Torna implacabile anche quest’anno l’ormai mitico “pagellone” made in Cornuda della prima serata di Sanremo 2026, con i graffianti e irriverenti giudizi della vicesindaca Erica Condio, grande appassionata di musica e cantante per diletto.
Un appuntamento social ormai divenuto una piacevole tradizione, anche per chi non fosse riuscito a seguire per intero (o per nulla) la serata d’esordio del Festival di martedì scorso. Ed ecco allora, esibizione per esibizione, il commento senza sconti dell’implacabile avvocato civilista cornudese. Godetevelo, basta solo un po’ di ironia e lo stare al gioco.
Confesso che avrei barattato Sanremo con un’altra settimana di Olimpiadi. Noi che siamo diventati una Repubblica fondata sul Curling e sul quadruplo Axel. Però sono cresciuta con solidi valori e principi: Sanremo si guarda comunque, ad ogni costo, a prescindere. Ho visto il Sanremo 1989 condotto dai “figli di”. Sono sopravvissuta al Sanremo 2004 di Simona Ventura e Tony Renis, al quale partecipò il Gruppo Karaoke di Mariano Comense (visto il boicottaggio da parte delle case discografiche). Quindi armiamoci e partite. Ma le premesse non sono incoraggianti…
La presenza di Laura Pausini ed il cast al limite del numero delle ricerche gratuite su chat gpt sono uno scoglio non indifferente.
Poi ho pensato che Laura ha chiamato sua figlia unendo le iniziali sue e del suo compagno (PAOlo+LAura= Paola): se i miei genitori avessero fatto la stessa cosa mi chiamerei GIAMA o MAGIA. Provate a fare lo stesso anche voi e ringraziate il cielo di non essere figli di Laura Pausini, quindi ce la possiamo fare.
La giuria di qualità di “Casa Condio” quest’anno vede due prestigiosi nuovi membri: direttamente dalla Scuola Materna di Cornuda “Il Mostro Tito” (grande esperto di emozioni) e Dumbo.


Carlo Conti presenta il Festival con la forzata nonchalance di chi va in posta a ritirare una raccomandata sapendo che o è una multa, o un avviso di accertamento dell’agenzia delle entrate o il bollo auto non pagato dallo zio Pinuccio che ha fatto sparire la macchina in Tunisia senza radiarla. Lui a Sanremo non ci vuole stare, non ci vuole stare!
Olly: entra vestito da Zorro che va a ballare latino americano. Canta la sua, se ne va col “col cavolo sto qua di nuovo cinque sere…tante belle cose, grazie graziella grazie al…”. Non si dice. E se ne va.
Laura Pausini: entra e piange e dice che “è molto felice”. Noi meno, molto meno, ma avremo modo di tornare sull’argomento. Nelle prime cinque parole già si autoincensa. Un po’ Morticia Addams ma con un eccesso di piastra sulle lunghezze. Parla sopra il povero Carlo Conti che ne ha già le palle piene e vuole solo arrivare a domenica mattina, così va a casa a fare il giardino.
- 20.54 si inizia
DITO NELLA PIAGA: un misto tra Lana del Rey e Biancaneve post moderna. Canta la sua “Che Fastidio” appena dopo l’intervento di Laura Pausini: crudeltà o messaggio subliminale? Ai posteri l’ardua sentenza.


MICHELE BRAVI: posa alla Humprey Bogart. La prima delle 385 ballate di questo Festival. Il bello di Michele Bravi è il timbro particolare, il brutto è che sembra costantemente stonato. La canzone passa come lo sgroppino. Avanti coi secondi.
SAYF: ha riscattato i gioielli che lo scorso anno Tony Effe ha dato in pegno al Monte di Pietà, e con il ricavato ha potuto risarcire il danno derivante dalla sua partecipazione dello scorso anno. Confesso: ho dovuto googlare per capire chi fosse. E ancora non lo so. Dicono che sia una canzone importante, dal testo impegnato. Quel che si diceva degli Avion Travel quando vinsero Sanremo 2000, ma sfido chiunque a ricordare la canzone. Il ragazzo avrà maggiore fortuna.
