Nel centro storico di Valdobbiadene, la Pieve di Santa Maria Assunta accoglie i visitatori con la sua facciata neoclassica e con un campanile che da secoli orienta lo sguardo lungo la valle del Piave. Una lapide all’interno del Duomo ricorda che, mentre l’Europa era sconvolta dalle guerre napoleoniche, i valdobbiadenesi decisero di riedificare con grande impegno questo tempio, confidando in una speciale protezione divina. La chiesa attuale, a navata unica, fu consacrata il 13 ottobre 1816 e venne costruita al posto dell’edificio cinquecentesco, mantenendo però la stessa dedicazione a Santa Maria Assunta.
Entrando, si scopre un patrimonio artistico che affonda le radici nel Quattrocento. Tra le opere più antiche spicca l’antico battistero in monolite, con iscrizioni in caratteri gotici datate 1422, che racconta la lunga storia della comunità cristiana locale. Sulle pareti e sugli altari si riconoscono poi i segni di diverse epoche: il cinquecentesco altare originariamente dedicato a San Bartolomeo, arricchito da bronzetti e oggi rivolto alla Madonna, e le tre statue seicentesche collocate sul timpano del pronao che raffigurano San Prosdocimo, papa Benedetto XI e San Venanzio Fortunato, figure particolarmente legate alla storia religiosa del territorio.
Il percorso prosegue davanti alla grande pala dell’Assunta, posta dietro l’altare maggiore e firmata da Francesco da Conegliano, detto il Beccaruzzi. Ai lati e lungo la navata si incontrano altre importanti tele: la Madonna in trono con Bambino tra San Rocco e San Sebastiano di Paris Bordon, la pala dei Santi Giovanni Battista, Girolamo e Antonio Abate di Palma il Giovane, la Disputa di Gesù nel tempio di Claudio Ridolfi. A questi si affiancano il San Venanzio che inneggia alla Croce di Ubaldo Oppi, un altro San Venanzio Fortunato dovuto al pennello di Rosa Bortolan, gli affreschi del soJitto e la lunetta sopra l’ingresso realizzati da Teodoro Licini, oltre alle opere di Carmelo Puzzòlo con San Gregorio Magno, la Crocifissione e la Risurrezione ai lati del presbiterio. In questo insieme, la Pieve si presenta come una sorta di piccola galleria d’arte sacra che attraversa diversi secoli.
Nel presbiterio attirano l’attenzione le due statue poste sull’altare maggiore, raffiguranti la Fede e la Giustizia, attribuite con buona probabilità allo scultore A. Casagrande ed entrate in chiesa nel 1867 come dono del cavaliere Sigismondo Piva. Pochi anni più tardi, con l’arciprete don Giovanni Corrà, venne realizzato il nuovo portone centrale in legno in stile classico, completato nel 1883. Sopra l’ingresso esterno si ammira il bassorilievo datato 1886, opera dello scultore veneziano Augusto Benvenuti, che raffigura San Venanzio nell’atto di mostrare la reliquia della Croce a Santa Radegonda e alle religiose del monastero di Poitiers, richiamando così i legami tra la devozione locale e la storia della cristianità europea.
Tra i tesori custoditi dalla parrocchia figurano anche un ostensorio in argento del maestro Scarabello e l’unico ritratto eseguito in vita di san Gregorio Barbarigo, firmato da Rosalba Carriera, che aggiunge una nota di raffinatezza settecentesca al patrimonio della Pieve. A completare il quadro è il campanile, progettato dall’architetto Francesco Maria Preti e iniziato nel 1767, la cui cuspide fu terminata nel 1810. Nel 1862 il campanile venne arricchito da una grande meridiana, studiata dall’abate e matematico locale Giovanni Follador, che all’epoca suscitò ammirazione per le dimensioni e la precisione del calcolo. Duomo e torre campanaria hanno subito gravi danni durante la Prima guerra mondiale, quando tra il 1917 e il 1918 Valdobbiadene si trovò in prima linea sul fronte austriaco, esposta ai bombardamenti provenienti dal massiccio del Grappa. Il fatto che oggi la Pieve di Santa Maria Assunta si presenti integra e viva nella liturgia quotidiana e nelle visite dei fedeli e dei turisti racconta, in modo concreto, una fede e una comunità capaci di attraversare le prove della storia.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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