“Quell’aereo che cadde a casa mia”: Daniele Cortina e il bombardiere precipitato sul San Boldo

Tra le storie del passato custodite nel territorio, grazie alla memoria e al racconto dei nostri nonni, c’è quella del bombardiere americano, un B-24, che alle 13.30 del 29 dicembre 1944 precipitò sopra il Passo San Boldo, in località Sant’Antonio Tortal, nel Comune di Trichiana (Belluno).

Una vicenda storica ancora viva nella memoria di quel territorio, che Daniele Cortina, appassionato di storia, ha voluto ricostruire con una ricerca documentaria, tra fonti e archivi. Una ricerca poi confluita nel volume “Quell’aereo che cadde a casa mia”.

“Tutto è nato quasi tre anni fa: tra le storie raccontate dai nonni è emerso come, durante il secondo Conflitto mondiale, un bombardiere precipitò nella zona del Passo San Boldo. Da lì ho iniziato ad andare alla ricerca della verità storica – la premessa di Cortina -. Ho iniziato a contattare i vari musei e l’aviazione americana, oltre al gruppo Delta del Po”.

Alla ricerca ha contribuito inoltre la consultazione dei MACR (Missing Air Crew Report), ovvero quei rapporti riguardanti gli aerei non rientrati alla base, contenenti informazioni anche sui luoghi dello schianto dei mezzi.

“Il bombardiere precipitato era partito dalle parti di Manduria (vicino a Taranto) e diretto verso le Alpi, con l’obiettivo di colpire la linea ferroviaria Innsbruck-Verona, dove i tedeschi facevano arrivare altri soldati, munizioni, cibo e vettovaglie – ha proseguito -. Questo bombardiere (uno di quei modelli soprannominati ‘fortezze volanti’) aveva proprio la missione di intercettare i punti strategici, per colpirli”.

Ma qualcosa è evidentemente andato storto e il bombardiere fu così destinato a precipitare. E l’equipaggio? “Era composto da dieci soldati, tutti soldati arruolatisi in maniera volontaria – ha raccontato l’autore del volume – che si lanciarono con il paracadute. Due di loro morirono, tre atterrarono nella zona a nord di Belluno e gli altri cinque arrivarono a Sant’Antonio Tortal, dove c’erano molti partigiani (e loro sostenitori) e persone impegnate in missioni alleate (americane e inglesi) di spionaggio. Alla fine del conflitto, su 10 soldati, otto fecero ritorno in America”.

“L’incontro tra queste persone impegnate nelle missioni e gli aviatori resero necessario il trasferimento di questi ultimi verso il Pian del Cansiglio – ha proseguito -. La ricerca ha infatti potuto basarsi anche sulle memorie lasciate da questi stessi aviatori e dai partigiani del luogo, i quali ricordarono come riuscirono a farli scappare”.

Intanto, il bombardiere precipitato divenne uno strumento utile per la popolazione locale: caduto in una zona isolata, fortunatamente non ci furono quindi danni a cose o persone.

Molte donne recuperarono il paracadute degli americani, ricavandone ad esempio delle lenzuola, mentre i rottami del bombardiere si rivelarono utili per creare degli oggetti e degli utensili, come ad esempio il paiolo per la polenta – ha concluso -. La mia è stata una ricerca storica che ha richiesto due anni di lavoro: credo che oltre alle storie sia importante il sostegno di una parte documentaria”.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: per gentile concessione di Daniele Cortina)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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