Chi si avvicina alla storia di Vittorio Veneto scopre presto che non sono solo le piazze, le chiese o i palazzi a raccontare il territorio. Anche i cognomi, letti con attenzione, diventano una piccola carta geografica della memoria collettiva. Tra le diverse famiglie di cognomi che popolano l’Alta Marca, l’esperto Giovanni Tomasi invita a guardare da vicino i cosiddetti “locativi”: quelli che indicano in modo esplicito la provenienza di una persona o della sua famiglia.
Sono cognomi che nascono quando, in una comunità, arriva qualcuno “da fuori” e lo si identifica proprio in base al luogo d’origine. È il caso di Schiavon, Alamanno, Carniel, Cenedese, Venezian, solo per citare alcuni esempi. In molti casi non si parla di spostamenti da un quartiere all’altro, ma di veri movimenti di popolazione che, nel corso dei secoli, hanno portato nel Triveneto famiglie provenienti da altre regioni italiane o da Paesi vicini. Tomasi ricorda per esempio il cognome Todesco, che indica la provenienza tedesca e che nel Sud Italia cambia veste, diventando Alamanno.
Accanto ai riferimenti al mondo germanico, compaiono i cognomi che richiamano l’area slava. Schiavon, molto diIuso nella Marca, è un cognome locativo legato agli slavi arrivati dalla Dalmazia interna e dalla Croazia orientale. Dalla fascia occidentale della costa adriatica derivano invece forme come Croato, Crovato, Crevate, Crevatini, presenti soprattutto in Friuli- Venezia Giulia. Nelle regioni meridionali la stessa logica si ritrova in nomi come Greco, Albanese o Turco, che indicano chiaramente un’origine esterna rispetto al contesto in cui il cognome si è fissato.
Una parte consistente dei cognomi locativi rimanda poi alle regioni italiane. Nel Trevigiano non è raro imbattersi in Furlan, Carniel, Trentin, Visentin, Padovan, Pavan, Veronese, Venezian, Veneziani, Lombardo. Si riconoscono a colpo d’occhio e raccontano di famiglie arrivate nel tempo dal Friuli, dal Bellunese, dal Trentino, dal Veneto centrale o dalla Lombardia, e stabilitesi in pianura o in collina fino a diventare parte integrante del paesaggio umano locale.
Oltre ai riferimenti più ampi, legati a regioni e Stati, esiste un filone di cognomi che racconta spostamenti molto più circoscritti, spesso all’interno dello stesso territorio comunale. Qui entrano in gioco i cognomi che portano direttamente il nome del paese o la sua forma aggettivale: Ceneda e Cenedese sono due esempi evidenti, ma lo stesso vale per Cuzziol e Cuzzolin, Borghelle e Borghelot, Tarzariol, Fratariol, Revinot, Fregonat, Fregonese. In questi casi il cognome segnala l’origine da una specifica località o da una contrada vicina, quasi a dire “è quello che viene da…”.
Secondo Giovanni Tomasi, il solo Comune di Vittorio Veneto conta una ventina di cognomi locativi nati proprio da questi luoghi di provenienza interna al territorio comunale. È un numero significativo, che dimostra quanto i movimenti anche di breve raggio – da un paese all’altro, da una frazione alla città – abbiano lasciato tracce durature nel modo di nominare le famiglie. Ogni cognome diventa così una piccola etichetta geografica, utile a collocare le origini di chi arrivava in un nuovo contesto abitativo.
A volte, dietro a un cognome locativo, si nasconde anche un ricordo personale. Tomasi racconta, per esempio, del nonno che aveva fatto l’apprendistato a Pieve di Soligo dai Possamai e che, proprio per questo, veniva chiamato “Bepi Revine”, a indicare con una sola espressione sia il nome di battesimo sia il paese di provenienza. È un piccolo frammento di vita quotidiana che restituisce bene il modo in cui il linguaggio popolare intrecciava nomi, luoghi e relazioni sociali.
Per chi passeggia oggi tra Vittorio Veneto, le colline del Prosecco e i centri della Marca Trevigiana, conoscere il significato dei cognomi locativi aggiunge un tassello al racconto del territorio. Leggere sull’elenco comunale o sulle vecchie lapidi nomi come Cenedese, Furlan, Venezian o Fregonese significa riconoscere dietro quelle lettere la traccia di antichi spostamenti, incontri fra culture vicine e lontane, legami con paesi che, nel tempo, sono diventati parte della stessa comunità. Anche così, attraverso la lingua e la memoria dei nomi, il paesaggio umano dell’Alta Marca continua a raccontare le proprie origini.
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