Nonostante conflitti internazionali e guerre commerciali, l’export agroalimentare Made in Italy raggiunge un nuovo massimo storico, chiudendo il 2025 con un valore complessivo di quasi 73 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Istat, che conferma il cibo tricolore come asset strategico per l’economia nazionale e simbolo riconosciuto nel mondo.
In questo scenario di crescita, il Veneto si afferma come una delle locomotive dell’agroalimentare italiano, con numeri che lo pongono ai vertici nazionali. La regione supera i 10 miliardi di euro di export agroalimentare, vanta oltre 8 miliardi di produzione interna e rappresenta più del 37% dell’export vitivinicolo italiano. Dati che raccontano un territorio in cui il settore primario non è solo tradizione, ma un pilastro strutturale dell’economia regionale.
A livello nazionale, la Germania si conferma primo mercato di sbocco con 11,2 miliardi di euro nel 2025, seguita dalla Francia con 7,9 miliardi, che supera gli Stati Uniti. Negli USA, infatti, il peso dei dazi imposti dall’amministrazione Donald Trump determina un calo del 5%, con un valore che si attesta a 7,5 miliardi, azzerando la crescita degli anni precedenti. Seguono la Gran Bretagna con 4,9 miliardi, la Cina in crescita oltre i 670 milioni e la Russia stabile a 680 milioni, nonostante embargo e sanzioni.
Il Veneto, con la sua forte vocazione all’export e una leadership consolidata nel comparto vitivinicolo, si inserisce pienamente nella traiettoria di sviluppo che punta ai 100 miliardi di euro di export nazionale entro il 2030. Un obiettivo raggiungibile lavorando su trasparenza, internazionalizzazione e tutela dell’origine.
Fondamentale, in questa prospettiva, l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la revisione dell’attuale codice doganale. Misure che garantirebbero maggiore valore aggiunto alle imprese agricole, ricadute occupazionali sui territori e una promozione ancora più efficace delle eccellenze italiane in termini di qualità e sostenibilità.
Resta prioritario – per Coldiretti – anche il superamento dei ritardi infrastrutturali che, secondo il Centro Studi Divulga, penalizzano l’agroalimentare italiano per circa 9 miliardi di euro l’anno. Colmare il gap logistico, migliorando collegamenti ferroviari, portuali e aeroportuali, significherebbe rafforzare ulteriormente la competitività del Made in Italy e sostenere regioni trainanti come il Veneto, già oggi protagonista assoluto sui mercati internazionali.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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