Per la prima volta

Jannik Sinner poco prima della vittoria dell’Australian Open

Una vittoria formidabile, un successo epico, un’impresa straordinaria: per la prima volta nella storia un italiano ha trionfato al Torneo di Wimbledon, tempio del tennis internazionale! Jannik Sinner, giovane talento altoatesino numero 1 al mondo, è riuscito a raggiungere un traguardo di assoluto prestigio mai conquistato prima da qualsiasi altro atleta connazionale nelle 138 edizioni della manifestazione sui campi d’erba della famosa località londinese.

I titoli dei giornali oggi fanno a gara nel tessere le lodi di Sinner, i social sono letteralmente impazziti di gioia e di ammirazione, la comunicazione sportiva si è concentrata in maniera totalizzante sulla vicenda personale del campione  vincitore e sui risvolti di un successo davvero magnifico.

“La vittoria a Wimbledon era il sogno dei sogni” ha ammesso candidamente l’attuale numero 1 al mondo della classifica Atp, che in pochi anni ha raggiunto la vetta mondiale del tennis e  ha sbaragliato di fatto i migliori campioni della disciplina. Una carriera con la strada  tutta in discesa, con vittorie facili e senza problemi? Niente di tutto questo. Nell’irresistibile ascesa non sono mancate le fasi di difficoltà, le cadute, le tensioni con lo staff, le sconfitte brucianti, anche recenti, che sono state però superate dal giovane campione grazie alla tenacia del suo carattere, alla convinzione dei propri mezzi, alla caparbia volontà di poter migliorare e di poter trovare i rimedi a tutte le situazioni complicate.

Lo ha messo in evidenza in un’intervista di queste ore proprio un campione del tennis azzurro come Adriano Panatta, che ha ammesso di non aver mai visto in vita sua un talento paragonabile a Sinner, anche e soprattutto per la sua mentalità vincente, per la sua caratura psicologica e la sua forza “di testa” nel puntare decisamente all’obiettivo finale.

Ecco la prima volta di Sinner a Wimbledon, e la sua grandissima carriera, risiedono in maniera speciale nella sua capacità mentale di individuare con forza e chiarezza la meta e di perseguirla con il massimo della concentrazione e della determinazione. Senza paura, senza incertezze, senza cedimenti rispetto ai momenti inevitabili in cui arrivano gli imprevisti, bisogna fare i conti con le circostanze fortuite negative, occorre fronteggiare avversari in campo che si dimostrano molto ostici, è necessario saper dare risposte giuste ed efficaci ai cali di forma, ai guai fisici, alla pressione mediatica che a volte rischia di diventare ospite sgradita, insistente e per nulla produttiva.

Ecco, così è la vita: la vicenda sportiva di Jannik Sinner diventa sinonimo e icona delle nostre vite tutte le volte in cui non ci arrendiamo agli ostacoli che si frappongono al nostro cammino, e invece riusciamo a realizzare in pienezza i progetti che sono concepiti all’interno del percorso quotidiano delle nostre esistenze. “C’è sempre una prima volta” – si dice comunemente. Certo, lo si evidenzia in relazione al fatto che succede sempre di sperimentare personalmente qualcosa di inedito, qualcosa che non era prima nel novero delle nostre certezze, qualcosa che non era di nostra conoscenza. Inevitabilmente, involontariamente, perché si tratta di fatti, anche a noi estranei, che non coinvolgono la nostra volontà e la nostra adesione, che accadono comunque.

In verità, la prima volta a cui facciamo riferimento è quella frutto di una deliberata intenzione, di una progettualità seria, di uno sguardo innovativo, concreto e lungimirante che produce il cambiamento. Sono le ulteriori vittorie cercate di Sinner tutte le volte  in cui maturava i trionfi, sono le vittorie agognate e sperate di Sinner tutte le volte in cui egli registrava qualche amara sconfitta. Sono le novità dentro di noi, dentro la nostra mente, dentro la nostra ostinata convinzione che non siamo fatti per dare seguito al mantenimento o alla ripetizione di fatti già noti, ma siamo destinati a guardare avanti, a procedere oltre, a mettere in campo iniziative e strategie che abbiano senso, sapore e bellezza di novità. Tenendo conto di fatiche, errori, fragilità, certo, ma riuscendo a trovare sempre il bandolo della matassa, a mantenere equilibrio e forza, a vedere con lucidità i passi da compiere per poter vedere sviluppati al meglio i nostri desideri e le nostre visioni.

E’ la prospettiva quotidiana del cambiamento, nella quale all’inizio un po’ ci preoccupano tutte le situazioni non conosciute, ma alla fine ci riscopriamo felici per aver osato, per aver ambito, per non esserci accontentati, per aver voluto sperimentare e aver messo in pratica i sentimenti più autentici e stimolanti presenti dentro di noi.

In tutto questo ritroviamo la storia della migliore umanità che non si è mai arresa, che ha imparato dai propri insuccessi, che ha deciso che valeva la pena impegnarsi per quello che ancora non c’era, per le scoperte scientifiche, per le conquiste della medicina, per i viaggi nello spazio, per le invenzioni della tecnologia che hanno mutato la nostra vita, per sempre. In meglio. In definitiva, l’inappagamento e il lavoro continuo di un campione che continua a sognare, e che prima o poi sogna a occhi aperti e raggiunge il risultato strepitoso per la sua carriera, diventa icona delle “cose nuove”, della loro prima volta per ciascuno di noi, del fatto che non dobbiamo temere di cercare, pensare, agire, cadere, operare per il meglio, essere umani fino in fondo, capaci di rialzarci dopo ogni sconfitta, prendendo in mano le nostre vite per essere protagonisti del tempo nuovo che verrà.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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