Modi di dire: “Essere al verde”

Un proverbio veneto recita: “I schèi no ‘ à ganbe, ma i còre” (i soldi non hanno gambe, ma corrono). E ancora: “A ‘sto mondo, tuti fradèi, fòra che in ‘tei schèi” (In questo mondo tutti fratelli, ma non di fronte ai soldi).

Che i soldi non facciano la felicità è risaputo; a sostenerlo, fra gli altri, furono il celebre filosofo greco Aristotele e, più di recente, l’intellettuale ginevrino Jean-Jacques Rousseau. E chi non ricorda il volto di Veronica Castro protagonista della telenovela messicana “Anche i ricchi piangono”?

Sempre in tema di ricchezza e povertà è arcinota l’espressione di Paperino: “Che bello siamo al verde!”, ricordata da Lucilla Pizzoli in un ampio approfondimento, pubblicato da Treccani, dedicato a questo modo di dire. Il verde, in questo caso, si riferisce al non avere più il becco di un quattrino, essere in bolletta, aver esaurito le proprie risorse economiche e, più in generale, navigare in cattive acque.

All’origine della locuzione pare vi sia il caratteristico colore della base delle candele usate, nella Firenze del Cinquecento, nelle pubbliche aste: il tempo della contrattazione terminava quando la fiammella lambiva il verde e da ciò la metafora del tempo che fugge e dei soldi mal gestiti che se ne vanno inesorabilmente.

Sempre a proposito di candele pare che, in età medievale, in alcune contrade si usasse accendere una candela o una lanterna verde per segnalare ai bisognosi la disponibilità di un pasto gratuito.

Altre fonti riferiscono che, agli imprenditori insolventi, era imposto l’uso di un copricapo verde per facilitarne l’individuazione. Oppure che il verde in questione fosse quello della fodera interna di forzieri e borsellini che, se intravisto, equivaleva ad aver speso tutto; e se scorgere il panno verde del tavolo da gioco prima tappezzato di fiches ancora oggi annuncia un’ingente perdita di denaro, un tempo pare che le stanze dei prestasoldi fossero tappezzate di verde.

Raggiungere il verde, infine, corrisponde ad aver consumato la arte più nobile di porri, sedani, asparagi e dell’anguria.

Da quanto detto sino ad ora emerge lo strettissimo legame fra i soldi e il colore verde, lo stesso dei “bigliettoni” (i dollari) e delle cambiali. Ed è curioso ricordare come l’origine della parola schèi  pare derivi dal termine Scheidemünze,”moneta spicciola“, col quale si indicavano le monete austriache circolanti in Veneto nell’Ottocento durante la dominazione asburgica. 

E più o meno negli stessi anni, a Padova, fu inaugurata la Sala Verde dello storico Caffè Pedrocchi, dedicata al Tricolore e aperta a tutti, anche a coloro che a corto di schèi potevano sostarvi nelle fredde giornate invernali senza obbligo di consumazione. Una generosa variante del tradizionale “caffè sospeso” napoletano, pagato in anticipo per chi, al verde, altrimenti non potrebbe permetterselo. 

(Autore: Marcello Marzani)
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