“La fiamma olimpica si è spenta, ma il suo fuoco vivrà in ognuno di noi”: chiusi in Arena i Giochi invernali Milano Cortina 2026

Nonostante la datazione incerta, l’Arena di Verona sta per compiere 2mila anni e ha festeggiato in anticipo questo compleanno in grande stile, diventando la location d’eccezione per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026.

Tutto ha avuto inizio con una carrellata di riferimenti alla storia dell’Arena, grazie a una serie di dettagli: dagli abiti del Settecento all’iconico balcone con Giulietta, fino alle opere lì più rappresentate, come Madama Butterfly, Figaro, Aida, Rigoletto (solo per citarne alcune), mentre le riprese hanno portato lo spettatore in un suggestivo viaggio nel “dietro le quinte”.

Poi il palco ha iniziato ad animarsi con la suggestiva eleganza settecentesca, con un tripudio di costumi e di note, tra cui quelle della Traviata, dando l’impressione di trovarci letteralmente all’Opera.

I vari personaggi sono “usciti” dalle varie opere, guidati dall’attore e doppiatore Francesco Pannofino, per incontrare le delegazioni con i 1.400 atleti (sui 2.900 che hanno partecipato ai Giochi), in quello che è stato definito “un incontro storico”. Sport e musica, quindi, si sono incontrati, per fondersi tra loro.

Poi, in compagnia dell’attrice Benedetta Porcaroli, lo spettatore ha ascoltato le note conclusive della Traviata. “Facce d’Italia”, un progetto con un omaggio all’artista Giosetta Fioroni, ha fatto sfilare i volti di diverse persone comuni, sullo sfondo di un’esibizione artistica messa in scena da un gruppo di danzatori, i quali hanno introdotto l’ingresso in Arena del Tricolore, quest’ultimo portato da volontari, ex atleti e componenti di associazioni che hanno fatto molto per lo sport.

Gli applausi sono cresciuti di fronte agli atleti italiani medagliati, che hanno permesso al Paese di fare un’ottima figura a livello internazionale.

Il picchetto d’onore dell’Arma dei Carabinieri si è quindi occupato di issare prima la bandiera olimpica e poi quella italiana: un momento che ha lasciato spazio all’esecuzione dell’Inno nazionale.

Quindi l’arrivo della fiamma olimpica, con cui lo scorso 6 febbraio è stato acceso il braciere, in contemporanea, sia a Milano che a Cortina d’Ampezzo.

La fiamma è stata portata dai leggendari Silvio Fauner, Maurilio De Zolt, Marco Albarello e Giorgio Vanzetta, tutti ex fondisti che ai Giochi invernali del 1994 a Lillehammer (Norvegia), riuscirono a strappare la vittoria agli stessi norvegesi. Una vittoria ancora oggi ritenuta un’impresa memorabile.

Ed è così che la simbolica accensione dei cerchi olimpici ha reso l’Arena una sorta di stadio, che ha accolto l’ingresso delle varie delegazioni con le bandiere, prima fra tutte quella della Grecia, dove tutto ebbe inizio.

Poi è stato il momento dell’ingresso degli atleti, condito dall’atmosfera canora di alcuni dei più noti brani italiani e con vari abiti di scena sullo sfondo.

Non è mancato un omaggio canoro alla figura di Ornella Vanoni, che ci ha lasciato pochi mesi fa.

La sfilata di immagini dei tanti momenti legati alle gare ha quindi dato il “la” alle suggetive coreografie allestite per l’occasione: l’Italia se già aveva fatto una magnifica figura con la cerimonia di apertura, di certo non è stata da meno neppure in occasione di questa serata di chiusura, grazie all’eleganza di quanto portato in scena e ai riferimenti fatti ai vari ambiti che hanno reso memorabile il nostro patrimonio culturale, come i versi della Divina Commedia dantesca.

