Quante volte abbiamo trovato difficoltà, subito limitazioni, accettato privazioni. Quante volte nella nostra vita abbiamo dovuto constatare insufficienze e vuoti, prendere atto di mancanze e deficienze. Quante volte ci siamo scoraggiati per vicende nelle relazioni umane che ci hanno penalizzato, bloccato, addolorato nel profondo.
Eppure, ci siamo ripresi, abbiamo trovato dentro di noi le risorse, le motivazioni e le energie per superare l’empasse, per riprendere il percorso, per dare nuovo seguito ai nostri progetti. E ci siamo chiesti come mai questo sia avvenuto, nonostante le fatiche, le prove, le delusioni patite.
Ci aiuta a trovare una risposta per questa dinamica interiore la riflessione di Salvatore Galeone pubblicata di recente su “Libreriamo”, richiamando in proposito l’invito a contemplare il mondo che ci circonda da una prospettiva inedita attraverso una famosa frase del grande pensatore cinese Confucio, vissuto a cavallo tra il V e il VI secolo avanti Cristo: “La mia casa è piccola ma le sue finestre si aprono su un mondo infinito”.
La frase di Confucio si lega strettamente al concetto di resilienza, intesa come opportunità di scoprire nuove cose e inedite sensazioni. Il termine in fisica e in ingegneria indica “la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo energia che possa essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione“.
Secondo Galeone, “la parola deriva etimologicamente dal latino, in particolare dal verbo “resilire”, formato dal prefisso re- e dal verbo salire, cioè saltare, zampillare. Quindi, il significato è quello di saltare indietro, ritornare in fretta, rimbalzare. Ed è proprio nel suo significato letterario che è contenuto il forte senso figurato che, in ambito umanistico, la parola resilienza ha avuto negli ultimi tempi, ovvero la capacità di resistere a una mancanza, a una privazione, e trasformare tutto questo in un’opportunità per ottenere un nuovo slancio, una nuova forza”.
E’ come avere la consapevolezza che un “kairòs” è sempre possibile, ossia che un tempo favorevole può sempre configurarsi come opportunità per superare la crisi, vista come stagione di possibile, inedita crescita, come ora favorevole, come stagione generativa di bene, e non come assunzione di una negatività.
Al tempo della passata pandemia di alcuni anni orsono ne parlava in maniera approfondita l’antropologo Ernesto De Martino, coniando in proposito l’espressione “catastrofe vitale” – ossia “un rovesciamento, un capovolgimento, uno sconvolgimento repentino” – dalla quale sono però emerse in tante persone una determinazione nuova, la volontà di cambiamento, la ricerca rinnovata dei valori essenziali e delle cose che contano sul serio per avere un’esistenza in pienezza.
Tutto è frutto di un ritrovato slancio interiore, di una spinta dall’interno e dal basso, di una convinzione decisa. E secondo quanto espresso sopra nella citazione antica, anche quando ci sembra di osservare il mondo da una casa piccola, e ci ritroviamo in spazi angusti per poterci muovere, in realtà è sempre possibile aprire una finestra capace di spalancarci nuovi orizzonti e infinite opportunità per metterci alla prova e raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati.
Non importa la casa piccola, gli spazi ridotti, gli ambienti angusti del nostro abitare: sono fondamentali le finestre, gli sguardi che oltrepassano, le visioni lontane che superano i limiti delle situazioni, la capacità di raccoglierci in silenzio, di meditare, di vincere le tentazioni del pessimismo e di rilanciare il grande tema della speranza, individuale e collettiva. Infatti, esiste un mondo senza limiti al di fuori di noi, ed è importante che riusciamo a cogliere queste ulteriori opportunità, partendo dal silenzio, dalla verifica personale, dal discernimento che comincia dalle stanze della nostra piccola casa e dalle finestre della nostra mente e del nostro cuore, per guardare al meglio dentro di noi. Si tratta proprio di un altro punto di vista, di un altro sguardo, di un’attitudine diversa: dentro i processi vitali di ogni giorno possono accadere le cose che in un primo tempo valutiamo sfavorevoli e deludenti, ma che possono diventare invece fattori importanti di novità in positivo se alimentati da uno spirito convinto, concreto e coerente di resilienza.
Paradossalmente, un salto all’indietro diventa motivo per un passo in avanti, per una consapevolezza più forte, per un nuovo approccio verso obiettivi più chiari e speciali. Si tratta di non perdere nessuna occasione che la vita può offrire in questo senso, iniziando dal nostro “status” ordinario di vita personale, familiare, professionale, relazionale e sociale.
“Resilienti” in senso vero, infatti, sono coloro che non si lasciano vincere dalle sconfitte e dallo sconforto, dalle fatiche e dalle fragilità. Sono coloro che possiedono una qualificata cifra interiore, e che dentro le segrete stanze della loro coscienza meditano, ascoltano in silenzio, danno il giusto peso, valutano con giusto senso di responsabilità e con sapienza autentica i fatti della vita. E sono coloro che rilanciano l’azione, si rimettono in moto, volgono l’apparente negativo in sostanziale positivo, rivedono i percorsi e ricalibrano i traguardi, cambiano le possibili angosce in nuove speranze, diventano attori protagonisti e solidali in un mondo ricco di straordinarie opportunità. Con i loro occhi, sanno guardare oltre, e sanno vivere in pienezza il tempo nuovo, le opere buone e i giorni futuri dell’umanità.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Wikipedia)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








