Dal Col Visentin alla Berlinale: il superstite Gastone Bettanini e la tragedia del Fadalto

Chi oggi percorre la Val Lapisina o sale verso il Fadalto non immagina sempre che questi versanti, a pochi chilometri da Vittorio Veneto, siano stati teatro di una delle sciagure aeree più dolorose della storia locale. L’11 marzo 1967, alle pendici del Visentin, un bimotore della compagnia Aeralpi si schiantò nella nebbia mentre era in volo da Venezia verso Cortina d’Ampezzo. A bordo c’erano cinque persone: il pilota Mario Bignetti, il secondo pilota Giovanni Jalla e tre passeggeri, Aldo Tait, Gino Bogliati e l’attore romano Gastone Bettanini, noto al pubblico per le sue interpretazioni accanto ad Alberto Sordi nel film “Il vedovo” di Dino Risi. Solo lui sopravvisse all’impatto.

L’aereo era partito da Milano con diciassette persone a bordo, ma la maggior parte dei passeggeri era scesa allo scalo di Venezia. Il volo verso Cortina proseguì così con i tre soli viaggiatori diretti in montagna, insieme ai due membri dell’equipaggio. Sopra Vittorio Veneto una nebbia fittissima convinse il comandante a interrompere la salita e a tentare una manovra per mettersi in sicurezza. La virata improvvisa verso sinistra, però, fu fatale: davanti alla rotta del velivolo si alzava la parete del Col Visentin, nascosta dalle nubi basse. Pochi istanti più tardi, in Val Lapisina, si udì l’urlo dei motori fuori giri seguito da un boato, come ricorda ancora chi, ragazzo allora, si trovava nei paesi del fondovalle.

L’impatto avvenne in una zona impervia, nei pressi del sentiero che sale verso il Verdil, non lontano dal tracciato dell’odierna strada e dai Laghi Blu. I soccorsi, partiti dal Fadalto e da Vittorio Veneto, si trovarono di fronte a una scena durissima: i rottami sparsi sul pendio, il bosco devastato, i corpi dei due piloti e di due passeggeri senza vita. In mezzo a quel groviglio, incredibilmente, Bettanini era ancora cosciente. Fu lui a rappresentare la memoria vivente di quella tragedia, raccontando in seguito le sensazioni degli ultimi minuti di volo e il momento dell’urto.

L’attore, che aveva lavorato sul set con Sordi e con altri protagonisti del cinema italiano, divenne così il filo che legava il mondo dello spettacolo a questo versante delle Prealpi, di solito associato alle vacanze in Cadore o ai viaggi verso il Bellunese. Per Vittorio Veneto e per le comunità della Val Lapisina, però, la sciagura del Fadalto rimase impressa soprattutto come un evento collettivo: l’eco del disastro attraversò i paesi, entrò nelle cronache locali e nelle testimonianze di chi partecipò ai soccorsi o vide dall’alto, nei giorni successivi, i segni dell’impatto sulle pendici del monte.

Nel tempo questa storia rischiava di scivolare nell’oblio, confusa tra altre vicende di cronaca e cambiamenti del paesaggio. A riportarla al centro dell’attenzione è stato il lavoro di ricerca e documentazione di appassionati e studiosi del territorio, come il reporter e escursionista Giovanni Carraro, autore di un documentario che raccoglie immagini d’epoca e testimonianze dei protagonisti, proiettato in varie occasioni proprio ai Laghi Blu del Fadalto. Le serate dedicate al disastro del 1967 hanno permesso di ricomporre volti, nomi e ricordi, inserendo la sciagura in una narrazione più ampia che comprende anche altri incidenti aerei avvenuti in quest’area.

Per chi oggi sceglie di esplorare la Val Lapisina lungo i sentieri che salgono verso il Verdil e il Visentin, o di fermarsi sulle rive dei laghi, la memoria del disastro del Fadalto aggiunge una dimensione in più al paesaggio. Le stesse pareti che fanno da sfondo alle passeggiate e alle escursioni sono le quinte di una storia dolorosa, segnata dal fragore di un velivolo che non è mai arrivato a destinazione. Camminare qui, con la consapevolezza di ciò che accadde l’11 marzo 1967, significa riconoscere anche questo capitolo nella storia di Vittorio Veneto e del suo territorio, in cui la vicenda di un unico superstite – l’attore Gastone Bettanini – continua a ricordare quanto, a volte, la cronaca locale sappia intrecciarsi con il grande schermo e con la memoria collettiva di un’intera regione.

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