MARA SATTEI: e ci risiamo. Ancora dallo scorso anno non riesco a distinguere la triade Mara Sattei- Gaia- Clara. Se poi ci aggiungiamo che Mara Sattei si chiama in realtà Sara Mattei il dramma è fatto. Gli autori del suo brano (Sattei Donadei Brun) sono messi in fila che sembra uno scioglilingua tipo sequenza dei nomi al femminile più gettonati del 2023 (Amalia Amelia Adele Agnese). Canzone che per certi versi ricorda la partecipazione di Lorella Cuccarini al Festival del 1995. Che ricordo solo io, appunto. Ah, il vestito ricorda quello da sposa di Carrei Bradshaw e glielo invidio un sacco (infatti è Vivienne Westwood).
DARGEN D’AMICO: vestito da parquet (questo lo diranno tutti) con un che di Patrick Stella (vedi SpongeBob, questo lo dirò solo io). E poi mi sono distratta. Il nome del Teatro Ariston deriva dal greco (migliore, magnifico): io invece pensavo che fosse l’Ariston della marca di elettrodomestici anni ‘80. Giusto per dire qualcosa.
MOMENTO PEPPE VESSICCHIO: SENZA DI LUI NON E’ FESTIVAL. SIMBOLO, TRAGHETTATORE, SERIO MA MAI SERIOSO. Momento giusto fino a quando la telecamera stacca sull’autoproclamata “Santa Laura Pausini “ che dice “sono certa che sarebbe felice in questo momento, anzi lo è”. Poi parte il momento “ricordo dei morti” e Carlo Conti recupera Maurizio Costanzo che è mancato il 24 febbraio 2023. Tempestivo.
CAN YAMAN: un turco che parla romano. Per chi se lo ricorda sembra Costantino, il primo tronista di Uomini e Donne. Una promozione all’attivatore dell’American Gold da usare sia in cabina che in spiaggia. A prova di eritema ma sconsigliato dai dermatologi.
ARISA: niente da dire, sa cantare anche vestita da Liza Minelli. Il brano è un po’ Mary Poppins un po’ Sirenetta (e lo diranno tutti). Però, parliamoci con onestà, sareste in grado di reggere un concerto di Arisa?
LUCHE’: classe 1981 (come la sottoscritta) quindi alta la bandiera. Voto 10 al biondo platino alla Tadej Pogacar – Eminem. Per il resto sembra quando parli a qualcuno dei film di Spike Lee e questo capisce male e si immagina Bruce Lee che fa la mossa del dragone tibetano.
- 21.49: Carlo Conti chiama l’applauso per i nostri nonni che sono morti per la nostra libertà. Poi arriva la Pausini a dirci che dal 1946 siamo donne libere. Forse i luoghi comuni danno punti al Fantasanremo. Ad un certo punto arrivano a prelevare la signora Gianna di forza. Peccato perché sino a questo momento è stato il momento più interessante della serata.
TOMMASO PARADISO: da non confondere con la Kinder Paradiso. Altra ballatona, anche per quest’anno abbiamo la colonna sonora della prossima fiction di Raiuno. Lui sembra un po’ il medico di “Bianco Rosso e Verdone”. Entusiasmante come un passaggio sotto al telepass.
ELETTRA LAMBORGHINI: pare che nei giorni antecedenti l’avvio del Festival abbia fatto tanti aerosol per preservare la voce. Probabilmente non la sua. Che sembra un po’ quella di Romina Power (l’avete mai sentita voi?) e tanto quella delle coriste che sono costrette ad un super lavoro per portare il pezzo a casa. Si porta appresso i ballerini che furono di Paola e Chiara e l’ #adv dell’azienda socio sanitaria di Sanremo.
PATTY PRAVO: dietro le quinte ha fatto i debiti scongiuri sentendo Carlo Conti fare l’elenco dei morti, nel timore che inserisse anticipatamente anche lei.
