La Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia si celebra ogni anno dal 2004, il 17 maggio, con iniziative ed eventi in 130 Paesi. Questa data ricorda la rimozione dell’omosessualità dalla classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: essa giungeva a definire la stessa omosessualità come “una variante naturale del comportamento umano”, facendo terminare così i trattamenti medici e psichiatrici fino ad allora adottati per la “cura”.
Va detto subito che molto è stato fatto, in questi anni, contro ogni forma di intolleranza e discriminazione basata sull’identità di genere, in particolare nei confronti di omosessuali, transessuali e bisessuali, ma nonostante questo ci sono ancora una settantina di Paesi nel mondo che sanzionano penalmente l’orientamento sessuale.
L’Italia, nell’ottobre 2017, è entrata a far parte del “Core Group LGBTI”, un gruppo interregionale di Paesi e organizzazioni, per promuovere i temi della lotta alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e della tutela dei diritti delle persone LGBTI(Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersessuali) in ambito Onu.
L’Italia inoltre supporta attivamente la Dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su “diritti umani, orientamento sessuale e identità di genere” del 2008, ed è parte dell’Equal Rights Coalition, piattaforma di cooperazione tra Paesi che mira allo scambio di informazioni e buone pratiche e al coordinamento dell’azione globale in tema di diritti LGBTI, nonché partner del Global Equality Fund, fondo intergovernativo che si propone di finanziare progetti a tutela delle persone LGBTI.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), a livello planetario sono ancora moltissime le persone LGBTI che devono confrontarsi con sfide continue nel loro quotidiano perché vittime di atteggiamenti e comportamenti che non sono rispettosi delle loro storie personali, dei loro orientamenti sessuali e delle loro relazioni sociali. Parliamo di fatti negativi, discriminazioni e violenze, rivolte a soggetti LGBTI, che possono manifestarsi in insulti, esclusione sociale, aggressioni fisiche e discriminazione nei servizi. Questo fenomeno mina la dignità e il benessere delle persone in questione, creando isolamento e sofferenza. Le conseguenze di questo approccio possono essere terribili per chi lo subisce, e possono addirittura sfociare in sintomi depressivi o ansiosi, addirittura accrescendo il rischio di suicidio e compromettendo la salute psicofisica dell’individuo.
La diversità, infatti, non viene accolta con rispetto e apertura mentale da parte di tutti, ma spesso si risolve in un atteggiamento di chiusura, avversione e contrasto rivolto in maniera specifica a persone LGBTI. Si tratta di comportamenti che hanno alla base un’incapacità di accettare la diversità intesa non come patologia, ma come qualcosa che esca dalle norme imposte dalla società, generando ribrezzo, paura delle persone e perfino odio. Le reazioni in termini di agito possono essere di vario tipo, dalla violenza verbale (gli insulti per strada quando si incrocia una persona LGBTI), fisica (le aggressioni vere e proprie) o psicologica. Quest’ultima può essere perpetrata, per ingenuità e mancanza di cultura sull’argomento, anche da parte di persone legate da vincoli familiari e affettivi in senso lato, come hanno purtroppo dimostrato fatti recenti pure nel nostro Paese.
Ecco perché è molto importante una Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia: attraverso un evento mondiale annuale, riconosciuto da tutti, ci si impegna ad alimentare e a consolidare un percorso culturale che, a tutti i livelli, allontani definitivamente la concezione e lo stile di opposizione e contrarietà o, peggio, di concreta ostilità verso le persone LGBTI, come se ancora in quest’epoca fosse legittimo denigrare, colpevolizzare o, peggio, punire, quanti possano essere giudicati per i propri orientamenti sessuali. Nell’ottica dell’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini, sancita dalla Costituzione Italiana e dalle Dichiarazioni Universali dei Diritti, non si possono più consentire ritardi, omissioni o colpevoli silenzi laddove vengano posti in essere comportamenti lesivi della dignità e della libertà delle persone LGBTI.
A oltre vent’anni ormai dalla “storica” decisione dell’OMS relativa all’omosessualità, la battaglia si sposta più che mai sul piano culturale e sociale, affinché non abbiano più a sopravvivere sacche di resistenza e di inciviltà rispetto ai valori di libertà, rispetto, tolleranza e di piena cittadinanza che devono essere a fondamento della convivenza delle nostre comunità. Ed è molto importante che questa Giornata abbia proprio valenza internazionale, perché possano crescere la sensibilizzazione su scala planetaria in questa materia e aumentare concretamente la pressione verso gli Stati – purtroppo ancora molti – che puniscono penalmente le persone LGBTI, addirittura in certi casi anche con la condanna a morte. S’impongono un salto di civiltà e un cambio di mentalità, dunque, a partire dalla giovani generazioni, che possono diventare veramente protagoniste di un nuovo approccio e di una nuova sensibilità per la vita delle persone e per l’autentica realizzazione di una società migliore.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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