Con le prime nevicate a bassa quota, le cime prealpine tra Miane e Valdobbiadene si presentano come un grande anfiteatro bianco. È in questi giorni limpidi d’inverno che torna facilmente visibile anche il curioso profilo dell’“Ippopotamo del Monte Cesen”, una sagoma scura disegnata sul pendio dalla diversa disposizione degli alberi, che spicca nettamente sul prato innevato ed è ben riconoscibile anche dalla pianura.
Chi osserva il versante del Monte Cesen da lontano può distinguere una vera e propria figura di animale: lungo un tratto di pascoli, un bosco di faggi e abeti sembra essersi disposto in modo da creare, a colpo d’occhio, la forma di un ippopotamo. La “testa”, massiccia, e le quattro zampe si leggono con particolare evidenza quando il terreno è coperto di neve, tanto che negli ultimi anni questa curiosa conformazione naturale è diventata anche una piccola attrazione segnalata su Google Maps.
L’area è occupata da un bosco considerato “originale” proprio per il suo aspetto insolito: una macchia di alberi immersa nei pascoli, dove i faggi delineano in gran parte il disegno e gli abeti contribuiscono a definire il “corpo” dell’animale. A una prima occhiata, sembra quasi che gli alberi siano stati piantati apposta per ottenere quella forma, come un disegno naturale tracciato sul fianco della montagna.
Sull’origine di questa sagoma non esiste però una spiegazione univoca. Secondo una prima interpretazione, si tratterebbe di un semplice rimboschimento realizzato in tre fasi, tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento, da cui sarebbe nata in modo del tutto casuale la figura che si vede oggi. Una lettura che attribuisce al bosco la forza della coincidenza: gli alberi avrebbero finito per “comporre” un ippopotamo senza che nessuno l’avesse previsto.
Un’altra versione, più legata alla storia, sostiene invece che la figura sia voluta e che non rappresenti un ippopotamo, ma un bisonte. In questa chiave di lettura, sarebbe un segno lasciato dagli Austriaci, come omaggio a un animale che, secondo la tradizione, avrebbe avuto un ruolo concreto nell’espansione dell’impero austro-ungarico, fornendo latte, carne e pellicce ai soldati. L’animale diventerebbe così un simbolo di resistenza e sostegno alle truppe, fissato nel paesaggio attraverso la piantumazione mirata del bosco.
C’è poi chi vede in quella sagoma non un ippopotamo e nemmeno un bisonte, ma una grande ala. Secondo questa interpretazione, il bosco avrebbe dovuto costituire una parte dell’aquila simbolo del fascismo, un’enorme figura vegetale pensata per essere visibile anche da lontano, fino a Venezia, come dimostrazione della potenza del regime. La caduta del fascismo avrebbe interrotto il progetto, lasciando sul pendio solo una porzione dell’opera, quella che oggi viene letta come Ippopotamo del Cesen.
Nel corso degli anni, abitanti, escursionisti e osservatori hanno continuato a dare la propria personale interpretazione a questo bosco dalla forma insolita, contribuendo a renderlo un luogo che incuriosisce e fa discutere. Proprio la presenza di tante storie diverse è uno dei motivi per cui l’Ippopotamo del Cesen resta una meta da cercare con lo sguardo nei giorni sereni d’inverno, quando le colline sono imbiancate e il gioco di contrasti tra neve e alberi ne mette in risalto i contorni.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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