Sicuramente è una frase in eccesso, caratterizzata da una evidente, pungente ironia, ma che può far riflettere anche e soprattutto in questo nostro tempo. Così appuntava il noto scrittore, poeta e pastore anglicano irlandese Jonathan Swift (1667 – 1745), autore di romanzi e pamphlet satirici: “Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro. Non c’è dubbio, allora, che il denaro valga più dei consigli”.
Un passaggio che può far discutere, come detto, ma che entra nelle dinamiche più attuali della nostra moderna umanità, molto spesso restia a dare un senso positivo all’opinione altrui e a considerare come un arricchimento e un’opportunità favorevole quanto potrebbe emergere da un dialogo fecondo con il prossimo. I famosi consigli, meglio, i famosi “buoni consigli”, che potrebbero diventare particolarmente importanti in passaggi difficili, seri e complicati della propria esistenza, nei quali si vorrebbero trovare luce e conforto sulle decisioni migliori da assumere, sulle strade più consone da intraprendere, sulle soluzioni più efficaci da porre in essere.
Capita a tutti: nei momenti in cui abbondano i punti interrogativi, e nei quali si è chiamati a fare chiarezza rispetto alle opzioni in campo e alle prospettive future legate alla propria persona – dal punto di vista umano, affettivo, professionale, degli impegni sociali – si vorrebbe poter scegliere nel tempo più breve e con la giusta convinzione, per non incorrere in rischi negativi, per non sbagliare, per non gettare letteralmente alle ortiche delle possibilità in qualche modo interessanti.
Vorremmo, insomma, raggiungere direttamente il punto finale con successo, superare gli ostacoli senza incertezze, arrivare felici alla scelta definitiva che ci metta nella condizione di affrontare con serenità e fiducia il nuovo tratto della nostra vita. E invece non è facile: ci assillano i dubbi, si intensificano le domande, si rincorrono i quesiti sulle cose da farsi, e il tempo spesso trascorre invano senza costrutto e senza risultati. Siamo come in apnea, non riusciamo a deciderci, vorremmo arrivare alla nuova fase direttamente, senza passare attraverso la fatica e il travaglio delle valutazioni complesse, dei temi da ponderare, delle variabili di cui tener conto, prima di giungere alla decisione finale.
Buoni consigli cercasi, dunque, e allora ci rivolgiamo ai familiari più stretti, agli amici più cari, alle persone sagge che potrebbero illuminarci con le loro parole e i loro pensieri. Non sempre, però. Infatti, anche questo ambito delle relazioni umane sta soffrendo di mancanza di attenzione, di confidenza, di verità e di reciprocità fra le persone. Nel senso che ci fidiamo poco, domandiamo il minimo, in molte occasioni erigiamo barriere vere e proprie nei confronti di coloro che ci stanno accanto: la nostra interiorità significa privacy assoluta, i nostri percorsi e i nostri progetti finiscono per essere esclusivamente individuali, la nostra voglia di confrontarci con il prossimo si riduce a ben poco, costretta in una riservatezza che non cerca e non trova agganci con l’esterno.
Eppure, proprio di buoni consigli avremmo bisogno, nel momento in cui ci troviamo nella condizione di dover scegliere, di dover agire per il meglio, di rinunciare magari a qualcosa di immediato e tangibile in vista di possibili traguardi e fruttuosi risultati futuri. E tutto questo sarebbe logico, nel momento in cui risaltassero l’umanità dell’altra persona, la sua età, la sua esperienza concreta, la stima da noi riposta nelle sue qualità, nelle sua capacità, nella sua visione lucida e lungimirante, più distaccata rispetto all’immediatezza e all’emotività dei nostri sentimenti in gioco.
Sarebbero parole e pensieri utili, veramente preziosi, perché espressione di uno sguardo maturo e cordiale sulle dinamiche della vita, capace di leggere in profondità i nostri talenti, le nostre attitudini, le nostre potenzialità, il miglior bene rispetto alle scelte che si impongono per noi stessi e per la nostra esistenza. In qualche modo può risultare più facile chiedere consiglio, molto più difficile diventa accettarlo, soprattutto ai nostri giorni, perché il senso diffuso di protagonismo e di autoreferenzialità ci fa interpretare le nostre opere e i nostri giorni come assolutamente nostri, poco spendibili e condivisibili, esclusivamente in nostra proprietà, per cui il giudizio sul presente e sul futuro non potrebbe certo farsi condizionare da soggetti esterni, da consulenze altre, da prese di posizione irriducibili rispetto al nostro carattere e al nostro normale standard di vita.
A volte, invece, dovremmo fidarci di più, parlare di più, esternare con maggiore frequenza e sostanza quello che ci capita, quello che ci inquieta, quello che ci affatica, le nostre istanze e i nostri desideri. Ricercare buoni consigli, e accettarli, può dare una vera svolta al nostro modo di intendere quello che noi siamo in relazione a coloro che ci stanno accanto. Certo, servono persone probe, oneste, sagge e disinteressate alle quali rivolgerci, quelle persone veramente amiche che rappresentano il valore aggiunto, la perla e il tesoro del nostro vivere quotidiano.
Ricerchiamole, dunque, nella nostra consuetudine, e poi ascoltiamo e mettiamo in pratica i loro consigli: sarà un nuovo tassello di vita buona, di sapore e di stile, capace di affrontare il futuro con coraggio e speranza, senza paura di far valere le cose che contano davvero.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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