“Forse qualcuno non ha capito cosa accadrà con l’autunno: chiunque avrà un colpo di tosse, un po’ di febbre o mal di gola chiederà il tampone. Mettetevi nei panni dei pediatri che avranno i bimbi che arriveranno con la tosse e con le malattie respiratorie. Secondo voi si può negare una diagnostica a questi cittadini?”.
Con questa riflessione il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, ha giustificato l’attesa per il tampone rapido, uno strumento che potrebbe aiutare a risolvere alcune criticità che si potrebbero verificare a partire dal prossimo autunno.
Nel punto stampa di oggi, lunedì 27 luglio 2020, il governatore Zaia ha spiegato che nel territorio della Regione Veneto ci sono attualmente 38 focolai di Covid-19, 19 dei quali importanti dall’estero, e per questo ha rinnovato il suo invito a non abbassare la guardia.
“Sfido chiunque a dire che questa amministrazione ha tenuto altre condotte – ha precisato il presidente della Regione Veneto -. Il virus non se ne è andato, sicuramente dà dei segnali diversi dal punto di vista clinico rispetto ai mesi scorsi. È fondamentale rispettare le indicazioni che sono date dal Dpcm e quindi, di conseguenza, dalle nostre ordinanze ovvero l’uso della mascherina nei locali chiusi e dove ci sono gli assembramenti oltre all’igienizzazione delle mani”.
Inoltre, il governatore Zaia ha aggiunto che ad oggi, dal punto di vista clinico, l’impatto del virus sugli ospedali veneti non c’è, visto che ci sono 6 persone in terapia intensiva e 114 ricoverati in area non critica.
“Non siamo davanti a una situazione drammatica – ha affermato Zaia -, il che non vuol dire che adesso facciamo la “Festa della Liberazione” come dico sempre io. Siamo davanti al 70% dei positivi che sono asintomatici. Sappiamo che l’età del positivo si è abbassata, siamo arrivati a 40 anni (dati spalmati a livello nazionale) con la diminuzione di vent’anni dell’età media della presa in carico del nuovo contagiato. Tutto questo in virtù degli assembramenti, del fatto che tutto è liberalizzato e forse per la scarsa attenzione rispetto all’anziano che si sente più in pericolo”.
Fino ai primi giorni del mese di luglio c’è stata una diminuzione dei focolai, poi c’è stato un aumento portato da casi extraeuropei (dal tema delle badanti al problema dell’Est Europa, dei Balcani e dell’Africa) da collegare anche al periodo dei ricongiungimenti familiari.
In Veneto ci sono tanti isolamenti perché è non è facile ricostruire i contatti del positivo che viene individuato.
“Siamo in mezzo a un fuoco incrociato – aggiunge Zaia -, c’è chi dice che è cambiato qualcosa nel nostro atteggiamento ma vi ho dimostrato, tamponi alla mano e contact tracing (capacità di rintracciare tutte le persone venute in contatto con i contagiati), che non è cambiato nulla perché noi abbiamo una squadra che performa ancora di più rispetto a febbraio e marzo. Dall’altro c’è chi dice che se aumentano i casi allora vuol dire che in Veneto sta andando male”.
“Non è così – conclude il presidente della Regione Veneto – perché il virus clinicamente non sta pesando in questa fase, il 70 % dei contatti positivi sono asintomatici e noi abbiamo un piano di sanità pubblica che fa tamponi. Siamo in attesa della validazione, se mai avverrà, del tampone rapido”.
Questa settimana, oltre a una nuova ordinanza, il Veneto potrebbe presentare anche il nuovo Piano di Sanità Pubblica per l’autunno-inverno 2020/2021.
Questi i dati del bollettino di oggi, lunedì 27 luglio 2020, sull’emergenza Coronavirus nella Regione Veneto: 1 milione 184 mila 670 tamponi in totale, 19.825 positivi, 2.717 persone in isolamento, 3.741 dimessi, 114 ricoverati in area non critica (31 positivi e 83 negativi), 6 terapie intensive (tutti pazienti negativi) e 2.064 morti in totale (1.444 morti in ospedale).
(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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