Vedere un lama nell’Alta Marca Trevigiana non è la prima cosa che ti aspetti. Eppure a Valdobbiadene può succedere davvero, soprattutto se segui le proposte di NaturalMenteGuide: l’idea è portarli accanto a te durante l’esplorazione delle frazioni, trasformando la passeggiata in un’esperienza diversa dal solito. La loro andatura, naturalmente più lenta, invita a osservare con calma il paesaggio, a notare dettagli che, a passo svelto, sfuggono.
Una delle mete più adatte è Ron, borghetto raccolto in una valle stretta tra Monte Cesen, Perlo e il costone che scende da Pianezze. Qui si respira un microclima particolare, tanto da permettere la coltivazione dell’ulivo. Anche il nome del luogo sembra legato all’acqua: secondo Mary, “Ron” potrebbe derivare dal celtico e indicare un luogo vicino a una sorgente. La sorgente è il Busnor, che dà origine a un piccolo corso d’acqua capace di attraversare la borgata e di segnarne, in silenzio, la geografia.
Prima di partire, però, c’è una scelta che cambia l’atmosfera della camminata: il “compagno” di percorso. Ogni lama ha un carattere riconoscibile e accompagnarsi a Kusco (più equilibrato), a Zuma (più timido), a Ukis (più allegro) o a Sapa (più fiero e amante delle rotolate nel fango) significa vivere sfumature diverse lungo lo stesso itinerario. Gli animali, tutti maschi e nati in Italia, appartengono a Mario Piccolo, che li ospita in una stalla vicino all’ospedale Guicciardini, insieme a un vecchio alpaca. Anche se arrivano da un immaginario “lontano”, qui si adattano bene, purché non restino mai soli.
Il percorso proposto è un anello non particolarmente impegnativo, anche se include qualche salita breve ma ripida. I lama la affrontano senza problemi: le loro zampe hanno una sorta di appoggio robusto, con due unghie resistenti che garantiscono stabilità. Nel loro contesto d’origine sono considerati animali domestici e vengono usati soprattutto come animali da soma, mentre gli alpaca sono apprezzati più spesso per la lana, pregiata. E c’è una curiosità che sorprende: questi animali non esistono allo stato brado, perché la loro controparte selvatica è il guanaco.
Nei tratti più chiusi del bosco capita che si fermino a brucare, e convincerli a ripartire non è sempre immediato. Non scelgono in modo “istintivo” cosa sia adatto e cosa no, quindi serve attenzione, come spiega Elena. Una cosa, però, li manda davvero in entusiasmo: il rovo. Lo masticano a lungo, quasi con gusto, e qui si notano altri dettagli buffi ma reali: hanno i denti solo nella parte inferiore e il labbro presenta un taglio centrale molto caratteristico. Quanto alla fama dello sputo, la regola è più semplice di quanto si racconti: tra loro possono bisticciare, ma verso gli esseri umani lo sputo arriva quasi mai.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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