Quello emerso venerdì sera è un ritratto inedito di Toti Dal Monte, celebre soprano che fece di Pieve di Soligo la propria patria adottiva.
Non solo la passione per la musica caratterizzò la sua vita, ma anche quella per la cucina (in particolare per quella veneta) e, una volta abbandonate le scene, per la terra e l’imprenditoria agricola.
Una storia emersa duranta l’appuntamento “Toti Gourmande”, nuova tappa del percorso commemorativo “Toti Dal Monte a 50 anni dalla morte”, rassegna ideata dal Comune di Pieve di Soligo, in collaborazione con la Città di Treviso e col patrocinio dell’amministrazione di Mogliano Veneto.
La serata si è svolta nella saletta “Toti Dal Monte” della Locanda “Da Lino” a Solighetto, uno spazio del ristorante ricco di foto e di ritagli di giornale raffiguranti la soprano: una chiara testimonianza della profonda amicizia che legò Toti al capostipite della locanda stessa.
A introdurre l’evento è stata l’assessore alla Cultura Eleonora Sech, che ha lasciato poi spazio al racconto della giornalista Elena Filini (curatrice del volume “Ritratto di signora. Toti Dal Monte tra pubblico e privato”, di Diastema editore) e di Luisa Cigagna, che si è occupata di un lavoro di ricerca proprio sul rapporto tra Toti e la cucina e, successivamente, con il mondo agricolo.
“Il cibo fu un elemento grazie al quale Toti Dal Monte ebbe un rapporto profondo con il territorio in cui si trovava – la premessa fatta da Filini -. Cercava un contatto nel mondo e tracce della cucina veneta anche all’estero”.


“Polente fumanti e saporose”, le “frittole” veneziane, pasta e fagioli, fegato alla Veneziana, “risi e bisi”, caffè, “cibi sostanziosi”: sono soltanto alcuni dei prodotti rievocati da Toti Dal Monte tra i suoi ricordi, che iniziano ai tempi in cui, da piccola, frequentava la locanda dei nonni proprio a Pieve di Soligo, luogo dove iniziò a esibirsi.
“Caffè Pedrocchi” veniva soprannominato il locale, non certo per un diretto legame con la celebre attività in centro a Padova, ma perché proprio “Pedrocchi” era il soprannome della famiglia Meneghel.
Una “geografia gastronomica”, quella ricostruita da Filini e Cigagna, che ha avuto inizio dalla locanda pievigina (dove iniziò ad assaggiare il vino) fino all’estero, dove la soprano non disdegnava di provare anche i piatti locali.


Tra gli episodi citati (alcuni al confine con la comicità) c’è quello del “vino fatturato” provato dai cantanti italiani negli Stati Uniti (con esiti poco salubri), durante l’epoca del “proibizionismo”, fino all’intossicazione da ostriche drammaticamente vissuta da Toti in Florida.
Celebre l’effetto sorprendente avuto da due bottiglie (polverose e piene di ragnatele) di champagne, ricevute in dono in Francia che, una volta bevute tutte dalla soprano, le fecero poco dopo tornare la voce che da giorni aveva perso.
Se si parla di Pieve di Soligo, si deve ricordare anche l’attività filantropica e il lavoro agricolo finanziato da Toti: risale al 1926 l’acquisto da parte sua di alcune proprietà agricole dai conti Collalto e dai Brandolini, che riuscì a far ben fruttare.
Piantagioni di vigneti austriaci e produzione del vino Clinton, allevamento di bachi da seta, coltivazione di frutteti: furono soltanto alcune delle attività seguite nei propri terreni, che le valsero diplomi di merito e premi a concorsi nel settore, tra Valdobbiadene e San Pietro di Feletto.
Inoltre, era sua l’abitudine di offrire una cioccolata calda ai bimbi dell’asilo di Barbisano, quando organizzava una Messa.


Sul fronte filantropico, poi, non è da dimenticare il suo contributo alla nascita della Banda di Pieve di Soligo o il finanziamento di una mensa popolare (in memoria del padre Amilcare Meneghel) nel 1931, mentre le 600 mila lire vinte al “Canzoniere” vennero da lei destinate all’asilo di Barbisano e alla casa di riposo di Pieve di Soligo. Ecco, quindi, che il cibo divenne per lei anche strumento per fare del bene.
Non poteva mancare inoltre un riferimento all’amicizia tra Toti Dal Monte e Lino Toffolin, della locanda di Solighetto. Come emerso durante la serata, il ristoratore tentò fin da subito di innovare la cucina della tradizione veneta (inizialmente non fu cosa facile): un fatto che colpì la soprano che, di conseguenza, portò con sé vari personaggi della mondanità, anche internazionale, a mangiare in quel locale.
Toti che, nel frattempo, era divenuta anche giurata in diversi concorsi gastronomici, ispirò un celebre piatto della locanda, ovvero la “Sogliola alla Toti Dal Monte”.
Un appuntamento, quello di venerdì, che ha svelato un capitolo inedito di questo “ritratto di signora”.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
# Qdpnews.it riproduzione riservata