Esco da una giornata densa, di quelle che ti lasciano la testa piena di numeri, sigle e soprattutto domande. Ho passato ore ad ascoltare esperti di finanza sostenibile confrontarsi, a volte con toni accesi, su dove stia andando l’Europa e su cosa significhi davvero investire in modo responsabile. Tra una pausa caffè e l’altra, ho riempito pagine di appunti, cercando di mettere ordine in un dibattito che oscilla continuamente tra tecnicismi normativi e visioni di lungo periodo. Quello che segue è il mio tentativo di restituire il senso di quelle discussioni, di tradurre in un racconto comprensibile ciò che ho capito stando seduto ad ascoltare chi questo mondo lo vive ogni giorno.
La finanza sostenibile sta emergendo come uno degli strumenti più potenti a disposizione dell’Unione Europea per costruire un’economia capace di resistere alle turbolenze globali e di competere efficacemente sui mercati internazionali. Lungi dall’essere soltanto una questione etica o ambientale, gli investimenti responsabili rappresentano oggi una strategia fondamentale per la crescita a lungo termine, come evidenziato dal rapporto di Eurosif intitolato “EU Sustainable Finance: a competitive advantage for a resilient Europe” (consultabile all’indirizzo https://www.eurosif.org/news/eu-sustainable-finance-a-competitive-advantage-for-a-resilient-europe/), pubblicato nel novembre 2025.
I dati parlano chiaro: i fondi legati alla sostenibilità rappresentano ormai la maggioranza dei fondi europei, dimostrando performance resilienti anche nei periodi di maggiore volatilità dei mercati. Parallelamente, si registra una crescita significativa delle spese in conto capitale allineate alla Tassonomia UE, segno che le imprese stanno utilizzando questo quadro normativo come guida strategica per orientare i propri investimenti.
Il cuore di questa trasformazione risiede nel quadro normativo europeo, che ha creato un ecosistema unico al mondo. La Tassonomia UE, la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità aziendale, il regolamento sull’informativa finanziaria sostenibile, i benchmark climatici e lo standard europeo per i green bond operano in sinergia per fornire agli investitori ciò di cui hanno maggiormente bisogno: chiarezza e comparabilità senza eguali a livello globale. Questa prevedibilità riduce i premi di rischio, migliora la pianificazione degli investimenti e rafforza l’attrattività dell’Europa per i capitali internazionali. Quando un investitore può valutare con trasparenza i rischi climatici e le opportunità di un’azienda, diventa molto più propenso a impegnare risorse in quella direzione.
Gli strumenti pratici di questa rivoluzione sono già operativi. I green bond, le obbligazioni verdi destinate a finanziare progetti ambientali, stanno dimostrando come sia possibile collegare direttamente la raccolta di capitali a obiettivi ecologici misurabili. Questi strumenti migliorano la gestione del rischio per le imprese e offrono agli investitori la certezza che i loro fondi stiano effettivamente contribuendo alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
Un elemento cruciale sottolineato dagli esperti riguarda la stabilità normativa. In un mondo caratterizzato da incertezza finanziaria, turbolenze geopolitiche e dalla debolezza di alcune valute di riferimento, la costanza delle regole europee diventa un ancoraggio prezioso. Imprese e investitori possono pianificare investimenti a lungo termine solo se sanno che il quadro di riferimento non cambierà drasticamente da un anno all’altro. Proprio per questo il rapporto Eurosif lancia un avvertimento: l’iniziativa Omnibus, riaprendo regole prima che fossero pienamente implementate, ha creato incertezza che mina la fiducia degli operatori, genera perdite per le aziende che avevano già investito nell’adeguamento e disturba le decisioni degli investitori. L’Europa, sostengono gli autori, non può permettersi instabilità normativa durante una transizione che richiede enormi investimenti di capitale.
La vera sfida che si profila all’orizzonte riguarda il passaggio dai proclami ai risultati concreti. Non sarà più sufficiente per le aziende annunciare impegni generici sulla sostenibilità; il mercato premierà sempre di più chi saprà dimostrare progressi tangibili e verificabili. Questo spostamento di focus dalla promessa alla performance rappresenta una maturazione dell’intero settore della finanza sostenibile.
Il credito privato e l’Asset-Based Finance stanno già canalizzando risorse verso progetti di transizione ecologica delle infrastrutture, mentre il settore immobiliare europeo attraversa una fase di ristrutturazione che richiede capitali orientati alla sostenibilità. In questo contesto, la capacità di un’impresa di aderire agli standard europei e di comunicare efficacemente i propri risultati ambientali determinerà in misura crescente il suo accesso al capitale e la sua competitività sul mercato globale.
Il messaggio chiave rivolto ai decisori politici è inequivocabile: il quadro europeo sulla finanza sostenibile funziona. In un’era di shock climatici, tensioni geopolitiche e disruption tecnologica, questi strumenti che migliorano la gestione del rischio, rafforzano la trasparenza e supportano gli investimenti per la transizione rappresentano un pilastro della resilienza strategica europea. La raccomandazione è preservare la stabilità, perfezionare l’implementazione ed evitare retromarce che potrebbero compromettere quanto costruito finora.
(Autore: Paola Peresin)
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