A Valdobbiadene il nome di Guglielmo Guicciardini torna spesso quando si parla dell’ospedale storico del paese. È un nome celebrato, ma la sua biografia resta sorprendentemente sfuggente. Nei documenti compare come Guglielmo di Guicciardio, talvolta Guiccardone o Guiccardino, detto Rangone, e visse attorno alla metà del XIII secolo. I dati certi sono pochi, e proprio per questo la sua scelta più importante risalta ancora di più.
Quando redige il testamento, Guglielmo risiede a Venezia, nella contrada di Santa Maria. È un giureconsulto e un capitano, figura che, nel contesto dell’epoca, significa comando e responsabilità pubblica. Eppure la decisione che lo lega per sempre a Valdobbiadene non riguarda un incarico o una battaglia, ma un gesto di cura: da ultimo della sua stirpe, dispone un lascito consistente alla comunità, perché venga costruito un ospedale per i poveri, destinato a diventare uno dei più antichi d’Italia.
Per capire il peso di quel lascito bisogna immaginare la Valdobbiadene del Duecento. I comuni sono attraversati da lotte, le signorie avanzano e le repubbliche marinare difendono interessi e rotte commerciali. In questo quadro Valdobbiadene è un castello dipendente dal Comune di Treviso, con un territorio agricolo fatto di vigne e olivi, strade appena praticabili e nuclei di case spesso poveri, raccolti attorno a chiese e cappelle.
Il paese, inoltre, è diviso in “regulae”, le regole che corrispondono alle future frazioni: oltre al centro, compaiono nomi che ritornano ancora oggi nella geografia locale, come Aron, Bigolino, San Vito, San Stefano, Barbozza e altri. È un territorio esposto a incursioni e devastazioni, dove l’assistenza – non solo sanitaria – è spesso affidata ai monaci degli ospizi e dei monasteri rurali.
In quel periodo la nascita di un ospedale si inserisce in un movimento più ampio, legato all’Ordine di Santo Spirito e al nome di Innocenzo III. Un “pio stabilimento” non è un semplice luogo di ricovero: serve a curare gli infermi, uomini e donne, ad assistere le partorienti e gli esposti, a portare aiuto anche a domicilio e a distribuire nutrimento ed elemosine agli indigenti. È questo il modello a cui, per volontà implicita di Guicciardini, l’ospedale di Valdobbiadene dovrà riferirsi, entrando fin da subito nell’orbita dell’ospedale di Ognissanti di Treviso.
Il nodo della storia è nel testamento del 1259. “Guilelmus Guizzardinus” detta le sue ultime volontà davanti al notaio Alberto Frare di Guia; il documento viene registrato nella Cancelleria Nova del Comune di Treviso e contiene indicazioni precise per l’erezione di un ospedale in Dobladino. Gli eredi, in sostanza, devono essere i “poveri Cristi”. Gli esecutori testamentari sono nominati in modo puntuale: pré Tisone di Valdobbiadene, Giovanni di Onigo, Donna Avenanzia (sorella di Guglielmo) e Bonacursio, scrivano e nipote. A loro spetta l’obbligo di accogliere “tanti infermi quanti ne potesse mantenere la rendita”, costruita su proprietà distribuite su entrambe le rive del Piave. E c’è anche un limite temporale chiaro: l’ospedale deve essere eretto entro otto anni dalla sua morte; se non accade, la facoltà passa all’ospedale trevigiano di Ognissanti.
La costruzione prende forma in tempi rapidi sulle pendici meridionali del colle di San Floriano, su sei bubulche di terra (una misura che corrisponde al campo trevigiano), in Villa di Ronci. La prima pietra viene benedetta dal vescovo di Padova Giovanni Battista Forzaté e posata nel 1264 dall’arciprete pré Tisone. Il nucleo originario dell’ospitale Guicciardini nasce quindi nell’attuale frazione di Ron, in un punto descritto come ventilato, soleggiato e salubre, affacciato su un orizzonte ampio.
Davanti all’ospedale verrà costruita anche una chiesetta intitolata a San Prosdocimo, con annessa dimora per i Frati Ospedalieri. E nel testamento compaiono persino i primi cenni ufficiali su una chiesa dedicata a Santa Maria a Valdobbiadene: dettaglio che, per chi ama leggere il territorio attraverso i documenti, vale quasi quanto l’ospedale stesso, perché fissa su carta un pezzo di geografia sacra e civile del paese.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








