Il mammut di Vidor e il museo “La Terra e l’Uomo” viaggio nella preistoria del Montello

Foto dell'orso delle caverne
Foto dell’orso delle caverne

Chi arriva a Crocetta del Montello e chiede del museo civico di storia naturale “La Terra e l’Uomo” spesso si sente rispondere con un sorriso: è il “museo del mammut”. Il soprannome nasce dai grandi resti fossili di questo animale preistorico esposti nelle sue sale, legati in modo diretto al territorio di Vidor e del Montello.

Tutto comincia nel 1974, nella cava Codello di Vidor. Qui, durante normali attività di scavo, emergono ossa di dimensioni fuori dal comune. La scoperta viene affidata al dottor Vittorio Borselli dell’Università di Firenze, che coordina gli interventi con il Gruppo Archeologico di Crocetta del Montello e con l’Istituto di Geologia dell’Università di Padova. È l’inizio di uno scavo che farà conoscere il nome di Vidor e di Crocetta in tutto il Veneto e oltre, trasformando il museo in una meta fissa per gite scolastiche e percorsi didattici.

L’esemplare conservato oggi al museo risale al Pleistocene superiore, nella fase della glaciazione würmiana compresa fra 70 mila e 20 mila anni fa. Si tratta di un mammut maschio, alto circa tre metri e mezzo alla spalla e con un’età stimata oltre i 35 anni. Viveva in un ambiente molto freddo e arido e, dopo la morte, il suo corpo venne inglobato in sedimenti argillosi di tipo lacustre, in seguito ricoperti da una breccia minuta di soliflusso, tipica di un contesto periglaciale.

L’identificazione e il restauro del reperto sono opera del professor Azzaroli e dello stesso Borselli, mentre il recupero fu possibile grazie alla sensibilità di Enrico Codello, proprietario della cava, cui è intitolata la sala che oggi ospita lo scheletro. Chi visita il museo può quindi leggere, oltre alle schede scientifiche, anche la storia umana di una scoperta resa possibile dalla collaborazione fra studiosi, appassionati e privati.

MAMMUT 4

 

Il direttore del museo, il dottor Antonio Paolillo, ricorda gli anni Settanta come una stagione vivace per l’archeologia e la paleontologia locali. A Crocetta si era formato il Centro Montelliano Ricerche, un gruppo di una ventina di ragazzi poco più che ventenni, accomunati dalla passione per queste materie. Quando si diIonde la notizia delle ossa rinvenute a Vidor, il gruppo accorre in cava, comprende subito l’importanza del ritrovamento e aIianca l’università in tutte le fasi dello scavo.

Dalla zanna, lunga tre metri e sessanta, gli studiosi deducono che il mammut di Vidor è fra gli esemplari più grandi rinvenuti in Europa. Si tratta di un maschio adulto, probabilmente vissuto in un periodo interglaciale, come indica il fatto che le zanne non sono consumate. Un dettaglio che smentisce l’immagine comune del mammut immerso costantemente tra neve e ghiaccio e che aiuta a comprendere meglio i cambiamenti climatici di quelle epoche remote.

Il percorso espositivo non si ferma però al solo mammut. Proprio di fronte alla sua area si trova un altro protagonista del museo, l’orso delle caverne, esposto in una grande vetrina centrale. Il suo scheletro è stato ricostruito utilizzando resti provenienti dagli scavi nella grotta Bus de la Bela, a Lamon, in provincia di Belluno. Si tratta di un animale per lo più erbivoro, la cui morte è probabilmente avvenuta durante il letargo, quando neve e ghiaccio hanno chiuso l’accesso alla grotta impedendogli di uscire.

Visitare “La Terra e l’Uomo” significa seguire un vero filo cronologico. Il museo si sviluppa in cinque ambienti concettualmente distinti. Nella parte introduttiva sono raccolti fossili e teorie sull’origine della vita. A seguire, una grande sala dedicata all’evoluzione, suddivisa in quattro settori: nel primo si osserva il passaggio dagli invertebrati ai vertebrati con particolare attenzione a pesci e anfibi; nel secondo compaiono i rettili e, in modo speciale, i dinosauri; il terzo è dedicato alla nascita e alla diffusione dei mammiferi; l’ultimo espone fossili locali che raccontano l’origine delle montagne della zona e reperti provenienti dal Brasile, utili a visualizzare l’ipotesi della deriva dei continenti.

Gli altri spazi parlano dell’evoluzione dell’uomo nel Quaternario, dei grandi mammiferi dell’ultima glaciazione rinvenuti nel Veneto – tra cui appunto mammut e orso delle caverne – e della storia dell’umanità letta attraverso le sue invenzioni, dalla scheggiatura della pietra fino alla scrittura. Il percorso è pensato per un pubblico ampio e per fasce d’età diverse, con pannelli, modelli e spiegazioni che accompagnano passo dopo passo.

Secondo il dottor Paolillo, molti ragazzi si avvicinano alla scienza partendo proprio dalla curiosità per dinosauri e grandi animali estinti. Gli studi più recenti, richiamati nelle visite guidate, spiegano come l’evoluzione di molti dinosauri conduca al mondo degli uccelli, collegando così reperti del passato e animali che oggi vediamo comuni nei cieli del Montello. Anche per questo il museo è stato riconosciuto in passato dal Centro nazionale per la ricerca scientifica francese come uno dei più funzionali d’Italia dal punto di vista didattico.

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