Genio femminile

Che cosa si dice spesso e volentieri in occasione della Giornata Internazionale della Donna, in calendario da lungo tempo l’8 marzo? Che non basta un’occasione l’anno, e che bisognerebbe affrontare la questione femminile più volte nel corso dei dodici mesi, a più riprese, senza mai stancarsi, anche al limite con scadenza quotidiana.

Si dice infatti, a vari livelli e dai più diversi punti di osservazione, che una tematica così importante, con tutte le sue implicazioni sulla vita delle persone e delle comunità, a livello nazionale e internazionale, sia talmente importante da non poter essere ricondotta e ristretta entro un solo appuntamento annuale, la famosa Giornata della Donna, con il rischio di essere annoverato tra gli eventi pubblici meramente celebrativi e rituali.

Allora, stavolta, abbiamo preso sul serio queste riflessioni e indicazioni, che colgono sicuramente nel segno. Tradotto? Oggi 9 marzo – all’indomani della Festa Internazionale della Donna che è stata al centro di avvenimenti, dibattiti, pubblicazioni e comunicazioni speciali, in tutto il mondo – parliamo ancora, scriviamo ancora del “genio femminile” che distingue, anima, guida e affascina costantemente l’intera umanità. Non usiamo a caso il termine “genio femminile”, coniato in una sua enciclica dal pontefice San Giovanni Paolo II, perché ci sembra ancora e sempre di straordinaria bellezza, di assoluta verità, di perenne attualità.

Proprio in occasione dell’8 marzo lo ha richiamato con particolare efficacia papa Leone XIV, intervenendo in via eccezionale sulle colonne di un grande quotidiano nazionale per rispondere al quesito di una lettrice, preoccupata in merito alla tristissime vicende della violenza sulle donne e dei femminicidi. Come afferma papa Prevost, le donne sono “protagoniste e creatrici di una cultura della cura e della fraternità indispensabile per dare futuro e dignità a tutta l’umanità”.

Così continua il successore di papa Francesco: “Forse anche per questo le donne sono colpite e uccise, perché sono un segno di contraddizione in questa società confusa, incerta e violenta, perché ci indicano valori di fede, libertà, eguaglianza, generatività, speranza, solidarietà, giustizia. Sono grandi valori, che invece sono combattuti da una pericolosa mentalità che infesta le relazioni producendo solo egoismo, pregiudizi, discriminazioni e volontà di dominio”. Non si registra alcuna incertezza: con assoluta convinzione e disarmante chiarezza, Leone XIV fa un elogio esplicito e totale del “genio femminile”, fattore fondamentale per potere sperare in un mondo solidale  di pienezza e di speranza per l’intera umanità. Non ci sono alibi, timori o mezze misure: soltanto in presenza di un impegno corale per riconoscere, promuovere, valorizzare e difendere la vita, la libertà, la dimensione generativa e l’insostituibile apporto delle donne al bene comune si potrà garantire un presente e un futuro di serenità e di fiducia, per tutti.

E quando si parla di persone “creatrici di una cultura della cura e della fraternità” non si può che concordare in pieno: questa idea di un “genio femminile” intraprendente e innovativo, sollecito e generoso, fattivo e lungimirante, amabile e paziente, trova conferma in tutte le realtà che vedono le opere quotidiane delle donne, ormai da anni insediate anche ai vertici delle più importanti realtà sociali, economiche e istituzionali del nostro Paese, e più in generale in tanti altri Stati della comunità internazionale.

Attivissime e concrete: per questo motivo qualcuno ha parlato delle “27”, non 24, ore giornaliere di impegni delle donne, soggetti “multitasking” capaci di seguire, concludere e risolvere più questioni, scadenze e problematiche insieme, in famiglia o al lavoro, pressoché contemporaneamente. Non sembri un elogio retorico o eccessivo: è la pura realtà, purtroppo misconosciuta, non sufficientemente compresa e premiata, e non adeguatamente ricompensata anche con l’espressione normale della doverosa gratitudine. Di fronte a questo “genio”,  si fa fatica a parlare dei pregiudizi che persistono, delle volgarità che vengono espresse, delle offese e delle violenze che vengono dirette contro le donne ai nostri giorni, fino ai casi estremi di femminicidio che continuano a insanguinare le cronache esistenziali di persone, famiglie e comunità.

Non ci si può voltare dall’altra parte, non si può far finta di nulla, non si può restare in silenzio: la violenza, qualunque violenza, è la frontiera che divide la civiltà dalla barbarie, e per questo non va mai sottovalutata. Va invece denunciata e perseguita, con fermezza, senza giustificazioni o attenuanti di sorta.

Ovviamente, non basta. “In primis”, occorre puntare sempre alla formazione dei giovani, a partire dalle famiglie e dalla scuola, per educare ai grandi valori, alla stima e al rispetto, per suscitare la comprensione reciproca tra maschi e femmine, per costruire ponti efficaci di ascolto e di dialogo, per “combattere una mentalità pericolosa” di odio e sopraffazioni attraverso cuori accoglienti e spiriti disarmati, per stabilire i fondamenti di un’alleanza culturale e affettiva tra uomini e donne capaci di stare al mondo e di operare ovunque e per tutto in libertà e in pienezza, nella pace e nella convivialità delle differenze. E così sarà realizzata davvero la Giornata per la Donna non solo l’8 marzo, ma tutti giorni, costruendo insieme una società migliore.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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