Lo hanno chiamato “riallineamento” delle accise, i balzelli di Stato che gravano sulle tasche di chi si muove su gomma. E così, da ieri 1° gennaio, diversi gestori di stazioni di servizio e impianti di rifornimento italiani hanno dovuto aggiornare i prezzi alla pompa, o lo faranno nei prossimi giorni.
Ora, per disposizioni governative (Legge di Bilancio 2025, approvata a poche ore dal capodanno), il gasolio costa 4,05 centesimi in più al litro, mentre chi rifornisce la propria vettura di benzina verde risparmia, sempre al litro, la stessa somma.
Il cambiamento, come spesso avviene in questi casi, è graduale: nella Marca trevigiana si vedono già diversi impianti con i prezzi aggiornati e il diesel – storicamente meno caro della “verde” – che adesso costa più (sia pure nell’ordine di pochi centesimi) dell’altro carburante. Ma sono ancora numerose le stazioni di servizio nelle quali la benzina è ancora più cara del gasolio da autotrazione. Il “trend” non segue regole precise, perché al di là delle accise ci sono ovviamente altri fattori che determinano il prezzo di un carburante, a partire dal costo della materia prima.
Di certo, quella che si sta materializzando in queste prime ore del 2026 è una piccola rivoluzione. E non sono mancati gli automobilisti che, letta per tempo la notizia del “riallineamento” sugli organi di stampa, ha deciso di fare un bel pieno di gasolio negli ultimissimi giorni dell’anno da poco concluso.
Il rischio, secondo alcuni addetti ai lavori, è ora che l’aumento del prezzo del diesel si rifletta a breve anche su quelli di diversi beni di consumo, incrementandoli a loro volta.
E il 2026 è iniziato con aumenti anche per pedaggi autostradali e biglietti ferroviari. Viaggiare per lavoro o per diletto, insomma, è sempre più caro.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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