Arfanta in autunno: il foliage delle colline Unesco tra paesaggio, storia e sapori

Chi sale verso Arfanta nei pomeriggi d’autunno ha l’impressione di entrare in un anfiteatro naturale di colori. Le colline che circondano questa frazione di Tarzo, nel cuore delle Colline del Prosecco Patrimonio Unesco, si accendono di rossi, aranci e gialli che scendono verso la pianura come un tappeto irregolare. È questo scenario che, nell’autunno 2020, è finito sotto i riflettori grazie agli scatti di Lucia Lorenzon: fotografie condivise anche dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che le ha commentate come un vero “foliage autunnale sulle colline del Patrimonio Unesco attorno ad Arfanta al tramonto”, riconoscendo a questi versanti un fascino capace di parlare ben oltre i confini comunali.

Questo riconoscimento non sorprende. Le colline qui appartengono alla core zone Unesco e uniscono all’immagine armoniosa dei vigneti una serie di dettagli meno immediati ma altrettanto significativi. Non è un caso se proprio Arfanta, insieme a Rolle, è tra i luoghi del cuore del poeta Andrea Zanzotto: in alcune liriche della sua prima raccolta “Dietro il paesaggio”, pubblicata nella seconda metà degli anni Quaranta, la frazione compare con il nome di Lorna, trasformata in paesaggio interiore prima ancora che in veduta reale.

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Il recente rilancio di immagini e commenti sui social, sottolinea il sindaco di Tarzo Vincenzo Sacchet, ha un valore che va oltre la semplice bellezza di uno scatto. Vedere le fotografie di Arfanta condivise e apprezzate dà forza all’intera zona, perché riconosce il lavoro silenzioso di chi qui abita, coltiva, cura le case e i versanti. “Sono colline che fanno parte della core zone – ricorda il sindaco – e queste foto rendono onore sia al paesaggio sia alle persone che lì ci vivono”, ribadendo come la qualità del panorama sia indissolubilmente legata alla presenza di una comunità viva.

Il borgo, però, non è solo natura. Ad Arfanta sorge una chiesa parrocchiale le cui parti più antiche risalgono al Quattrocento, testimonianza di una storia religiosa radicata e continua. Da qui proviene anche il fonte battesimale oggi conservato nel Duomo di Conegliano: un dettaglio che racconta il dialogo costante tra le colline e la città, tra la dimensione raccolta del paese e il centro urbano che per secoli ne ha condiviso vicende e destini.

Chi percorre le stradine che si arrampicano tra i vigneti incontra poi, quasi all’improvviso, alcune architetture che svelano un passato di villeggiatura e caccia. Casa Crotta, edificio cinquecentesco, nacque come struttura di appoggio per le battute di caccia: dapprima frequentata saltuariamente dalla casata dei Crotta, passò in seguito ai Dalle Crode, che ne conservarono l’uso legato al tempo libero e al rapporto privilegiato con il bosco circostante. Più in basso, Casa Marchetti, residenza del XVIII secolo, aggiunge un altro tassello alla storia nobiliare di questi colli, con le sue forme sobrie che dialogano con il paesaggio anziché imporsi su di esso.

Arfanta è anche un luogo di sapori riconoscibili. In località Mondragon, l’oca di Mondragon rappresenta una specialità consolidata: si tratta di un incrocio tra l’oca pezzata veneta e l’oca romagnola, allevata allo stato brado o semibrado sui prati e sui pendii attorno all’agriturismo. In cucina viene proposta allo spiedo, ripiena oppure in saor, interpretando in chiave locale tecniche e ricette di lunga tradizione. È un piatto che riassume bene la filosofia di queste colline: prodotti legati al territorio, allevamenti estensivi e una cucina che valorizza ciò che il paesaggio offre, senza trasformarlo in pura cartolina.

In autunno, quando la luce si fa più radente e le viti cambiano colore, Arfanta diventa un punto di osservazione privilegiato per chi desidera cogliere il foliage delle colline Unesco senza allontanarsi troppo dai centri abitati. Da qui si può proseguire verso i laghi di Revine, esplorare i piccoli borghi di Resera e Reseretta, oppure restare sul crinale per seguire con lo sguardo il susseguirsi di campi, filari e boschi. Le foto condivise sui social non sono che una soglia: dietro ogni immagine c’è un reticolo di strade, case storiche, chiese e sapori che meritano di essere scoperti a passo lento, lasciando che le colline di Arfanta raccontino, stagione dopo stagione, il loro incanto discreto.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Luca Zaia – Facebook).
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