Progettata a metà del Seicento da Baldassarre Longhena su commissione della famiglia Bon, Ca’ Rezzonico è uno dei più fastosi edifici veneziani affacciati sul Canal Grande. Rimasta incompiuta per oltre un secolo, la monumentale dimora fu acquistata e fatta completare a metà del Settecento da Giambattista Rezzonico, esponente di una famiglia patrizia originaria del lago di Como.
Acquisita negli anni Trenta dal Comune di Venezia, Ca’ Rezzonico oggi è sede di importanti collezioni d’arte e del Museo del Settecento Veneziano. Fra i numerosi capolavori custoditi al suo interno figura un ciclo di affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727 – 1804) proveniente dalla villa di Zianigo e dedicato alla celeberrima maschera napoletana di Pulcinella.
Affascinato, se non addirittura ossessionato da Pulcinella, Giandomenico riprende un tema già caro al padre Giambattista e grazie all’iconica maschera partenopea ci restituisce un’immagine pungente e profondamente umana dell’alta società veneziana di quel tempo.
Pigro, scaltro, bugiardo, sfrontato, talmente vorace da essere alla perenne ricerca di un piatto di maccheroni, Pulcinella è un personaggio immaginario le cui origini sono incerte e antichissime. Discendente di un pulciniello (pulcino) dal becco aquilino, ispirato a un contadino campano di nome Puccio d’Aniello o addirittura erede di una macchietta in voga nell’antica Roma, la popolarità di Pulcinella cresce nel Seicento con l’attore capuano Silvio Fiorillo e prosegue nell’Ottocento grazie alle interpretazioni di Antonio Petito.
Incline sia alla tragedia che alla comicità, affatto intimorito dai potenti che osa dileggiare, capace di districarsi anche nelle situazioni più complesse, Pulcinella è assolutamente incapace di tenere per sé una confidenza: anzi non vede l’ora di spifferarla ai quattro venti. Per questa ragione la locuzione “il segreto di Pulcinella” è divenuta col tempo sinonimo di falso segreto, di argomento solo apparentemente riservato, ma in realtà noto a tutti. Una delle tante sfumature di carattere che confermano l’inaffidabilità e l’ingenuità di Pulcinella e dell’essere umano in generale.
Nella Stanza dei Pulcinella di Ca’ Rezzonico le immagini del Tiepolo sono una palese conferma che le debolezze, i vizi e le goffaggini del popolo in realtà affliggono anche la vanitosa aristocrazia della Serenissima che, pur dinanzi al proprio declino politico e morale, reagisce con colpevole ipocrisia, incapace di rinunciare agli effimeri fasti di un tempo.
I Pulcinella del Tiepolo si lasciano andare ad amori lascivi, assumono pose erotiche, assistono divertiti alle folli evoluzioni dei saltimbanchi, giacciono ebbri dopo sontuose bevute e indugiano in giochi infantili come l’altalena, incuranti della gravità del futuro che li attende. Un atteggiamento, quello dei decadenti nobili veneziani, efficacemente tratteggiato da un proverbio napoletano: “A’ Pullecenella ‘o vedono sulo quanno va ‘ncarrozza”, ovvero meglio un fugace attimo di clamore e spensieratezza piuttosto che una vita oscura all’insegna dei sacrifici.
Del resto, la pensava così anche il fiorentino Lorenzo de’ Medici che, nel Quattrocento, scrisse: “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è certezza”.
(Autore: Marcello Marzani)
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