Salendo sulla collina del castello di Vidor oggi si incontra un luogo silenzioso, dominato dal monumento-ossario e da pochi resti visibili. Eppure questo poggio, affacciato sul Piave e sulle colline circostanti, custodisce una delle storie più intense del Medioevo locale: la leggenda di Rosa e Rizzardo, riportata alla luce dalla professoressa Maurizia Manto e intrecciata agli eventi storici che, nel Trecento, sconvolsero l’intera comunità vidorese.
Per raccontarla con lo sguardo di una guida bisogna tornare al 1328, quando il castello di Vidor viene assalito da Rizzardo VI da Camino, signore di Serravalle, alleato con Gerardaccio da Collalto. In questo quadro si innesta la figura di un altro Rizzardo, non lo stesso dei documenti ma il capitano del castello, protagonista della vicenda leggendaria. Una sera, mentre passeggia tra i colli vidoresi, vede all’improvviso il castello avvolto dalle fiamme e capisce che sta accadendo qualcosa di grave. Un traditore ha aperto le mura e le truppe nemiche, dopo aver messo a ferro e fuoco il paese, sono penetrate nella fortezza.


Rizzardo si precipita verso il maniero con un solo pensiero: salvare la sua sposa, Rosa. Non riuscendo a trovarla, sceglie la via del rifugio sotterraneo, una galleria misteriosa che, secondo la tradizione, attraversava i tre colli di questa parte del Comune di Vidor per sbucare all’abbazia benedettina di Santa Bona, lungo il Piave. È un passaggio che lega idealmente il colle del castello al complesso monastico, due luoghi che ancora oggi è possibile visitare in un unico percorso.
Giunto all’abbazia, il capitano chiede notizie di Rosa, ma i monaci gli rispondono che la donna non è arrivata fin lì. La consapevolezza che la situazione sia ancora più drammatica di quanto immaginasse lo spinge a tornare di corsa verso il castello. L’assalto continua con violenza. Nelle sale e nei cortili Rizzardo trova cadaveri in ogni angolo, segno di un attacco feroce che non risparmia nessuno. In uno di questi passaggi si accorge che Rosa è stata rapita e portata in cima alla torre quadrata del maniero, trasformata in prigioniera nel punto più esposto della fortificazione.


La leggenda racconta che Rizzardo scenda nuovamente all’abbazia per cercare aiuto e conforto. È lì, all’alba del mattino seguente, che alza lo sguardo verso la torre e vede una scena destinata a restare impressa nella memoria del paese: Rosa che si getta nel vuoto per sfuggire alle violenze dei conquistatori. In quello stesso istante, “con un colpo di reni”, come recita la novella, Rizzardo si lancia a sua volta, precipitando nel Piave dalla terrazza. Il fiume, che scorre ai piedi del colle, diventa così l’ultimo testimone del loro destino tragico.
Dietro questa storia si intravede un contesto politico complesso. Nel periodo richiamato dalla leggenda il castello di Vidor apparteneva al Comune di Treviso, che lo aveva acquistato dopo il trasferimento in città dei signori locali. Sulla collina era stato istituito un Capitaniato, un presidio militare con un capitano e alcune guardie incaricate di difendere il maniero e controllare il territorio. In quegli stessi anni Treviso era minacciata da Cangrande della Scala, che proprio in Rizzardo VI da Camino e in Gerardaccio da Collalto aveva trovato due alleati fondamentali. In questo scenario i due signori conquistarono il castello di Vidor e lo “regalarono” a Cangrande, consolidando il potere scaligero sulla zona.
La professoressa Manto sottolinea come molti particolari della leggenda trovino riscontro nei documenti storici, rendendo il racconto di Rosa e Rizzardo particolarmente credibile e suggestivo. Per chi visita oggi Vidor, conoscere questa vicenda significa leggere in modo nuovo il profilo del colle del castello e il panorama sul Piave: dietro il verde delle colline e il silenzio dell’ossario si riconosce l’eco di un Medioevo fatto di assedi, tradimenti, alleanze e scelte estreme. Non a caso la storica auspica che questa leggenda venga diffusa di più, magari drammatizzata nelle scuole o messa in scena da una compagnia teatrale, perché è un racconto efficace che unisce rigore delle fonti e capacità di far percepire il clima di tensione che, secoli fa, segnò la vita di Vidor.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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