E poi arriva la serata che non ti aspetti, così bella, affascinante, meravigliosa nei suoi effetti universali e speciali di eleganza, di colore, di significati. Certamente la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali di Milano e Cortina era in agenda, assolutamente in calendario, punto di arrivo di un attesissimo conto alla rovescia, da anni, da mesi, da giorni. Ma quella che non era sicura – anche se tanto auspicata, sinceramente sperata – era la perfetta riuscita in mondovisione di questa straordinario evento, che in tantissimi hanno potuto apprezzare in diretta in particolare attraverso il collegamento televisivo.
E’ come se fosse accaduto qualcosa da lunga data in previsione, ma al tempo stesso sorprendente, stupefacente, inatteso con queste caratteristiche superlative. Molto probabilmente ha contribuito a questi sentimenti l’inedita stagione di paure e di inquietudini che stiamo vivendo a livello planetario, nella quale sembra che una qualche parte di umanità, soprattutto quella governante in alcuni Paesi, abbia perso la bussola della concordia, della cooperazione e della pace, e si sia lasciata sedurre dalle tentazioni della sopraffazione, dell’uso della forza per la soluzione delle controversie internazionali, dell’utilizzo della violenza su larga scala per contrastare le legittime aspirazioni alla libertà di popoli oppressi da regimi autoritari.
In questa notte, di angosce e di fatiche, è apparsa improvvisamente una luce vigorosa, gentile, felice, che aveva il volto gioioso e la fisicità esuberante di giovani atleti entusiasti per la loro partecipazione alle gare olimpiche sulla neve e sul ghiaccio, per l’opportunità di prendere parte a un appuntamento sportivo di livello assoluto, per la possibilità di raggiungere traguardi di altissimo valore nelle varie discipline.
Come ha scritto bene il giornalista Ezio Mauro su un grande quotidiano nazionale, “ecco che irrompe con i Giochi la testimonianza culturale, fisica, agonistica, politica di un’altra forza naturalmente alternativa, fatta di primati e non di supremazia, di gara e non di lotta, di fratellanza e non di guerra, di sfida e non di ricatto. La migliore gioventù che sfila con le bandiere affiancate sotto gli occhi del mondo, non mandata a morire ma chiamata a competere, dunque a superare se stessa nella perfetta coscienza del limite”.
Davvero una cerimonia inaugurale che si può declinare come trionfo della creatività tranquilla e della sana tradizione, capaci entrambe di contribuire a un disegno grandioso di armonia e di equilibrio, mai trionfante o presuntuoso, frutto invece di una genialità individuale e collettiva, buona e rispettosa di ogni credo e cultura.
Infatti, come sottolinea ancora Mauro, tutto questo avviene “per una ragione semplice: l’Olimpiade, modernissima nella tecnologia che ha spettacolarizzato la coreografia, è in realtà un portato di civiltà, la civiltà europea e occidentale offerta al mondo come occasione periodica di incontro e di confronto, di coesistenza. Di convivenza. Di pace”.
L’apparire della fiamma olimpica, l’accensione dei bracieri in contemporanea, la trama di una cerimonia inaugurale nella quale ha trionfato il “made in Italy” ammirato ovunque della cultura, della moda, della recitazione, della musica, dei balletti, del canto e della scenografia hanno dunque configurato sostanza e immagine di un’Olimpiade italiana che forse non giunge per caso, proprio ora, sulla terra e sotto il cielo di tre regioni settentrionali del nostro Paese unite da un grande obiettivo di umanità e di sport.
E’ come se giusto in quest’epoca drammatica, irta di mille contraddizioni e di gravi preoccupazioni, l’irruzione di questo fuoco meraviglioso che arriva dal suolo greco dell’antica Olimpia abbia generato nuovamente fiducia e speranza, e fede luminosa in un futuro di bene che può ancora appartenere a tutti.
Certo, le gare olimpiche continuano a essere simbolo di agonismo, di competizione, di ricerca di affermazioni personali e di squadra, in qualche modo ricordando le tensioni, i dinamismi e gli inevitabili confronti che appartengono all’esistenza di tutti i giorni. Sono come la vita, però, non fuori, non oltre, e sono simbolo vitale potente. Al tempo stesso, sono come un fuoco benevolo che illumina la mente e i cuori dei tanti che cercano proprio nell’Olimpiade il conforto di un messaggio controcorrente e di una tregua reale rispetto alla disfide e ai conflitti tra gli Stati, guardando ai valori fondanti dello sport in un’umanità senza guerre, ai talenti, ai sacrifici e ai risultati delle campionesse e dei campioni veri dei Giochi invernali, seguendo una manifestazione che mantiene intatto il suo originale fascino e il suo formidabile richiamo.
E ci piace pensare che proprio in questo momento così problematico per la vicenda della comunità internazionale sia proprio l’Italia a ospitare questi Giochi, in più sedi, con uno sforzo collettivo di opere e di organizzazione di straordinario rilievo, con un apporto davvero speciale, unico, di bellezza di paesaggio e di eleganza e qualità di strutture, impianti e ospitalità.
Quasi una “mission”, vera e propria, un compito gravoso e meraviglioso nel contempo affidato al nostro Paese, con un contributo altissimo, concreto e non solo simbolico, alla civiltà di tutti, alla vita buona di tutti, alla pace di tutti.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata







