa che ti piace fare di più? 
Correre con la gente.
Hai mai incontrato una persona che consideri simile a te?
Navigo assieme a macchie.
Se potessi parlare con Pier Carlo da bambino, cosa gli diresti?
Niente piango.
Hai un desiderio che ti piacerebbe realizzare?
Sì, lavorare con bambini.

Il desiderio di Pier Carlo, in effetti, si è in parte avverato: oggi dà una mano a distribuire le merende in due istituti scolastici a Montebelluna, al quale si reca a piedi, e a Valdobbiadene. In queste due località Pier Carlo pratica da tempo anche sport e qualche anno fa ha anche vinto un importante premio negli 800 metri piani. Mentre lo salutiamo, ringraziandolo per l’intervista, Pier Carlo prende un po’ di confidenza e ci confida sorridendo anche che qualche volta i suoi perdono la pazienza, (e anche lui, ci dice) ma che alla fine fanno sempre pace. 

Il sorriso sincero di Pier Carlo nel parlare dei propri successi non è che un manifesto per tutte quelle famiglie che incontrano questa condizione (1-2% nel mondo): sempre tenendo presente che, in realtà, i casi potrebbero essere molti di più, in quanto attualmente non esiste un modo scientifico per constatarlo. 

Alcune comunità della Pedemontana hanno iniziato a lavorare sulla propria consapevolezza per accogliere anche questi casi, più o meno gravi, in una società più sensibile e tollerante: ne è un esempio il progetto Welcome Blue di Cavaso del Tomba e di Possagno. 

(Foto e video: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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