SAMURAI JAY: l’edizione 2026 è piena di emuli di Mahmood, e Samurai Jay è unico di questi. Treccine, ballettini, pronto per diventare virale su tik tok. Ma i cinque cellulari nella tuta gold sono ben altro.
- ORE 22.24: la pubblicità è accolta con una standing ovation, manco fosse la rottamazione quinquies
TIZIANO FERRO: uno di noi, un quarantenne un tantino imbolsito, il classico amico che appena lo inviti a far qualcosa si mette a piangere balbetta e arriva e ti ringrazia perché non lo chiama mai nessuno. Affronta il palco come una sessione in un gruppo di auto mutuo soccorso. Tira qualche stecchetta, poi gli danno il microfono in mano e comincia a raccontare i suoi drammi che a Carlo Conti parte già lo skazzo. Poi arriva Laura Pausini che ha scambiato l’Ariston per un B&B tante sono le volte che ha detto “bentornato a casa”. Pare abbia già sublocato il posto destinato all’orchestra che non si vede mai perché forse non c’è o se ne è andata per la disperazione di dover tirare domenica.


RAF: gli si perdonano anche i capelli tatuati. A 66 anni ha ancora un suo perché. Un uomo che dopo non so quanti anni canta ancora così l’amore per la sua compagna fa quasi tenerezza. Alla faccia dei casi umani, dei disagi, lui resta il re del self control. La canzone non è indimenticabile ma è un po’ come l’argomento a scelta nelle interrogazioni. Porta a casa la sufficienza.
- 22.58: siamo a 13 cantanti su 30.
J-AX: entra in scena con la “bagolina” e con le majorette. Un po’ Samarcanda, un po’ Sei un mito, un po’ La terra dei cachi. Nel quadro della serata è come quando stai facendo il sonnellino pomeridiano e uno ti toglie la copertina e ti svegli di colpo.
- 23.03: Dal Suzuki Stage arriva Gaia. O Mara Sattei. O Clara. Non siamo neanche a metà dei cantanti in gara. Passa la Protezione civile consegnando acqua e generi di prima necessità
FULMINACCI: ogni Festival ha la sua quota indie. Se la sono giocata a tresette lui, Gazzelle e Ariete. Vestito come un impiegato allo sportello delle (già) Veneto Banca – Banca Popolare di Vicenza prima dell’intervento del fondo di garanzia. Si esalta solo lui nel cantarla. Mi viene in mente quel che mi dice la mia insegnante di musica “se suonassi come X neanche io vorrei sentirmi”. Però mi riservo di ascoltarlo con più calma.
LEVANTE: ha dichiarato di non essere a Sanremo per i fiori ma per cantare. La potente lobby dei fiorai di Sanremo ha trovato il suo nuovo nemico giurato. Dopo Blanco, Levante. Tante vittime ha fatto la decolorazione che pure lei è tornata mora. La canzone è la colonna sonora del Principe d’Egitto e la voce ogni tanto sembra mancare. Però i fiori se li porta a casa. Chi disprezza ama. Il vestito la fascia un po’ troppo. Come quando metti le calze a compressione graduata ma di una taglia troppo piccola.
- 23.22: SIAMO A META. IL PANDA ARMANDO SI E’ CAPOTTATO DALLA DISPERAZIONE
FEDEZ e MARCO MASINI: Masini ha vinto Sanremo 2004, quello di Simona Ventura e Tony Renis. E’ lui che tiene in piedi la baracca di questa canzone. Francamente non capisco che c’azzecca la parte di Fedez. Ognuno canta il suo ma alla fine sono due pezzi diversi che non si incontrano.
ERMAL META: dopo stella stellina la notte si avvicina arriva il “salto biralto, mi rompo il naso, mi rompo il viso, salto in paradiso”. Da non confondere con axel, salchow e rittberger (che sono salti puntati, la gameva che esegui il sato punta il dente della lama nel ghiaccio per aiutarsi nel salto). Ermal Meta è la riscossa della piega a bigodini fatta con la schiuma o con il fissatore. La canzone tratta un tema importante, ma la sostanza richiede anche un po’ di forma per essere percepita.