Le suggestioni artistiche hanno quindi lasciato nuovamente spazio allo sport, con la premiazione della 50 chilometri dello sci di fondo femminile, gara contraddistina dal primo posto della Svezia, nazione seguita da Norvegia e Svizzera.

Poi è toccata alla premiazione della 50 chilometri dello sci di fondo maschile, dove la Norvegia ha fatto la tripletta, conquistando l’oro, l’argento e il bronzo.

Un grande “grazie” è stato quindi detto ai 18mila volontari (dai 18 agli 80 anni) provenienti da 70 Paesi (avevano fatto richiesta 100mila persone) che si sono messi in campo gratuitamente: una loro rappresentanza è entrata in scena sulle note del brano “Blue” degli Eiffel 65, riproposto da Gabry Ponte.

Significativa, a tal proposito, la storia di Mario Gargiulo, 88enne originario di Napoli e veronese di adozione, ex militare che anche nel 1956 prese parte a questa avventura olimpica come volontario.

Lo scenario dell’acqua e la Laguna hanno fatto compagnia alla performance della cantautrice Joan Thiele e del ballerino Roberto Bolle, prima che venisse alzata la bandiera della Grecia con i marinai della Brigata “San Marco” e fosse intonato l’inno olimpico, con il picchetto d’onore dei Granatieri di Sardegna.

Questo momento è stato seguito dal passaggio ufficiale della bandiera olimpica ai rappresentanti della Francia: le Alpi francesi ospiteranno i prossimi Giochi invernali, motivo per cui è stata issata la bandiera di quella nazione.

Giovanni Malagò (presidente del comitato organizzativo dei Giochi olimpici invernali) e Kirsty Coventry (presidentessa del Cio – Comitato olimpico internazionale) hanno quindi fatto i loro saluti e discorsi istituzionali.

Grande, grandissima Italia, sei stata di parola. Alla cerimonia di apertura ho detto di essere orgoglioso di essere italiano: oggi lo sono ancora di più. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato e creduto in noi – ha detto Malagò, rivolgendo delle particolari parole di gratitudine agli atleti – Abbiamo dimostrato che un altro mondo è possibile, tramite lo sport. A tutti gli italiani posso dire che la nostra missione olimpica è stata compiuta”.

“Avete dato il vostro meglio e lo avete condiviso con noi: questo è il vero spirito olimpico, dimostrandoci cos’è il rispetto e l’amicizia. Ci avete dimostrato che i Giochi olimpici sono un posto per chiunque, dove lo sport unisce. A tutti voi ‘grazie’ per aver reso così magici questi Giochi – ha affermato Kirsty Coventry, per poi ringraziare le istituzioni per ‘aver condiviso il meglio dell’Italia con il mondo’ – Avete determinato uno standard alto di organizzazione per il futuro. A tutti voi grazie dal profondo del cuore. Spero che abbiamo ispirato generazioni con lo spirito olimpico”.

Kirsty Coventry ha quindi dichiarato chiusi i Giochi olimpici invernali 2026: “Ci vediamo nel 2030”, il suo saluto.

Ma i patiti dello sport, nonostante un po’ di tristezza per il termine di questa avventura, non devono dimenticare che, a breve, ne inizierà un’altra: dal 6 al 15 marzo si svolgeranno le Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026.

Dopo i discorsi ufficiali, si è esibita la pianista jesolana Gloria Campaner, mentre la fiamma olimpica si è spenta in contemporanea a Milano e a Cortina d’Ampezzo.

In seguito l’Arena ha mutato nuovamente veste, diventando una sorta di discoteca a cielo aperto.

Le emozioni hanno toccato il livello più alto con Achille Lauro, originario proprio di Verona, che ha cantato il suo brano “Incoscienti giovani”. Canzone che ha definitivamente dettato la chiusura di questa serata storica.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Rai 1 – Cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali – diretta del 22 febbraio 2026; Qdpnews.it. Video: Qdpnews.it)
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