A San Pietro il sorriso di Luciani torna davanti alla folla: beatificazione e abbraccio finale con Papa Francesco

Roma, Piazza San Pietro, domenica 4 settembre 2022. In una mattina che comincia sotto la pioggia e finisce con un cielo limpido, la figura di Albino Luciani, vescovo di Vittorio Veneto, patriarca di Venezia e papa per 33 giorni con il nome di Giovanni Paolo I, viene consegnata ufficialmente alla memoria della Chiesa come Beato. È un passaggio atteso da anni, seguito passo passo anche da chi arriva dal Nordest, con centinaia di fedeli delle diocesi di Belluno-Feltre, Vittorio Veneto e Venezia presenti in Vaticano.

Durante l’omelia, Papa Francesco traccia un ritratto che colpisce per semplicità e precisione. Parla di un uomo che ha vissuto “nella gioia del Vangelo, senza compromessi”, di un pastore “mite e umile” che si considerava “polvere” su cui Dio aveva scelto di scrivere. E poi insiste su un’immagine che torna spesso quando si nomina Luciani: il sorriso. Un sorriso capace, dice il Pontefice, di trasmettere la bontà del Signore, e di indicare una Chiesa dal volto “lieto, sereno, sorridente”, una Chiesa che non chiude porte, non indurisce cuori, non vive di risentimento e non resta prigioniera di nostalgie. Parole ascoltate in silenzio e poi riprese come un filo comune da chi era lì, perché raccontano Luciani senza trasformarlo in icona distante.

La celebrazione, solenne e insieme molto “corale”, mette in evidenza un altro elemento che si nota subito anche solo guardando la piazza: la presenza di delegazioni e personalità provenienti da contesti diversi, per provenienza e appartenenza religiosa. È un dettaglio che viene sottolineato anche dalla liturgia stessa, con la seconda lettura e le preghiere dei fedeli proposte in più lingue. L’impressione, per chi segue, è che questa pluralità non sia un semplice protocollo, ma un modo per far emergere un tratto legato alla figura di Luciani: l’attenzione alla pace e alla cooperazione internazionale, valori che aveva richiamato durante il suo lungo ministero e già nei primi giorni di pontificato.

Il tempo atmosferico, come spesso accade a Roma, entra nella scena quasi come un personaggio. A celebrazione iniziata la pioggia battente crea un momento di difficoltà reale: pellegrini e rappresentanti delle istituzioni cercano riparo come possono, tra mantelle e ombrelli improvvisati. Proprio per questo, quando la pioggia si ferma, la schiarita si fa sentire quasi fisicamente. A metà rito compare un sole pallido, poi la giornata si apre del tutto e la luce finisce per abbracciare l’intera piazza, regalando un finale quasi estivo.

Per i fedeli arrivati dal Veneto l’emozione è difficile da raccontare “a freddo”. Nell’articolo si dice apertamente che non è facile riprodurre per iscritto ciò che si percepiva tra le file e lungo le transenne. In mezzo alla folla spuntano cartelli e striscioni colorati con i nomi delle comunità, come se ogni paese volesse “esserci” con la propria voce. E quando, alla fine, Papa Francesco saluta i presenti delle tre diocesi legate a Luciani, dalla piazza si alza una grande ovazione: un momento compatto, quasi di famiglia, che chi era lì difficilmente dimentica.

Nelle prime file riservate trovano posto molte autorità. Viene segnalata la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al ministro Federico D’Incà, al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti, oltre ad altri rappresentanti delle istituzioni. Anche questo dettaglio restituisce la portata dell’evento: non solo una celebrazione religiosa, ma un momento riconosciuto come significativo per un territorio intero.

Le parole raccolte a margine aiutano a capire il clima. Federico D’Incà parla di un lungo e intenso momento di pace, ricordando la grandezza umana e spirituale di Luciani, la sua attenzione verso il prossimo e quella lungimiranza che, nel suo percorso, lo portò fino al pontificato. Richiama anche l’immagine del “viaggio” iniziato nelle Dolomiti bellunesi, come se, in quella mattina romana, se ne potesse quasi respirare l’aria, soprattutto mentre la beatificazione avveniva sotto la pioggia.

Luca Zaia si sofferma invece su un passaggio simbolico: il momento in cui “sale il drappo” e viene scoperta l’immagine del Beato Giovanni Paolo I. Il suo sorriso, riapparso dalla loggia di San Pietro, riporta alla memoria l’emozione del 1978, i giorni dell’elezione e quel modo immediato di entrare nel cuore delle persone. Zaia parla di orgoglio per un Papa che la terra veneta riconosce come modello di vita dedicata alla comunità, fino a dimensioni universali, e insieme come testimone di valori che il territorio sente ancora propri.

Sindaco di Canale d’Agordo e presidente della Provincia di Belluno

Arriva anche la voce del presidente della Provincia di Belluno, Roberto Prandin, che definisce la beatificazione un momento storico per la terra che ha dato i natali a Luciani e una festa che va oltre i confini locali, perché il “Papa del sorriso” è rimasto nel cuore di tanti nonostante il pontificato brevissimo. E poi c’è il livello più intimo, quello della comunità d’origine. Flavio Colcergnan, sindaco di Canale d’Agordo, parla di una gioia che “non si riesce ancora a comprendere pienamente”, e di un evento che i canalini – dice – vivranno d’ora in poi momento per momento, prendendo consapevolezza di cosa significhi avere un concittadino tra i beati.

Quando la messa termina, la piazza cambia ritmo. Sotto un cielo ormai terso, tantissime persone restano ancora lì, si avvicinano alle transenne lungo il percorso della papamobile, con il desiderio semplice di salutare Papa Francesco e ricevere la benedizione al suo passaggio. È una chiusura molto romana e, insieme, molto veneta: composta, emozionata, fatta di attesa e di gratitudine.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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