Il caso è partito dal Veneto, per la precisione da tre province della nostra regione. Per evitare che si propaghi a macchia d’olio, il ministero dell’Istruzione si è affrettato ad annunciare (non ancora a mettere) dei paletti.
Mentre, giorno dopo giorno, trovano la giusta ribalta i “centini”, ovvero i ragazzi maturandi che concludono il loro percorso scolastico superiore con un bel “100” in pagella, guadagnano le prime pagine dei giornali anche i tre casi – avvenuti in ordine cronologico nelle province di Padova, Belluno e Treviso, in quest’ultimo caso al Liceo Canova – di studenti che si sono “rifiutati” di sostenere la prova orale, quella che di norma conclude l’esame di maturità.
I motivi? Una forma di protesta contro “i meccanismi di valutazione scolastici e l’eccessiva competitività”, come riportato anche dall’Ansa. Protesta che va chiaramente a incidere sul punteggio di fine studi, ma – almeno per i tre casi veneti – non sull’obiettivo principale, ovvero il passaggio con esito positivo dell’esame.
Il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, impegnato non da oggi in una riforma dell’esame di maturità, ha anticipato che – forse già dal 2026 – se un maturando non si presenterà all’orale o deciderà “sua sponte”, e senza motivi ritenuti validi, di non rispondere alle domande dei docenti per “boicottare” quell’esame che avrà già parzialmente svolto con le prove scritte, “dovrà ripetere l’anno scolastico”.
La presa di posizione del ministro ha già suscitato numerose reazioni, soprattutto nel mondo studentesco e tra docenti e dirigenti scolastici. In attesa della più ampia riforma dell’esame di fine studi superiori.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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