Sulla Strada dei 100 Giorni: quando il Giro d’Italia incontra la memoria del San Boldo

Alla vigilia del passaggio del Giro d’Italia, Cison di Valmarino e Tovena vivono l’attesa come una grande festa collettiva. Domani la carovana rosa risalirà i tornanti e le gallerie che da Tovena portano al passo di San Boldo, percorrendo quella che è passata alla storia come la “Strada dei 100 Giorni”, prima di proseguire in direzione di San Martino di Castrozza. Sarà un momento intenso, vissuto dal vivo da chi salirà lungo la strada o si disporrà sui pendii circostanti per salutare i corridori, in un clima di entusiasmo difficile da descrivere.

L’attesa si legge già nei dettagli del paesaggio. Il rosa, colore simbolo del Giro, compare sulle case, lungo i muretti, sulle biciclette appese ai balconi. Sulle vette che dominano il percorso spiccano scritte gigantesche, ricavate falciando l’erba per disegnare messaggi ben visibili dall’alto: tra queste un grande “W il Giro” campeggia sulla “Croda de Pravadof”, in attesa che gli elicotteri della corsa lo inquadrino e lo mostrino alle telecamere. È il segno di un territorio che vuole farsi trovare pronto, trasformando per un giorno la strada del San Boldo in un palcoscenico naturale.

Ma la salita di domani è anche un abbraccio alla storia. Proprio in questi giorni, centouno anni fa, su questo stesso versante si scriveva una pagina decisiva della Grande Guerra. Per alimentare il fronte sul Piave in vista della grande offensiva del giugno 1918, passata alla storia come “Battaglia del Solstizio”, il genio militare austro-ungarico riuscì in un’impresa che ancora oggi stupisce: in soli cento giorni venne ricavata una strada con cinque gallerie scavate nella roccia viva, un’opera che anche con le tecnologie attuali sarebbe considerata ardita.

Per completare la Strada dei 100 Giorni furono impiegati circa settemila uomini: soldati austro-ungarici, prigionieri italiani, russi e bosniaci, ai quali si aggiunse in modo determinante la popolazione locale. Anziani, donne e bambini di Tovena e dei paesi vicini vennero reclutati per collaborare ai lavori, con una paga giornaliera considerata dignitosa per l’epoca e un pasto garantito. Una pagina dura e al tempo stesso straordinaria, che ha lasciato in eredità un collegamento oggi diventato patrimonio condiviso di tutta la Vallata.

Per ricordare quella storia, Qdpnews.it ha scelto di riproporre integralmente il documentario realizzato in occasione del centenario della strada, così da accompagnare il passaggio del Giro con immagini e testimonianze che raccontano il volto meno noto del San Boldo. Domani, quando migliaia di persone affolleranno i tornanti e le gallerie e i corridori entreranno nell’abitato di Tovena per poi affrontare la salita, non staranno semplicemente partecipando a una tappa di grande ciclismo: pedaleranno e applaudiranno dentro la storia, lungo una strada che porta ancora impressi i segni del lavoro di chi la costruì in soli cento giorni.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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