Nella propaggine settentrionale della Marca Trevigiana, a ridosso del confine con la provincia di Belluno, Miane si adagia in una delle estremità della Vallata, con i suoi 3.500 abitanti distribuiti tra il fondovalle, le pendici collinari e le prime alture prealpine.
Il paese sorge ai piedi dei rilievi, in un territorio dove le frazioni di pianura e di collina lasciano via via spazio a malghe, casere, stalle e fienili, strutture essenziali per le attività agricole e zootecniche di montagna. Il paesaggio è vario, talvolta severo, con cime che superano i 1.400 metri, e trova una sintesi felice nello stemma comunale, dove compaiono una mucca d’argento, una collina inerbita e un castagno d’oro, simboli di allevamento, ambiente e castanicoltura.
Il toponimo di Miane affonda le sue radici nel Medioevo: il borgo compare nel 1228 con il nome di “Mianis” e, secondo gli studiosi, deriverebbe da un antico proprietario terriero chiamato Aemilius, Mellius o Meia, sul cui podere si sarebbe sviluppato il nucleo abitato originario. Alcune fonti ipotizzano che Aemilius fosse un veterano romano, premiato, al termine della carriera militare, con un appezzamento agricolo nella Marca.
Questa ipotesi rimanda ancora una volta alla via Claudia Augusta Altinate, grande arteria di collegamento fra Roma e le province settentrionali dell’Impero. Il tracciato romano, passando non lontano da qui, avrebbe favorito il progresso economico e sociale di queste contrade e la nascita di piccoli centri rurali destinati a durare nei secoli.
Miane e il suo territorio sono pervasi, fin da epoca remota, da una profonda religiosità. La morfologia del suolo, costellato di anfratti e cavità carsiche come la famosa “grotta del Landrel”, ha favorito l’edificazione di sacelli e il passaggio di eremiti leggendari, che hanno lasciato tracce nella memoria e nei racconti popolari. In questi luoghi appartati, tra boschi e forre, il paesaggio naturale si intreccia con antichi percorsi di fede.
In una descrizione dedicata alla Valle del Carmine si avanza anche un’altra suggestione sul nome del paese: il toponimo Miane potrebbe richiamare la mancanza di un vero corso d’acqua nelle zone più alte del territorio. Proprio per questo, in passato, ogni rivolo o stillicidio d’acqua veniva custodito con cura attraverso manufatti in pietra, alcuni dei quali sono ancora oggi riconoscibili sul terreno, a testimoniare quanto fosse preziosa la risorsa idrica per la vita quotidiana.
Per chi desidera esplorarlo con passo lento, il territorio mianese offre numerose possibilità: circuiti naturalistici, passeggiate dedicate all’arte e alla fede, percorsi che seguono le tracce della cultura rurale tra vigneti, prati e boschi. Come ideale colonna sonora di questo viaggio, si possono immaginare le note del compositore mianese Giovanni Jean Antiga (1878-1960), che dichiarava di trarre le sue impressioni musicali «dal folclore della vita paesana e montanara della Vallata», restituendo in musica la quotidianità delle genti di queste colline.
E, alla fine del percorso, non manca un richiamo ai sapori: l’incontro tra i dolci marroni di Combai e il carattere sapido del Verdiso, vitigno autoctono dell’area pedemontana, oggi riportato alla ribalta dopo un periodo di immeritato oblio, offre un abbinamento che sintetizza in un solo assaggio territorio, storia agricola e tradizione enologica.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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