- 23.33: Carlo Conti se ne esce con un “E che i fiori siano sempre simbolo di festa e non sulle tombe dei bambini per colpa degli uomini”. E poi si passa alla Costa Crociere. Così. Gli autori devono aver mescolato i compiti per casa dei figli con la scaletta del Festival.
- 23.41: Max Pezzali dalla Costa Crociere. Anche in Tribunale si dà per letto il capo di imputazione quando si è fatta na certa, invece parte 883 remix 94. Atmosfera da festa al Quadrifoglio o da Canale Italia. E’ dura, quest’anno è veramente dura.
SERENA BRANCALE: l’elenco degli autori è pari al numero dei cassaintegrati fiat dal dopoguerra ad oggi. E’ più giovane di me ma in questo caso il filler lavora male. Per lei il trasformismo è più che una esigenza: look e canzone completamente diversa rispetto alla partecipazione dello scorso anno. Bella voce, brava. Un pò Giorgia ma con il fisico ginoide.
- 23.50: Laura Pausini dice la parola “emozionante” per la 42° volta. Deve esserle rimasta impigliata nella zanzariera che ha addosso.
- 23.51: Arriva Sandokan- Kabir Bedi vestito da montanaro e Can Yaman fa il “baciamo le mani” e Laura Pausini “questo è un momento importante, due uomini che si portano rispetto in questo momento dove non c’è amore ma solo guerra”. E vanno in onda spezzoni della serie degli anni ’70. E poi il TG 1. Ed è tutto vero.
NAYT: sconosciuto al pubblico di Sanremo, fatto principalmente da boomer, da vecchi, da utenti di FB. Serviva veramente un altro rapper che passa come una primula sul balcone?
MALIKA AYANE: sale sul palco con il boccone in bocca, perché il pre-nanna è importante. Canta “noi siamo figli delle stelle “ di Alan Sorrenti e se ne va.
EDDIE BROCK: canta una canzone di Tommaso Paradiso vestito da Jonny Deep che indossa il costume di gara del padre di Malinin alle Olimpiadi di Nagano che al mercato mio padre comprò.
SAL DA VINCI: Canzone scritta da Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Leonardo Da Vinci e la Gioconda. Dissequestrate la Sonrisa e ripartiamo con il Castello delle Cerimonie, che vogliamo la pasta con le patate, i peperoni ‘mbuttunati, lo scugnizzo e i crudi di mare. La più bella tinta per capelli di tutto il Festival, un nero corvino che più brillante non si può.
- 00.22: la parodia di Laura Pausini per rendere simpatica Laura Pausini è come quando cerchi di togliere una macchia d’olio con l’acqua. Mancano 8 cantanti, ma…
ENRICO NIGIOTTI: dispiace ma ci siamo addormentati 45 ballad fa.
- 00.35: le Pari Opportunità sbarcano al Festival: Can Yaman fa tanti cambi d’abito quanto le storiche vallette. Questa si che è parità di genere.
TREDICI PIETRO: avete notato la somiglianza con Michele Bravi e Sangiovanni? O forse sono io che ci vedo male. Stessa camminata del padre (Gianni Morandi), pugno del “dai, dai che ce la fai”. Indossa il doppiopetto di Malagò alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. Su una base da sala d’aspetto del dentista rappa e canta e va a prendere il latte.
CHIELLO: ma chi è quello? Chiello. quello chi? Chiello. E così in un loop senza fine.
- 00.45: passo e chiudo. Mancano ancora 6 cantanti ma dopo tutto…domani è un altro giorno.
Ad un primo ascolto mi resta un “piattume” generale: meno autotune che in passato ma nessuno che entusiasmi o convinca fino in fondo. 30 canzoni sono decisamente too much, specie se sono tutte un po’ così.
Fortuna che lunedì c’è Alberto Angela che ci porta a Versailles.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Erica Condio e fermo immagine RaiPlay)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata




