Per chi ama la montagna d’inverno senza necessariamente mettere gli sci ai piedi, il Pian de le Femene è una meta da tenere in grande considerazione. Siamo a circa 1.100 metri di quota, sopra il Comune di Revine Lago, esattamente sul crinale che divide le province di Treviso e Belluno: d’estate questo altopiano offre ampie vedute sulla pianura, ma è con la neve che diventa un vero riferimento per le passeggiate invernali, con o senza ciaspe.
Si sale in auto lungo la strada asfaltata, stretta e tortuosa, che porta fino al grande piazzale da cui partono i sentieri verso il Visentin, il Passo San Boldo o il Monte Cimone. Già qui si intuisce l’origine del toponimo. A bordo strada campeggia infatti un monumento dedicato alle donne della Resistenza: durante l’occupazione tedesca furono loro, meno sospettate degli uomini, a salire ripetutamente fin quassù per portare ai partigiani viveri, vestiario e informazioni. Secondo un’altra tradizione, però, il nome “Pian de le Femene” sarebbe ancora più antico e rimanderebbe alle signore coinvolte in traffici di contrabbando, proprio perché ritenute più “insospettabili” dei loro mariti.
Oggi, lungo i pendii innevati, a guidare escursionisti e famiglie ci sono anche le quattro accompagnatrici di NaturalMenteGuide, che qui propongono ciaspolate pensate per far scoprire non solo i panorami, ma soprattutto la vita nascosta sotto il manto bianco. Appena ci si allontana dal parcheggio, pochi minuti di cammino bastano per incontrare il primo segno di questo ecosistema silenzioso: un cespuglio di rosa canina che spunta tra i pascoli incolti. Le sue bacche rosse resistono al gelo e sono una riserva preziosa di vitamine. In passato le si attribuivano addirittura proprietà miracolose contro la rabbia canina, credenza poi smentita ma che testimonia quanto la pianta fosse considerata importante. Oggi il suo nome compare spesso in tisane e integratori, e non a caso: anche gli animali la conoscono bene e ne sono ghiotti.
Proprio nei pressi di una rosa canina, basta fare attenzione alla neve per scorgere una traccia inconfondibile: una sequenza di impronte che disegna una sorta di ipsilon, segno del passaggio di una lepre. Nel salto, infatti, il piccolo animale appoggia prima le zampe anteriori e poi si slancia con quelle posteriori, creando questo caratteristico disegno a ventaglio. A queste quote la lepre non è quasi mai bianca come nelle vallate alpine più alte: mantiene piuttosto una livrea grigiastra che la mimetizza alla perfezione tra erba secca e cortecce degli alberi. Seguendo le sue orme non di rado si arriva ai piedi di un abete: il calore che l’albero emana e il riparo offerto dai rami fanno sì che la neve si sciolga prima attorno al tronco, creando una sorta di “stanzetta” asciutta, uno dei rifugi preferiti delle lepri in pieno inverno. Le loro presenze sono confermate anche dagli escrementi, piccole palline sferiche e compatte che ricordano segatura pressata.
La rosa canina non è l’unica pianta ad attirare animali. Se lungo il percorso si scorgono strane striature rosse sulla neve, non bisogna allarmarsi: spesso non si tratta di sangue, ma dei resti delle bacche mangiate dalle volpi. Con un po’ di occhio allenato si riesce talvolta a individuare anche le minuscole gallerie di qualche arvicola, roditore che vive sotto il manto nevoso e che si nutre delle pigne cadute a terra.
Salendo verso uno dei terrazzamenti naturali che il Pian de le Femene offre, lo sguardo si apre all’improvviso su tutta la Vallata e sui laghi di Revine: nelle giornate più limpide, la vista spazia dalle Prealpi fino alla pianura. Per i più allenati, le guide segnalano la possibilità di proseguire lungo itinerari più lunghi, entrando in boschi ancora poco conosciuti ma di grande fascino, soprattutto quando la neve attutisce ogni rumore e il paesaggio si fa ovattato.
Oltre agli aspetti estetici e faunistici, le uscite con le ciaspe diventano l’occasione per riflettere sul ruolo fondamentale della neve per la montagna e per la pianura. Il manto nevoso, infatti, funziona come un serbatoio naturale: sciogliendosi lentamente nei mesi successivi, ricarica sorgenti, ruscelli e torrenti, garantendo acqua alla vallata ben oltre la fine dell’inverno. Molte specie vegetali, come l’abete rosso, necessitano inoltre di un periodo di copertura nevosa per poter germogliare con vigore in primavera e contribuire al rinnovamento del bosco.
Una ciaspolata al Pian de le Femene, dunque, non è solo una camminata sulla neve con belvedere finale, ma un vero viaggio alla scoperta di un ambiente che, anche nei mesi più freddi, pullula di vita. Tra storie di partigiani e contrabbando, tracce di lepri e volpi, piante “medicinali” e panorami che abbracciano l’intera vallata, questo altopiano sopra Revine Lago si rivela una meta perfetta per chi vuole conoscere le Prealpi trevigiane con passo lento e sguardo curioso.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
(Articolo, video e foto di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata


Finanziato dall’Unione Europea
Next GenerationEU - PNRR Transizione Ecologica Organismi Culturali e Creativi








