La mattinata di domenica 27 ottobre a San Pietro di Barbozza, frazione di Valdobbiadene, ha avuto il ritmo delle ricorrenze che contano davvero per una comunità. Da una parte l’inaugurazione del nuovo monumento ai caduti e dispersi della Seconda guerra mondiale, dall’altra il raduno sezionale delle Penne Nere, con il paese raccolto attorno al Gruppo Alpini e alla Sezione di Valdobbiadene.


Il punto di partenza è stato un gesto concreto: rimettere mano al vecchio monumento della piazza e trasformarlo in qualcosa di più leggibile e attuale, senza perdere la dignità del ricordo. A spingere su questo progetto è stato il capogruppo Luciano Zanotto, alpino e figlio di un reduce, che insieme al direttivo, ai soci, ai volontari e a diverse aziende locali ha seguito una riqualificazione radicale dell’area.


L’opera è nata su un lavoro di squadra. La progettazione porta la firma dell’architetto Marco Tasso e dell’ingegner Gianni De Bortoli, con il contributo dell’artista Pietro Colmellere. Tre figure professionali unite da un’intenzione chiara: custodire il rispetto per i caduti e dare forma a una memoria che non resti generica, ma che si possa leggere e riconoscere.


Avvicinandosi al monumento si capisce subito che non è un semplice restauro. La composizione si articola in quattro elementi: lo storico basamento in pietra con i due gradini, il nuovo altare in marmo su cui sono incisi i nomi dei 14 caduti e dispersi della frazione, le tre figure di soldati in movimento collocate in alto (destinate a essere valorizzate anche con un’illuminazione scenografica) e, ai loro piedi, una madre sofferente, distesa, scelta come simbolo del dolore di tutte le donne rimaste senza i propri cari. È un passaggio decisivo, perché sposta lo sguardo: non solo chi è partito e non è tornato, ma anche chi ha dovuto continuare a vivere con l’assenza.
Zanotto ha spiegato che ogni nome inciso rappresenta una vita spezzata, ma che il senso del monumento “va oltre” la commemorazione. È anche un omaggio alle famiglie, alle madri e alle spose che hanno sostenuto il peso della guerra nella loro sofferenza silenziosa, senza rinunciare alla speranza. In questa chiave la lapide diventa quasi una soglia: invita a fermarsi, a leggere, e a ricordare che dietro ogni nome c’è una casa, non solo un reparto.


Il raduno, come spesso accade nelle cerimonie alpine, ha avuto anche un momento di rispetto rivolto più indietro nel tempo. Durante la sfilata è stato dedicato un “Silenzio” ai caduti sanpietrini della guerra di Libia (1911-1912), con il corteo che ha raggiunto la scuola primaria intitolata a Padre Angelo Codello, passaggio centrale della giornata.
Le presenze istituzionali hanno dato la misura dell’appuntamento: tra gli altri, il vicepresidente nazionale ANA Severino Bassanese, il consigliere regionale Tommaso Razzolini, il vicepresidente della Provincia Fabio Maggio, i sindaci Luciano Fregonese e Gloria Paulon, l’assessora Manuela Merotto, il presidente sezionale Massimo Burol con il vicepresidente Paolo Vanzin, il consiglio sezionale e i rappresentanti dei 19 Gruppi. Accanto a loro anche la Protezione Civile alpina, i ragazzi del Campo Scuola di Pianezze organizzato con la Sezione di Conegliano, oltre a Marinai e Paracadutisti.


Alla fine resta un’idea semplice, ma impegnativa: la memoria non si conserva da sola. Il monumento, oggi, è un segno visibile in piazza, ma chiede anche una responsabilità quotidiana, perché la “polvere del tempo” non cancelli ciò che è stato. E nel messaggio che accompagna questa inaugurazione torna forte l’immagine delle donne: vittime silenziose, capaci di guardare oltre la perdita e di trasformare il dolore in una spinta verso un futuro di pace.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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