La “mimosa dei diritti” fa più bella la Giornata della Donna

Oltre i rituali, oltre la consuetudine annuale, oltre una certa assuefazione a fare festa solo in questo giorno, regalando le famose mimose. Ecco, la Giornata Internazionale della Donna che si celebra oggi 8 marzo non deve essere considerata in alcun modo scontata, obsoleta o addirittura superata. Deve essere compresa invece in tutti i suoi profondi significati in riferimento all’attualità, ai traguardi conquistati, alle istanze ancora vivissime di libertà che accompagnano le presenze femminili in varie parti del mondo.

A ricordarci infatti che la libertà delle donne è il presupposto per la libertà di tutti ci sono infatti le ragazze iraniane, che con straordinario coraggio hanno rivendicato in questi mesi nelle piazze delle città il loro diritto a una vita felice, senza restrizioni, imposizioni e costrizioni anacronistiche e vessatorie, pagando un prezzo altissimo.

Per non parlare delle donne afgane, che non hanno più alcuna possibilità di aspirare a un’esistenza diversa da quella muta e rassegnata alla quale sono oggi costrette, con violenza e totale sottomissione. Si potrebbe dire che il loro esempio e il loro sacrificio sono ben presenti in questa edizione 2026 della Giornata della Donna, laddove l’appello globale lanciato quest’anno dall’ONU e da UN Women si esprime e si qualifica in questi termini assolutamente diretti e chiari: “Diritti. Giustizia. Azione. Per TUTTE le donne e le ragazze”.

Come sostiene il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” nell’Università degli Studi di Padova, si tratta di un “un promemoria del fatto che l’uguaglianza non consiste solo nel celebrare i progressi compiuti. Si tratta, piuttosto, di garantire le condizioni che rendono i diritti reali nella vita di tutti i giorni. Un messaggio chiave alla base del tema è che l’uguaglianza giuridica rimane incompiuta in tutto il mondo. Le stime attuali mostrano che, a livello globale, le donne detengono circa il 64% dei diritti legali degli uomini. Ciò significa che in settori fondamentali della vita, la legge troppo spesso funziona in modo iniquo”.

In verità, per parte sua ha ragione la scrittrice Dacia Maraini quando proprio oggi, sulle colonne di un grande quotidiano nazionale, afferma che “le donne in Europa hanno diritti che da nessuna altra parte del mondo sono così avanzati.

L’8 marzo dovrebbe festeggiare la libertà democratica europea e la emancipazione delle donne conquistata con secoli di battaglie”. Dall’altro lato, si potrebbe dire che proprio la Giornata della Donna  2026 concentra l’attenzione sulle barriere che impediscono l’applicazione, l’esercizio e il pieno godimento dei diritti, anche nell’ambito del continente europeo. In questo senso, basta soffermarsi sugli aspetti che hanno un impatto maggiore sulla vita quotidiana e sulla sicurezza a lungo termine, come evidenzia ancora il Centro patavino intitolato al professor Papisca.

La differenza in negativo per le donne, e la mancata parità, si possono notare in particolare per tutto quello che riguarda  il lavoro e la retribuzione, l’accesso al denaro e alle risorse, la sicurezza e la protezione dalla violenza, i diritti familiari e di assistenza, la proprietà e l’eredità, la libertà di movimento, la capacità di avviare e gestire un’impresa, la pensione e la protezione sociale. Il punto non è solo che esistono disparità, ma che queste persistono a causa di una combinazione di leggi discriminatorie, protezioni giuridiche deboli e pratiche e norme sociali dannose: tutto  crea una combinazione che rende i “diritti uguali” un miraggio per molte donne e ragazze.

Per non parlare di alcuni fenomeni che anche nelle società avanzate occidentali, come l’Italia, continuano a rappresentare un’offesa insopportabile alla vita, alla dignità e alla libertà delle donne, come le violenze morali, psicologiche, sessuali e fisiche perpetrate alle più varie età e nelle più diverse situazioni, fino al tristissimo e ignobile fenomeno di cronaca nera dei femminicidi.

Ecco, in occasione di questo 8 marzo 2026, la Giornata Internazionale della Donna può e deve diventare un’occasione importante e speciale per assumere una consapevolezza nuova sulla distanza che ancora separa le donne da un pieno, effettivo e concreto riconoscimento dei propri diritti, a partire dal suo essere persona che dimostra ogni giorno, in tutti gli ambiti familiari, professionali, sociali, accademici e istituzionali, la forza e la qualità delle proprie capacità, del proprio formidabile e insostituibile contributo e dei propri successi. Servono più informazione e formazione, più disponibilità all’ascolto e al dialogo, maggiore attenzione a leggere i segnali che provengono dal mondo del lavoro e dalla società, maggiore impegno a far sì che a partire dalle famiglie e dalle aule scolastiche si rafforzi una cultura di autentica stima, rispetto, parità e reciprocità tra uomini e donne.

Nel segno della gratitudine per quello le donne dicono, fanno, amano e promuovono nella vita di tutti i giorni, proprio in virtù della bellezza e dell’unicità generativa dello specifico femminile. Perché, come ebbe a dire la grande scienziata Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina e senatrice a vita della Repubblica Italiana, “se istruisci un bambino avrai un uomo istruito, se istruite una bambina avrete una donna, una famiglia e una società migliore”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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