Yaroslav Trofimov, dalla finale del Pulitzer a Una collina di Libri: “Putin vuole annientare l’identità ucraina”

Yaroslav Trofimov

Il primo, speciale appuntamento di giugno di Una Collina di Libri, la festa internazionale della letteratura delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, vede protagonista un grande autore e giornalista ucraino: Yaroslav Trofimov, finalista del Premio Pulitzer e caporedattore del Wall Street Journal, che presenterà il suo primo romanzo, “Non c’è posto per l’amore, qui” edito da Teseo.

L’appuntamento è fissato per giovedì 5 giugno alle ore 19 al Museo della Battaglia di Vittorio Venetomì, dove l’autore dialogherà con il direttore artistico della rassegna Francesco Chiamulera. Ingresso libero, prenotazione consigliata su EventBrite. Info: segreteria@collinepatrimoniomondiale.it.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, con il patrocinio della Regione del Veneto, è diretta da Francesco Chiamulera, già ideatore e responsabile di Una Montagna di Libri a Cortina d’Ampezzo.

Trofimov è autore di tre libri di non-fiction e di un romanzo. Ha lavorato in tutto il mondo come corrispondente estero per il Wall Street Journal, e dal 2018 è capo corrispondente per gli affari esteri. Nato a Kyiv, è stato finalista del Premio Pulitzer nel 2022 per i suoi reportage sull’Afghanistan e nel 2023 per quelli sull’Ucraina. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Overseas Press Club e la medaglia d’oro del Washington Institute. Il suo saggio Our Enemies Will Vanish è stato finalista dell’Orwell Prize e ha vinto il Peterson Literary Prize. Il romanzo Non c’è posto per l’amore, qui è stato incluso tra i migliori libri del 2024 secondo la National Public Radio.

“Non c’è posto per l’amore, qui” è una storia drammatica, che richiama uno dei momenti più bui del Novecento. Quando è nato in lei il romanzo di Debora Rosenbaum, di Samuel, Dimitri e Darya? Ricorda qual è stata la scintilla iniziale?

“Il romanzo è la storia di mia nonna, che in realtà si chiamava Debora proprio come la protagonista, e la cui vicenda reale è abbastanza simile a quella narrata. Me l’ha raccontata quando aveva ormai 80 anni, ma fin da subito mi ha profondamente colpito. Ho sempre desiderato scrivere un libro su di lei, ma la scintilla è scattata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2014. In quel periodo mi trovavo in Afghanistan e rimasi sconvolto nel vedere quanto la storia dell’Ucraina venisse distorta da chi seguiva la propaganda russa. Mi resi conto di quanto poco fosse conosciuto quel Paese, anche in Europa, in America e in Italia. Così ho deciso di raccontare la storia del mio Paese attraverso quella di mia nonna. Ho terminato il romanzo nel gennaio del 2022, poche settimane prima dello scoppio della guerra”.

Il romanzo attraversa momenti storici di grandi dolori e sacrifici. L’Holodomor, in particolare, è stato a lungo ignorato, o quasi, nei testi scolastici in Occidente. Che cosa spera che arrivi al lettore contemporaneo attraverso il racconto di questi eventi?

“Vorrei che un lettore occidentale comprendesse davvero la storia dell’Ucraina, perché altrimenti è impossibile capire le ragioni della resistenza di oggi. I racconti dei nonni e dei bisnonni servono proprio a questo: spiegano quanto stiamo facendo ora. I cittadini ucraini sanno cosa significhi vivere sotto il dominio russo e non vogliono tornarci, a nessun prezzo”.

Lei è un affermato giornalista. Quanto la sua esperienza sul campo, anche nei conflitti moderni, in Ucraina e non solo, ha influenzato lo stile e la struttura narrativa del romanzo?

“Il giornalismo mi ha aiutato molto nella fase di ricerca. Anche se si tratta di un romanzo, ho viaggiato tantissimo in Ucraina e in Russia, nei luoghi descritti nel libro. Ho consultato archivi, giornali e diari dell’epoca per ricostruire fedelmente il contesto storico. Naturalmente il linguaggio narrativo è molto diverso da quello giornalistico, ma proprio per questo offre una maggiore libertà espressiva”.

Come cambia, per lei, lo sguardo quando si passa dal reportage alla narrativa? Ci sono libertà che ha potuto concedersi in un romanzo che il giornalismo non consente?

“Sicuramente ho dovuto sforzarmi di abbandonare alcune abitudini giornalistiche, come il dover riportare solo ciò che è verificabile con certezza. Nel romanzo, invece, il linguaggio è molto più libero e questa libertà mi è sembrata necessaria per raccontare una storia così intensa”.

L’Ucraina del romanzo è un crocevia di imperi, ideologie e dominazioni. Mentre una guerra di invasione è ancora in corso, quanto di quel passato non è effettivamente passato, e ci parla ancora del presente in cui viviamo?

“Purtroppo, in Ucraina il passato non è passato. È questa la ragione per cui gli ucraini resistono e proseguono la loro offensiva. Lo scopo della Russia è chiaro: tornare a un tempo in cui l’Ucraina non esisteva come nazione indipendente e non poteva difendersi. Nel romanzo parlo della carestia artificiale degli anni ’30, che portò alla distruzione del mondo rurale ucraino. Ancora oggi, una delle prime cose che le truppe russe fanno quando invadono un villaggio è distruggere i monumenti, per cancellare la memoria storica. Putin vuole annientare l’identità ucraina, ma dopo tre anni e mezzo di guerra gli ucraini vogliono ancora resistere”.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco)
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