Il problema è ciò che dicono. E anche come lo dicono.
Milano-Cortina 2026 si è presentata al mondo come un’Olimpiade verde. Sostenibile per design, sostenibile per vocazione, sostenibile per principio. La Fondazione ha pubblicato rapporti, firmato accordi, adottato standard internazionali. Tutto documentato, tutto comunicato.
Eppure, leggendo i comunicati ufficiali uno dopo l’altro, si avverte qualcosa di strano. Una sensazione di déjà vu lessicale. Come se le parole ruotassero sempre intorno allo stesso nucleo, indipendentemente dall’argomento specifico.
Non è un’impressione. È una struttura.
Le parole che tornano sempre
Prendiamo tre comunicati ufficiali di Fondazione Milano Cortina 2026, su temi dichiaratamente diversi.
Il Rapporto di Sostenibilità (settembre 2025) parla di emissioni, energia rinnovabile, volontari. La pagina Now26 descrive la visione strategica dei Giochi. Il comunicato con Banco Alimentare annuncia un accordo contro lo spreco alimentare.
Tre occasioni diverse. Eppure lo stesso vocabolario ritorna, quasi invariato:
- legacy (come eredità positiva lasciata ai territori), compare in tutti e tre
- sostenibilità, compare in tutti e tre
- impegno, compare in tutti e tre
- comunità, compare in tutti e tre
- futuro, compare in tutti e tre
- inclusione, compare in due su tre
Non si tratta di coincidenza. Si tratta di un lessico istituzionale condiviso che funziona come una grammatica implicita: qualunque cosa si stia comunicando, dati tecnici, valori fondativi, accordi operativi, passa attraverso le stesse parole-chiave, che agiscono come garanti simbolici del messaggio.
Quando le parole perdono peso
Il problema di questo lessico non è che sia falso. È che è non falsificabile.
Cosa significa esattamente che i Giochi lasceranno una legacy duratura? Come si misura un impegno verso la sostenibilità? Quando una comunità è davvero coinvolta? Queste parole non hanno un referente verificabile: non rimandano a dati, a scadenze, a responsabilità specifiche. Rimandano a valori, e i valori, per definizione, non si smentiscono.
Claude Shannon, il matematico che nel 1948 fondò la teoria dell’informazione, definì l’entropia come misura dell’incertezza contenuta in un messaggio: più un messaggio è prevedibile, meno informazione trasporta. Un testo che ripete sempre le stesse parole, legacy, impegno, futuro, tende verso entropia zero: il lettore sa già cosa troverà prima ancora di leggere. Non apprende nulla di nuovo, non riduce la propria incertezza su cosa stia facendo davvero quell’organizzazione.
Applicata ai comunicati istituzionali sulla sostenibilità, questa idea diventa una domanda scomoda: se le parole usate sono sempre le stesse indipendentemente dal contenuto specifico, che si parli di emissioni, di arredi riciclati o di accordi con il Banco Alimentare, allora quelle parole non stanno informando. Stanno rassicurando. Producono la sensazione di trasparenza senza i costi della trasparenza reale, che sono l’esposizione alla verifica e alla critica.
Prendiamo un passaggio dalla pagina Now26: “Niente promesse altisonanti, ma un percorso di responsabilità da compiere insieme.” È una frase che nega le promesse altisonanti usando il linguaggio delle promesse altisonanti. Il paradosso è nella struttura stessa della frase, non nelle intenzioni di chi l’ha scritta.
Il confronto che manca
Per capire cosa potrebbe essere diverso, basta guardare fuori dall’Italia.
Il rapporto carbonio di Paris 2024, prodotto dal Commissariat général au développement durable in modo indipendente dalla Fondazione organizzatrice, funziona in modo radicalmente diverso. Non parla di legacy: parla di 2,085 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Non parla di impegno verso la mobilità sostenibile: dice che il 46% delle emissioni totali è stato generato dai trasporti del 10% di spettatori extra-europei. Non parla di comunità coinvolte: dice che il villaggio olimpico di Saint-Denis sarà convertito in alloggi sociali.
Ogni affermazione ha un numero. Ogni numero ha una fonte. Ogni fonte è citata in appendice.
Non è uno stile comunicativo più freddo o meno accessibile. È uno stile comunicativo che rispetta il lettore abbastanza da dargli gli strumenti per verificare, contestare, confrontare. È comunicazione ad alto contenuto informativo.
La domanda che resta aperta
Nessuno di questi dati prova che la Fondazione Milano Cortina 2026 abbia mentito sulla sostenibilità. I Giochi hanno adottato lo standard ISO 20121, incluso criteri ESG in più del 29% degli acquisti, riutilizzato 20.000 arredi da Parigi 2024. Sono impegni reali.
Il punto è un altro: il linguaggio scelto per comunicarli non consente al lettore di distinguere questi impegni specifici da una generica dichiarazione di buone intenzioni. E in materia di sostenibilità, dove il greenwashing è fenomeno documentato e le dichiarazioni non verificabili sono la norma, questa indistinguibilità non è un dettaglio stilistico. È un problema di responsabilità pubblica: chi legge non ha gli strumenti per tornare tra un anno e chiedere conto di ciò che è stato promesso.
Un comunicato che parla di legacy e futuro suona uguale indipendentemente da cosa ci sia dietro. E quando tutto suona uguale, il lettore smette di ascoltare.
(Autore: Paola Peresin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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