La sfida della Sostenibilità raccontata da una pernice bianca

La scorsa primavera, durante una escursione sulle Dolomiti, ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di studenti del team di Amy Seglund, responsabile del programma di conservazione delle specie per il Colorado Parks and Wildlife. Arrivati in Italia “solo per scalare”, la conversazione si è subito indirizzata verso di loro, le pernici bianche.

L’entusiasmo per questi straordinari uccelli alpini era contagioso, assieme ad una inevitabile preoccupazione profonda. “Questi uccelli sono come dei canarini nella miniera“, mi ha spiegato la biologa responsabile del progetto, “ci stanno avvertendo di cambiamenti che stanno avvenendo molto più rapidamente di quanto immaginassimo”.

La “nostra” pernice bianca (Lagopus muta) come la “loro” (Lagopus leucura) è una vera meraviglia dell’evoluzione. Immaginatevi un uccello letteralmente “costruito per un mondo invernale”: le sue zampe sono densamente ricoperte di piume che fungono da racchette da neve naturali, permettendogli di camminare agevolmente sulla neve fresca. Il suo piumaggio spesso agisce come un perfetto isolante termico contro il freddo intenso e la neve profonda.

Ma la caratteristica più affascinante è la sua capacità di cambiare colore: d’estate sfoggia un piumaggio mimetico che si confonde perfettamente con le rocce e la vegetazione alpina, mentre in inverno diventa completamente bianco, rendendosi praticamente invisibile sulla neve. Questo camuffamento è la sua principale difesa contro i predatori.

Gli habitat alpini dove vive la pernice bianca sono tra le aree che si stanno riscaldando più rapidamente sul nostro pianeta. Negli ultimi decenni le Dolomiti hanno registrato un aumento significativo delle temperature, con un incremento medio che varia tra 1 e 1,5 °C, e che in alcune zone, come l’Alto Adige, ha raggiunto valori prossimi ai 2 °C. Nelle Montagne Rocciose del Colorado, la temperatura media annuale è aumentata di 1,9 gradi Celsius nell’ultimo secolo. Per i non addetti ai lavori, queste variazioni possono sembrare poco, ma per un uccello progettato per il freddo estremo, rappresenta una sfida esistenziale.

Il problema è che la pernice bianca, proprio a causa dei suoi straordinari adattamenti al freddo, è estremamente vulnerabile al calore. A temperature di poco superiori ai 21 gradi Celsius, questi uccelli sono stati osservati mentre cercavano disperatamente refrigerio nei cumuli di neve residua, ansimando visibilmente per il calore. È come se indossassero un cappotto di pelliccia in piena estate.

I ricercatori stanno documentando cambiamenti allarmanti nelle popolazioni di pernice bianca. Uno dei segnali più preoccupanti è lo squilibrio nel rapporto tra maschi e femmine. Si discute dei dati raccolti da Amy Seglund, che rivelano un cambiamento drammatico: se nel 2011 maschi e femmine erano quasi in numero uguale, nel 2021 il rapporto era di 67 maschi per 33 femmine, peggiorato nel 2022 a 75 maschi per 25 femmine.

Questo squilibrio demografico è “solitamente un’indicazione che le cose non vanno bene per la specie“. Si teme che il calore stia abbreviando la vita delle femmine, che già tendono a vivere meno dei maschi a causa dello stress dell’allevamento dei pulcini.

Il cambiamento climatico sta creando una serie di “disallineamenti” che mettono a rischio la sopravvivenza della specie. Le pernici bianche ora si riproducono 9-12 giorni prima rispetto al 1968. Se questa anticipazione dovesse disallinearsi con l’emergere di insetti e piante di cui si nutrono i pulcini, le giovani pernici potrebbero letteralmente morire di fame.

Ancora più drammatico è il problema del camuffamento: le primavere sempre più precoci possono lasciare gli uccelli con il loro piumaggio bianco invernale su una tundra già marrone e priva di neve. In questi casi, quello che per millenni è stato il loro asso nella manica diventa un pericoloso svantaggio, rendendoli facili bersagli per i predatori.

In Veneto, come in Colorado, le montagne sono essenzialmente “isole” di habitat alpino circondate da un “oceano” di ambienti diversi. Con l’aumento delle temperature, la linea degli alberi sale sempre più in alto, riducendo progressivamente lo spazio vitale disponibile per la pernice bianca. È come se queste “isole” si stessero lentamente sommergendo.

Gli uccelli stanno tentando di adattarsi, spostandosi in fessure umide e ombreggiate tra i massi o sui campi di ghiaccio permanente, dove le temperature sono di 10-20 gradi più fresche. Questi “rifugi microclimatici” rappresentano la loro speranza di sopravvivenza, ma non è chiaro quanto possano essere efficaci a lungo termine.

Di fronte a questa crisi, i biologi stanno sperimentando strategie innovative. Una delle più promettenti è la “migrazione assistita” o “traslocazione”: essenzialmente, spostare popolazioni di pernici bianche da aree che stanno diventando inadatte verso habitat che potrebbero essere più favorevoli.

Mi raccontano di come stanno tentando di ristabilire popolazioni di pernice bianca trasferendo esemplari dal Colorado al New Mexico. Nel 2021 sono stati spostati 24 uccelli, con ulteriori trasferimenti nel 2023. L’obiettivo è creare una popolazione autosufficiente in grado di prosperare nel nuovo ambiente.

Questa strategia ha precedenti di successo: negli anni ’70, traslocazioni simili nello Utah e in California hanno portato alla creazione di popolazioni stabili che continuano a prosperare ancora oggi.

Il cambiamento climatico non è l’unica minaccia. Le attività ricreative umane stanno aggiungendo ulteriore stress a queste popolazioni già vulnerabili. Motoslitte, sciatori e escursionisti possono disturbare gli uccelli durante i momenti di riposo, calpestare la neve che usano come rifugio, o spaventare le femmine lontano dai nidi. Anche la caccia, ancora permessa in alcune aree nonostante la vulnerabilità della specie, rappresenta una pressione aggiuntiva che potrebbe non essere più sostenibile.

La storia della pernice bianca è molto più di una cronaca di una specie in difficoltà: è una finestra su quello che potrebbe accadere a molte altre specie alpine e artiche nel nostro pianeta che si riscalda. Questi uccelli sono diventati indicatori viventi dei profondi cambiamenti che stanno investendo gli ecosistemi montani.

Mentre i ricercatori continuano i loro studi intensivi per comprendere appieno la portata dei cambiamenti in corso, una cosa è chiara: il destino della pernice bianca è intimamente legato alle nostre azioni contro il cambiamento climatico. Ogni frazione di grado in meno nel riscaldamento globale potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e l’estinzione per questi straordinari “uccelli dell’inverno”.

La prossima volta che vedrete una pernice bianca durante una escursione in montagna, ricordatevi che state osservando una delle sentinelle più importanti del nostro pianeta che cambia. Il loro messaggio è chiaro: è tempo di agire, prima che sia troppo tardi.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: Wikipedia)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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