A Ron di Valdobbiadene, la strada per il coltello su misura passa dal laboratorio di Anwar Thamri

C’è una frazione di Valdobbiadene che, negli ultimi tempi, è diventata una piccola meta per chi cerca oggetti fatti bene e fatti davvero: Ron. Qui lavora Anwar Thamri, artigiano con un debole per i coltelli fin da bambino, che è riuscito a trasformare quella passione in un mestiere vero, costruendo passo dopo passo il suo brand Atknife. È partito dal garage, e in un paio d’anni ha visto crescere il progetto fino a spedire le sue “opere” non solo in Italia, ma anche all’estero.

Il salto si è percepito soprattutto nel 2021, quando le richieste sono aumentate in modo evidente, spinte da due elementi che qui tornano sempre: qualità e ricerca dei materiali. In un mondo dove la produzione in serie è la regola, Anwar insiste sul contrario, sulla scelta handmade e sull’attenzione ai dettagli, quelli che spesso fanno la differenza tra un oggetto qualunque e un pezzo che ti rimane in mano con un senso preciso. E dietro a questo risultato, come spesso accade nell’artigianato, c’è molto più tempo di quanto si immagini: quante fasi servono per arrivare a un coltello “giusto”? E quanto lavoro c’è tra l’idea e l’ultima rifinitura?

Nel suo workshop, sempre a Ron, ogni passaggio ruota attorno a un’idea semplice: niente è lasciato al caso. Ogni lama, ogni manico, la scelta e la progettazione dei materiali, la lavorazione, tutto viene seguito dal giovane artigiano fino al minimo particolare. Anwar racconta che l’impostazione del lavoro nasce quasi sempre dalla richiesta del cliente, ma con una regola che non vuole perdere: trovare il punto d’incontro tra ciò che viene chiesto e il suo stile. In altre parole, il coltello deve rispondere a una necessità, ma deve anche portare addosso una firma riconoscibile, quella mano che lo ha costruito.

È qui che emerge la parte più “vera” del mestiere, quella che non si vede in fotografia. Fare un coltello non è affatto semplice e richiede tempo, e soprattutto pazienza. Anwar lo dice senza romanticismi: l’attenzione ai particolari è tutto, perché basta poco per sbagliare. E quando sbagli, spesso non è che correggi e basta. Lui usa un’immagine netta: hai una possibilità, un “one shot one kill”. A volte riesci a rimediare, ma nella maggior parte dei casi devi ricominciare da capo. È un lavoro che non perdona la distrazione, e proprio per questo educa alla precisione: si impara a controllare ogni passaggio, anche quello che sembra piccolo.

Negli anni, questo percorso lo ha portato dentro un mondo che lui stesso definisce vastissimo. Ha imparato tecniche, ha iniziato a conoscere a fondo i materiali, e si è messo alla ricerca di ditte specializzate da cui rifornirsi. È un aspetto che spesso sfugge: dietro l’oggetto finito c’è anche una mappa di competenze e fornitori, di tentativi, di scelte, di prove. E nel frattempo il garage-laboratorio ha continuato a riempirsi di pezzi diversi, perché ogni coltello, per come lavora Anwar, resta un pezzo unico.

Il risultato, oggi, è una produzione capace di viaggiare. Anwar racconta di aver dato vita a tantissimi coltelli e di averli spediti in giro per il mondo, con quella soddisfazione particolare che conosce chi costruisce con le mani: partire da un materiale grezzo e arrivare a un oggetto finito, coerente, pronto a essere usato. Per lui, la gratificazione più grande è proprio questa trasformazione: dal “pezzo di metallo” al coltello completo. Quando vedi il risultato finale, dice, la soddisfazione è immensa.

In fondo, la lavorazione dei coltelli artigianali è un’arte antica, con infinite varianti regionali e tecniche diverse in tutto il mondo. Il laboratorio di Ron si inserisce in questa tradizione con un linguaggio contemporaneo, fatto di cura, di stile personale e di voglia di costruire qualcosa di riconoscibile. Con Atknife, Anwar prova a farsi strada proprio così: non inseguendo scorciatoie, ma affidandosi alla creatività e alla qualità del lavoro, coltello dopo coltello.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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