La giornata dedicata alla biodiversità

Biodiversità è una contrazione di “diversità biologica”, neologismo frutto dell’ingegno di E. O. Wilson, uno dei più grandi biologi del secolo scorso, coniato nel 1986 durante una conferenza divenuta epocale al Congresso degli USA e formalizzato nel 1992 in una assemblea delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro.

Che la diversità biologica sia oggetto di studio delle scienze biologiche è palese anche per i non addetti ai lavori, ma è grazie a E. O. Wilson se, nel mondo, è da almeno 30 anni che, accanto agli scienziati, ONG (Organizzazioni Non Governative), privati cittadini e decisori politici lavorano per rallentare la sua crisi.

La crisi della biodiversità è più difficile da capire rispetto alla crisi climatica. A parte qualche povero negazionista, tutti noi abbiamo una diretta conoscenza del clima che sta cambiando ad una velocità tale da creare forti impatti per la nostra specie. Chiedete a qualsiasi coltivatore/allevatore di raccontarvi i danni climatici che deve affrontare. La crisi climatica, come dire, è “facilmente percepibile”. Così non è per la crisi della biodiversità.

La scienza che si occupa di mantenere o ricostituire la biodiversità si chiama Biologia della Conservazione che, come tutti i sistemi complessi, ha anche il compito di rendere comprensibile ad un pubblico generico l’oggetto del loro studio e delle loro ricerche. Come possiamo del resto affrontare una crisi se non la comprendiamo? E così per comunicare la crisi della biodiversità si è carcato una equazione facilmente percepibile; la biodiversità = insieme delle specie.

In realtà la biodiversità non è l’insieme delle specie che, di fatto, è solo una delle misure della biodiversità, le altre due riguardano i geni e gli ecosistemi.

Riassumendo, la biodiversità rappresenta la somma totale di tutte le variazioni biotiche, dai geni agli ecosistemi.

Dissolta l’inutile semplificazione (biodiversità=insieme delle diverse specie) è estremamente importante comunicare la sfida dei biologi nel misurare un concetto così vasto in modi che siano utili. È da almeno 40 anni che gli sforzi dei biologi della conservazione convergono nella consapevolezza che sebbene la biodiversità non possa mai essere completamente rappresentata da un singolo numero, lo studio di specifici aspetti ha portato a scoperte rapide, entusiasmanti e talvolta allarmanti.

Per esempio, analisi filogenetiche e temporali hanno gettato luce sui processi ecologici ed evolutivi che hanno modellato la biodiversità attuale. Le analisi filogenetiche sono studi che permettono di ricostruire le relazioni evolutive tra diverse specie o gruppi di organismi. Utilizzando dati genetici, morfologici, comportamentali e biochimici, queste analisi creano alberi filogenetici, rappresentazioni grafiche che mostrano come le specie sono correlate tra loro e la loro storia evolutiva.

Questi alberi filogenetici permettono di capire meglio come le specie si sono diversificate nel tempo, identificando antenati comuni e tracciando i percorsi evolutivi che hanno portato alla biodiversità attuale. Le analisi filogenetiche sono fondamentali in vari campi della biologia, inclusa la sistematica, la biogeografia, l’ecologia e la biologia evolutiva, poiché aiutano a rispondere a domande sull’origine della biodiversità che ha permesso lo sviluppo della nostra specie.

Non c’è dubbio che gli esseri umani stiano distruggendo questa diversità a un ritmo allarmante, da qui l’attuale “crisi della biodiversità” che stiamo vivendo. Sforzarsi per capirla, significa agire per limitarne i danni. Oggi siamo in grado di agire.

Buon Biodiversity Day a tutti noi!

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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